L’esordio letterario di Quentin Tarantino

Un ritratto di Hollywood nella sua essenza più autentica

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C'era una volta a Hollywood di Quentin Tarantino

C’era una volta a Hollywood non è né un romanzo né una sceneggiatura: è una novelization, ovvero un adattamento su carta. Per la prima volta, Quentin Tarantino si mette in gioco nella realtà editoriale, dando vita ad un’opera nuova e approfondita, che va oltre lo script del suo omonimo film del 2019. Edita da La Nave di Teseo, è finalmente arrivata nelle librerie italiane la prima vera opera letteraria del regista americano.

Un viaggio a 360 gradi nella vera Hollywood

 A tutti gli attori della vecchia guardia che mi hanno raccontato storie impagabili sulla Hollywood di quel periodo.

Esordisce così Tarantino nella dedica di apertura, anticipando ai lettori cosa li attende: un viaggio a 360 gradi nel mondo del cinema. Il regista, infatti, non intende restituire un’idea superficiale di Hollywood, ma vuole scavare più a fondo, fare luce sulla realtà spietata e piena di contraddizioni che si cela dietro le quinte dello star system.

Così inizia il viaggio. Siamo nella Los Angeles del 1969, dove tre personaggi si confrontano ogni giorno con la complessa realtà del mondo del cinema. Da un lato vi è la Hollywood di “serie A”, incarnata dall’astro nascente Sharon Tate, moglie del noto regista polacco Roman Polanski. Dall’altro, il suo vicino di casa, Rick Dalton, attore in declino dopo una promettente carriera sul piccolo schermo, ormai ridotto a piccole comparsate in mediocri produzioni di genere italiano. Accanto a lui, lontano dai riflettori, c’è il suo stuntman Cliff Booth, anima misteriosa e solitaria, in perenne fuga dal suo oscuro passato.

Riscoprire i personaggi del film di Quentin Tarantino

Ai cinefili questi tre personaggi sono sicuramente già noti. Eppure, tra le pagine del romanzo, si lasciano riscoprire, andando oltre i ruoli che già avevano ricoperto nel film. Sta proprio in questo, infatti, la particolarità del libro: nella sua volontà di distinguersi, senza mai scontrarsi con la pellicola, se non per arricchirla di dettagli, come spiega lo stesso Tarantino:


Stavo lavorando a questo progetto da cinque anni. C’erano così tante cose che ho appuntato ed esplorato che non le ho mai nemmeno scritte a macchina perché non c’era modo di inserirle nel film. Tuttavia, è stata un’esperienza edificante: mi ha fatto capire i personaggi, mi ha fatto imparare cose su di loro (…) Sai quando si prende un romanzo ingombrante e lo si prova a trasformarlo in un film? Beh, per me il film è questo. Il mio romanzo è la versione ingombrante del film.

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La parola scritta accompagna i lettori nelle psicologia dei tre personaggi, svelando i fantasmi e le incertezze di ognuno: Rick con la sua insoddisfazione per il tramonto lavorativo, Sharon con la sua volontà di affermazione nell’Olimpo hollywoodiano, e Cliff, con i turbamenti legati al suo passato enigmatico.

Proprio a quest’ultima figura, Tarantino dedica grande spazio, caratterizzandola come fosse un proprio alter ego: un incurabile cinefilo alla costante ricerca di forti emozioni e avventure insolite, dentro e fuori dalla pellicola. Attraverso i pensieri di Cliff, l’autore porta avanti la sua appassionata dichiarazione d’amore alla Settima Arte, attraverso i ricorrenti riferimenti alla cinematografia europea e ai grandi cineasti internazionali, come il giapponese Akira Kurosawa.

Un pittoresco affresco di volti e storie di vita

La narrazione, in cui si intrecciano storia del cinema e pura invenzione, procede nell’esplorazione della Settima Arte e del suo tempio, Los Angeles, smascherandone gli intrighi e i dogmi. Tarantino, con il suo stile diretto e crudo, dipinge un affresco pittoresco, fatto di aneddoti e ricordi in cui il limite tra finzione e realtà si fa sempre più sfumato. Ancora più che nel corrispettivo filmico, riscopriamo un crogiolo di volti e racconti che hanno incantato e segnato il percorso del regista.

C’era una volta a Hollywood, seppure condivida una comune genesi con il film omonimo, riesce a distaccarsene, divenendo un’opera autonoma, un’esperienza aggiuntiva e del tutto nuova. Tarantino con il suo libro leva un inno definitivo in nome di tutti coloro che hanno lottato per conquistarsi un angolino nella “città delle stelle”, terra di sogni strabilianti ed illusioni effimere, cornice di successi e sconfitte, sorprese e delusioni, tutte alimentate da un unico amore senza fine: il cinema.

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Costanza Valdina

20 anni, nata a Perugia, studia lingue e letterature straniere all’Università Ca’ Foscari di Venezia. La descrivono come un’instancabile lettrice, un’incurabile cinefila e una viaggiatrice curiosa. Negli anni si è innamorata della scrittura e del giornalismo, ispirata dall’ideale che “pensieri e parole possono cambiare il mondo.”

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