«La custode dei peccati»: l’assoluzione nel cibo

Un universo narrativo nato dal folklore

6 minuti di lettura
la custode dei peccati

Il nuovo anno ha visto la pubblicazione di nuove opere interessanti. Fra queste si può collocare La custode dei peccati di Megan Campisi. L’autrice è una drammaturga e insegnate americana e questo è il suo primo esordio in campo narrativo. Edito dalla casa editrice Nord il 7 gennaio 2022, racconta di un mondo distopico nato da una reale pratica religiosa dell’Inghilterra dell’Ottocento.

«La custode dei peccati»: l’ispirazione storica

Come esplicitato anche all’inizio del romanzo, l’autrice ha creato il suo mondo distopico partendo da un’antica – e ormai persa – tradizione inglese. Secondo questa usanza, così come Gesù aveva offerto il suo corpo come pane per la salvezza degli uomini, alcune persone definite mangiapeccati erano incaricate di mangiare del pane sulla bara di un defunto. Attraverso questo rituale trasferivano a loro stessi i peccati del deceduto per permettergli di accedere immediatamente al Paradiso.

Da questo folklore, Megan Campisi ha costruito la sua distopia, dove il mondo che si viene a creare è quello che potremmo definire alternative universe. Nel suo mondo narrativo sono presenti riferimenti – abilmente camuffati – sia alla religione cristiana che al periodo a cui si ispira. La religione in cui i protagonisti credono è il Creatorismo ed è il Creatore – attraverso i Creatoriti, una sorta di clero cristiano – ad imporre la maledizione che farà diventare la protagonista una Mangiapeccati. Il contesto storico, invece, è il periodo elisabettiano: le figlie del re precedente non sono, però, Maria ed Elisabetta, ma Maris e Bethany.

«La custode dei peccati»: la trama

Il libro si apre con la cattura di May Owens, la nostra protagonista: come una giovane Jean Valjean, ha rubato un tozzo di pane e per questo deve presentarsi davanti al pretore. Alla scoperta del suo nome, quest’ultimo decide la sua eterna condanna: diverrà una Mangiapeccati. Dovrà, quindi, sentire le ultime confessioni dei morenti durante le Recitazioni e mangiare i cibi corrispondenti durante i Pasti, sobbarcandosi il peso dei loro peccati fino alla morte. Le Mangiapeccati sono solo donne, poiché commettono lo stesso peccato di Eva, addentando un frutto maledetto: nessuno le può guardare, nessuno può parlare loro.

May viene quindi cacciata di casa e si rifugia dalla Mangiapeccati che vive nel suo paese. Insieme cominciano ad effettuare diverse Recitazioni e diversi Pasti, cosicché May possa imparare – silenziosamente – il mestiere.

Non è facile abituarsi ad una vita del genere, taciturna e maledetta. La presenza dell’anziana Mangiapeccati aiuta, però, May a trovare la forza per fare ciò che le è stato imposto. Ma la tragedia è dietro l’angolo e le due vengono chiamate a Palazzo: Lady Corliss, dama della regina, chiede una Recitazione. Le due ascoltano i suoi peccati e dovranno tornare il giorno dopo per praticare il Pranzo. Al loro arrivo, però, notano qualcosa di strano. Sulla bara di Lady Corliss c’è un cibo non richiesto, un peccato non recitato: un cuore di cervo.

Leggi anche:
«La vacanza» di Dacia Maraini: una formazione assente

Una serie di cuori

Un peccato non recitato non può essere mangiato e la Mangiapeccati più anziana rifiuta il Pasto: per questo viene condannata per tradimento e portata via. May, impaurita, accetta di mangiare il cuore di cervo.

Non è l’unico cuore, però, che inizia ad apparire a Palazzo: alcune dame vicine alla Regina cominciano a stare male e nessuna di loro recita il peccato corrispondente al cuore che verrà però posto sulle loro bare. Delle le loro morti si accusa una misteriosa strega, ma May si accorge che a corte qualcosa non va e – per vendicare anche l’anziana Mangiapeccati – avvia un’indagine personale.

Il promettente esordio di Megan Campisi

La custode dei peccati è un esordio narrativo che porta con sé valori e difetti evidenti. Data l’esperienza drammaturgica dell’autrice le scene e i dialoghi sono composti molto bene ed è difficile annoiarsi. La storia prende piede e riesce ad appassionare il lettore, anche se purtroppo rimane un po’ perso riguardo al mondo che lo circonda. Le ispirazioni sono chiare ma rimangono accennate: sarebbe stato interessante, invece, comprendere maggiormente i meccanismi che governano questo mondo.

I personaggi sono ben caratterizzati e si comprendono bene i desideri che li portano ad agire, ognuno nel suo piccolo, per tessere la trama principale. Manchevole, invece, sula parte finale, dove tutto prende un po’ troppo la corsa invece che rimanere omogeneo per tutta la durata del romanzo.

Un esordio, quindi, imperfetto ma estremamente promettente, con parecchia forza creativa che fa sperare in un futuro successo dell’autrice.

Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Sostieni la cultura giovane, libera e indipendente: iscriviti al FR Club!

Segui Magma Magazine anche su Facebook e Instagram!

Greta Mezzalira

Classe 1995, laureata in Filologia Moderna. Innamorata del teatro fin dalla prima visione di "Sogno di una notte di mezza estate" durante una gita scolastica. Amante di musical e di letteratura.

Lascia un commento

Your email address will not be published.