«L’età delle madri», 370 giorni per (ri)nascere 

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La vita in provincia è un agglomerato di microuniversi, dagli anziani seduti al bar a parlare di politica, allo stravagante signor Malatesta e ai vicini ambientalisti persi nel loro privilegiato modo di affrontare la vita. Pacifica, un fiume e qualche piazza, è un paesino minuscolo in cui mai nulla di nuovo o fuori dall’ordinario sembra sorprendere Domenico. Sappiamo poco di lui, quasi nulla. Ha sedici anni e la scuola lo annoia, aspira a diventare un artista di collage. Ma questo è soltanto l’inizio, è il contesto in cui il lettore viene catapultato. E questa introduzione è soltanto un pretesto per iniziare a parlare de L’età delle madri di Vittorio Punzo (Alter Ego Edizioni, 2022).

«L’età delle madri», le fragilità da cui (ri)nasciamo

Il romanzo non parla di Domenico ma, attraverso il suo sguardo, descrive Maria Vittoria e la madre Anna. Sono loro le vere protagoniste.

Quasi fino alla fine il tempo è scandito dai giorni della relazione tra Domenico e Mari V, di cinque anni più grande di lui. Lei sta cercando un lavoro, lui non lo sa, è alla ricerca di un posto da chiamare casa. Poi, uno scivolone. Lo sguardo del lettore si sposta sempre di più verso Anna. Si scopre che è inaspettatamente diventata madre a sedici anni; la sua appare come la vita infelice di una donna che ha tra le mani calici di vino e sigarette macchiate di rossetto (o vino, appunto).

La sigaretta tra le dita, lo sguardo fisso in avanti, i capelli come i tentacoli di una piovra, il naso impreciso, le cose di Anna.

L’amica Roma, come una distrazione, cerca di riportare Domenico a sé, al mondo delle stravaganti imprese immotivate, di cui però abbiamo bisogno per sopravvivere o perlomeno restare a galla. 

Tu non sei tu, lo vedo. E chi sono. Ti stanno cambiando. Ma che dici. Sei fossilizzato ormai. Roma abbassa la voce. Ti prego partiamo per vedere le onde giganti dell’oceano e le piovre e le balene. 

Discorsi indiretti in un discorso diretto

La vera forza di questo romanzo è la voce di Domenico, il modo in cui cerca di raccontare il presente mettendo insieme i pezzi del modo che cattura il suo sguardo insieme ai misteri, a ciò che resta sepolto oltre le parole e le abitudini delle donne che lo accolgono nella loro illogica quotidianità. È la Voluttà infantile, il titolo del lungo racconto che compone il romanzo.

Un flusso continuo che è un dialogo con il lettore, mentre il discorso indiretto libero trova spazio nella conversazione che Vittorio Punzo cerca di instaurare con il lettore (spoiler: ci riesce benissimo).

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Nel frattempo, non è più il calendario a indicare quale sia il giorno ma la somma dei giorni passati da quando stanno insieme, e si inizia dal giorno 153.

Eppure i numeri, come i giorni e gli anni di differenza, perdono via via di significato. Non contano più nulla per Domenico che, in effetti, smette di contare.

Sono centocinquantatré giorni, quasi ventidue settimane, cinque mesi, e se ho capito qualcosa è che devo farla ridere quando è triste e, a volte, piangere quando è felice. È impegnativo, ci vuole costanza e dedizione.

È un collage, la più grande opera d’arte di Domenico, messo insieme da Vittorio Punzo in un romanzo d’esordio (finalista al Premio Italo Calvino 2021, menzione speciale della Giuria) che ha tutti i tratti di una coraggiosa opera formativa di un’adolescenza che si scolla di dossi gli ultimi acciacchi dell’infanzia per tuffarsi nella prima estate di un ragazzo pronto a diventare adulto. Un’estenuante voce che avvolge la complessa ragnatela di relazioni sospese, presenza distratte, mentre i giorni si fermano a 370.

L‘età delle madri è un romanzo consigliato a chi di domande se ne è poste già abbastanza, non è alla ricerca di risposte né di persone che sono risposte. Una storia per scontrarsi con i pezzi sparsi di sé, lasciarsi ricomporre richiede tempo, c’è chi è disposto a farlo e chi ti invita a stappare un’altra bottiglia di vino.

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Serena Votano

Serena Votano, classe 1996. Tendenzialmente irrequieta, da capire se è un pregio o un difetto. Trascorro il mio tempo libero tra le pagine JD Salinger, Raymond Carver, Richard Yates o Cesare Pavese, in sottofondo una canzone di Chet Baker, regia di Woody Allen.

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