Anne Weber: come si può raccontare un’eroina moderna?

La scrittrice tedesca presenta «Annette, un poema eroico»

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Anne Weber

Nella serata di venerdì 15 ottobre la redazione di Magma Magazine ha partecipato alla presentazione, organizzata da Mondadori, del libro Annette, un poema eroico della scrittrice tedesca Anne Weber, che con questo romanzo ha vinto il Deutscher Buchpreis 2020 ed è stata finalista all’edizione di quest’anno del Premio Strega Europeo.

Alla presentazione, che si è tenuta via videoconferenza con traduzione simultanea dal tedesco, hanno preso parte blogger e giornalisti che hanno avuto l’occasione di fare all’autrice domande relative al suo libro e a temi che lo riguardano da vicino.

Qualche notizia su Anne Weber e «Annette, un poema eroico»

Originaria di Offenbach am Main nel Land dell’Assia e trasferitasi a Parigi nel 1983, dove ha studiato lingua e letteratura francese alla Sorbona, Anne Weber è traduttrice dal francese e ha pubblicato numerose opere sia in tedesco che francese. Per le sue traduzioni e i suoi libri ha ottenuto molti riconoscimenti, fra cui il Premio Heimito von Doderer e il Premio Johann Heinrich Voß.

Della sua produzione, in Italia Mondadori ha proposto nel luglio 2021 Annette, un poema eroico, tradotto da Agnese Grieco. Come recita il titolo, si tratta di un poema – o romanzo – in versi liberi che narra la vita di Annette Beaumanoir, neurofisiologa francese che ha preso parte alla Resistenza contro i nazisti e all’indipendenza algerina. Per le sue azioni, nel 1996 Beaumanoir ha ottenuto il riconoscimento di Giusta tra le Nazioni per il suo impegno a favore degli ebrei perseguitati.

La storia di Beaumanoir, che Weber ha conosciuto sia incontrando la donna di persona che leggendo le sue memorie pubblicate in Francia nel 2000, ci viene presentata come quella di un’eroina uscita dall’antichità. Annette, infatti, è coraggiosa, ma non infallibile. È un’eroina piena di dubbi sulle sue azioni e sul senso del suo sacrificio per un mondo più equo e giusto.

Anne Weber e la scelta di un poema eroico

La prima domanda fatta dai giornalisti e blogger presenti si è concentrata, ovviamente, sull’uso della forma del poema in versi liberi. La decisione presa da Anne Weber è partita da una questione morale e letteraria: come si può gestire al meglio una vita vera che ti viene affidata?

L’autrice non voleva elaborare qualcosa, ovvero scrivere un romanzo tradizionale. Non voleva permettersi di aggiungere delle cose, fare della fiction, e nemmeno mettere in bocca ad Annette parole che non ha mai pronunciato. Non essendo nemmeno biografa, la scrittrice ha quindi scelto la forma più antica e tradizionale di tutte adatta a raccontare questa storia: il poema, l’epos, che in passato narrava grandi opere, azioni e soprattutto eroi maschili, ma che lei ha dedicato, invece, a un’eroina.

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Allo stesso tempo, Weber sentiva di appropriarsi di qualcosa di questa storia, e lo ha fatto dandole un ritmo attraverso l’uso del verso libero. L’autrice, inoltre, voleva avere la possibilità di incrinare un po’ l’illusione: non voleva dare l’idea di scrivere la vita vera di Annette, ma voleva dare il suo sguardo su di essa.

Il rapporto con il passato e con le sensazioni dei lettori

Di fondamentale importanza in Annette, un poema eroico è anche il rapporto con la Storia. In quanto donna tedesca, per Weber il confronto con il passato è qualcosa che non ha mai fine. Non è, infatti, un ostacolo che si supera facilmente per poi guardare al futuro. Sia lei che tutti gli altri tedeschi portano un forte peso sulle spalle che grava anche su chi vuole rimuovere quanto successo in passato. Rimuovere il passato, però, significa ammettere di avere un grande onere nei suoi confronti, ed è una questione che si percepisce anche in tutto il resto d’Europa.

I rimorsi verso le colpe della Storia sono sentimenti fondamentali per ogni lettore. Parlando di sensazioni, mentre scrive Weber non pensa all’effetto che vorrebbe far scaturire nei suoi lettori, ma si confronta con ciò che lei prova. Spesso, durante le letture pubbliche, le capita di bloccarsi per le lacrime agli occhi, in particolare leggendo del salvataggio dei due ragazzi ebrei da parte di Annette. È un episodio che le passa sottopelle, che la tocca molto da vicino. Il secondo passaggio è sperare che anche al lettore questo faccia venire qualche particolare sensazione, ma non è ciò a cui pensa mentre scrive. Evocare una sensazione nel lettore, se non è qualcosa che prova l’autrice, è sbagliato, poiché significherebbe falsare qualcosa.

Il significato dell’eroismo oggi

Un altro concetto fondamentale nel libro di Anne Weber è quello di eroismo, su cui l’autrice ha iniziato a ragionare partendo da una citazione da Vita di Galileo di Bertolt Brecht: «Sventurato quel paese che ha bisogno di eroi». Fortunatamente, il tempo in cui non c’è più bisogno di eroi è ancora assolutamente lontano. Ancora oggi è necessario avere persone che seguono degli obiettivi, che pure nella vita di tutti i giorni dimostrano la loro umanità correndo anche dei rischi e dei pericoli a livello personale. C’è bisogno, dunque, di persone coraggiose, e tutti noi dovremmo esserlo di più.

Weber è al contempo consapevole che il termine “eroe” sia stato abusato. C’è stata una perversione del termine sia con il nazismo e il suo «culto dell’eroe» che nell’Unione Sovietica e nell’Europa dell’Est e con il mito dell’eroe lavoratore. L’autrice non definisce mai Annette come “eroina” all’interno del testo, ma solo nel titolo del libro (l’originale tedesco Eine Heldinnenepos significa letteralmente «Il poema di un’eroina» [n.d.r.]). In questo caso, il termine “eroina” si riferisce agli eroi dell’antichità, coraggiosi, ma non infallibili.

L’umanità di Annette e il coraggio della scelta

Se da un lato c’è l’eroismo, dall’altro in Annette c’è anche l’umanità. Nel libro, tuttavia, gli aspetti umani appaiono un po’ in secondo piano. L’autrice semplicemente era maggiormente affascinata dai due episodi politici importanti vissuti dalla donna. D’altro canto, Annette è una persona viva, non appartiene al passato: è una madre che prova ancora dolore per una tragedia famigliare e personale come la morte di due dei suoi tre figli, lo stesso che sente anche l’unico figlio che le è rimasto in vita. Per una questione discrezionale, pertanto, Anne Weber ha deciso di lasciare la sua umanità sullo sfondo.

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Gli aspetti umani sono comunque presenti. L’intento di Anne Weber era quello di capire fino a che punto una donna e una madre come Annette potesse sacrificare tutto per il proprio idealismo. Dopotutto, ha fatto la sua scelta senza aver mai pensato se preferisse i figli o combattere per l’indipendenza algerina. Durante la Resistenza è stata sotto una buona stella, e sperava l’avesse seguita pure in Algeria. Una volta che lì le cose sono peggiorate non poteva più tornare sui suoi passi. Se la donna non fosse fuggita avrebbe scontato tutti e dieci gli anni di detenzione a cui era stata condannata.

Come ha notato Weber, questo aspetto della vita di Beaumanoir è ciò che interessa e stupisce di più le lettrici. Quest’ultime si chiedono spesso come abbia fatto la donna a lasciare i suoi figli. Naturalmente, ciò è da ricondursi al fatto che c’erano – e ci sono ancora – diversi metri di giudizio usati per valutare le azioni di una persona. Un uomo che trascura la famiglia per fare carriera viene giudicato positivamente; una donna che, invece, si comporta come Annette viene subito bollata come una cattiva madre.

La lotta di Annette per l’umano

La presentazione si è conclusa su un ultimo punto: Annette è un’eroina umana. Le sue azioni possono assumere una diversa connotazione a seconda del contesto in cui le si giudica. La donna si è sempre impegnata sul fronte della liberazione nazionale, ma non ha mai fatto parte della lotta armata. L’FLN, invece, ha intentato azioni di guerriglia durante l’indipendenza algerina per via di uno squilibrio fra la potenza francese e quella del neo costituendo esercito algerino. Le loro azioni sono state successivamente considerate come terroriste. Annette si è unita al movimento solo come “porta-valigie”, ovvero trasportando il denaro necessario per finanziare le azioni degli indipendentisti algerini, e come messaggera.

Da che punto in poi dal terrorismo si possa passare a parlare di un movimento di resistenza è un giudizio che spetta al futuro. Se ci fosse stata veramente una svolta positiva, ovvero se in Algeria fosse nato veramente uno stato democratico libero e non un governo ancora oggi retto dai clan del passato, si festeggerebbero dei combattenti per la libertà.

Tornando ad Annette, durante la Resistenza era membro della rete di stampo comunista. Al suo interno vi erano delle regole ferree da seguire, in cui alcune cose non erano consentite. Tra queste agire di propria iniziativa, perché significava mettere a rischio tutta la rete. Quella di Beaumanoir è stata una resistenza alla Resistenza, in quanto, sebbene seguisse e capisse le regole, le ha infrante salvando due ragazzi ebrei. La resistenza non è propriamente un’ubbidienza cieca: c’è sempre un lato più sublime, più alto, ovvero la parte umana.

Immagine in evidenza: Anne Weber. Fonte: fischerverlage.de

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Alberto Paolo Palumbo

Laurea magistrale in Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee presso l’Università degli Studi di Milano con tesi in letteratura tedesca e allievo dell'edizione 2021 del Master "Il lavoro editoriale" della Scuola del Libro. Crede fortemente nel fatto che la letteratura debba non solo costruire ponti per raggiungere e unire le persone, permettendo di acquisire nuovi sguardi sulla realtà, ma anche aiutare ad avere consapevolezza della propria persona e della realtà che la circonda.

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