«La buona educazione»: un galateo soffocante

Alice Bignardi esordisce con la storia di un legame tra una madre e una figlia

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La buona educazione

È uscito lo scorso febbraio per Edizioni E/O La buona educazione, romanzo di esordio di Alice Bignardi. Un’opera prima piuttosto breve – 123 pagine –, tutta incentrata sul rapporto tra la protagonista Lisa e la madre Antonella, da poco morta di cancro. È sempre stato un legame conflittuale, il loro, per colpa di quella «buona educazione» che dà il titolo al romanzo e che per Antonella era tutto. Eppure, da quando la madre non c’è più, Lisa sente di dover ripercorrere la storia della sua malattia, passando anche e soprattutto da dolorosi flashback. Sarà il solo modo di dirle in via definitiva addio, e andare avanti.

«La buona educazione»: la trama

Di lei e sua madre insieme ricorda vividamente soltanto il momento più triste della sua vita. Tutto il resto è vago. Un garbuglio di ciò che è accaduto e avrebbe voluto accadesse. Ormai non distingue più le due cose.
Questa, infatti, è la storia della malattia di sua madre, non com’è avvenuta realmente, ma come la ricorda sua figlia. Sono due cose completamente diverse.

Si apre così La buona educazione: Lisa prende atto che la madre non c’è più e inizia a ricordare i loro momenti insieme. Il libro non segue un andamento lineare, come d’altronde non lo seguirebbe nessuno di noi mettendosi a scavare tra i ricordi. Tra tutti quelli di Lisa, però, c’è un unico filo conduttore: l’ossessione di Antonella per le buone maniere. Il principale insegnamento che dà alla figlia, infatti, consiste nel mostrarsi sempre una signorina beneducata, a qualunque costo. Anche se il prezzo da pagare è reprimere le proprie emozioni – come capiamo subito, per esempio, dall’eloquente titolo del sesto capitolo: Vietato essere tristi.

Per Lisa, il rapporto con la madre è sempre stato di amore e odio al tempo stesso. Soffre all’idea che ormai ogni volta che dirà la parola «mamma» non si volterà nessuno ma, riavvolgendo il nastro dei ricordi, si rende anche conto di quanta sofferenza le ha procurato un rapporto basato interamente sul galateo.

Tra senso di colpa e incomunicabilità

Al centro de La buona educazione troviamo il senso di colpa e l’incomunicabilità. In molti momenti Lisa ha provato un astio profondo per la madre, se non un vero e proprio odio; a maggior ragione dopo la sua morte, si sente in colpa per aver provato sentimenti simili, o per essere fuggita in Canada diversi mesi per disintossicarsi da lei. Dall’altra parte dell’oceano ha conosciuto la spensieratezza, ma ora sa che tutti quei mesi lontano dalla madre non torneranno più indietro. Eppure è innegabile quanto Antonella l’abbia fatta soffrire, pur ammettendo che potevano esserci buone intenzioni alla base di certi suoi atteggiamenti. Resta sospesa tra le righe una domanda: quanto dolore abbiamo arrecato pure noi, più o meno consapevolmente, alle persone che amavamo?

Lisa e Antonella, inoltre, non sanno parlarsi. Per anni Lisa non è stata in grado di dirle che si sentiva soffocare e, dal canto suo, Antonella quasi ha nascosto alla figlia la sua malattia, pretendendo che in qualche modo sia lei a intuire il suo malessere. Citando Jacques Lacan, «amare è donare quello che non si ha a qualcuno che non lo vuole»; potremmo forse riassumere con questa frase la storia narrata ne La buona educazione. Madre e figlia pretendono a vicenda ciò che l’altra non può dare.

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Antonella sembra spaventata dalla potenza delle emozioni, positive o negative che siano, al punto da usare l’arma del galateo per reprimerle. E da rimanere sconvolta quando queste prorompono, contro ogni etichetta e con una risolutezza inaudita, dalla bocca di Lisa:

Il culmine, quella volta, lo raggiunse Lisa, urlandole di andarsene a fare in culo e urlandoglielo per ben tre volte di fila. Quella volgarità fece ammutolire Antonella. Le tre volte di fila condannarono Lisa. «Fosse stata una volta sola avrei capito, può scappare!» urlava sua madre al telefono col marito che nel frattempo stava correndo dall’ufficio a casa per evitare un omicidio. «Ma tre volte, l’ha detto tre volte di fila!».

Lisa che è così diversa da lei ma che forse, alla fine, sarà libera.

Lo stile di Alice Bignardi

Con la sua opera prima, Alice Bignardi ci consegna un’opera fresca, scorrevole, che narra un profondo disagio senza mai risultare pesante. È particolarmente azzeccata l’idea di non raccontare i fatti secondo l’ordine cronologico, ma per temi, che danno il titolo ai capitoli. Rievochiamo un ricordo, all’improvviso ce ne viene in mente un altro magari lontano nel tempo, ma che in qualche modo richiama il primo cui avevamo pensato. Ne La buona educazione ritroviamo lo stesso andamento dei pensieri di Lisa.

È invece insolita la scelta della terza persona per un’opera simile, in cui tutto viene in fin dei conti raccontato e filtrato dallo sguardo di Lisa. I lettori già così empatizzano molto con la protagonista, ma resta la sensazione che forse impostando la narrazione in prima persona – e rendendola dunque ancora più intimista – si sarebbero affezionati molto di più a lei. Ma d’altronde, si sa, sono decisioni insindacabili dell’autore. E in questo caso l’autrice ha già fatto un ottimo lavoro così. Attendiamo di vederla maturare ulteriormente alla sua prossima fatica letteraria.

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Francesca Cerutti

Classe 1997, laureata in Lingue per l’impresa e specializzata in Traduzione. Caporedattrice di Magma Magazine, sempre alla ricerca di storie che meritino di essere raccontate. Nel 2020 è stato pubblicato il suo romanzo d’esordio, «Noi quattro nel mondo».

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