Cosa aspettarsi dalla finale del Premio Strega 2022?

Bilanci e pronostici per la settina storica del Premio Strega 2022

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Finale Premio Strega 2022

Il prossimo 7 luglio, nella cornice del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, avrà luogo un evento che tutti gli amanti della letteratura attendono con grande trepidazione. Si svolgerà infatti la seconda votazione e conseguente proclamazione del vincitore della settantaseiesima edizione del Premio Strega.

Premio Strega 2022: una finale storica

Lo scorso 8 giugno sono stati annunciati i finalisti del Premio Strega 2022, per il secondo anno di fila al Teatro Romano di Benevento. A differenza degli anni passati e per la prima volta nella storia del Premio Strega, quest’anno ci sarà una settina. In ordine di voto, i sette autori che si contenderanno la vittoria finale sono i seguenti:

Come siamo arrivati alla settina? Per un incrociarsi di due situazioni. La prima è l’ex aequo al quinto posto di Fabio Bacà e Alessandra Carati, entrambi con 168 voti. L’ultima volta che si è verificato un pareggio al quinto posto è stato nel 1999, quando Nicola Lecca e Roberto Pazzi hanno avuto accesso alla votazione finale entrambi con 30 voti.

Inoltre, non essendo arrivato fra i primi sei un medio-piccolo editore, è stata applicata per la seconda volta nella storia – la prima nel 2020 – la clausola di salvaguardia per la medio-piccola editoria, ovvero l’articolo 7 del Regolamento. Ciò ha portato Veronica Galletta ad accedere automaticamente alla finale con 103 voti, avendo preso più voti fra i medio-piccoli editori in gara nell’edizione di quest’anno del Premio Strega.

Chi vincerà il Premio Strega 2022? I nostri pronostici

In vista del 7 luglio, i 660 votanti del Premio Strega saranno chiamati ad esprimere una preferenza ciascuno per decretare il vincitore di questa settantaseiesima edizione. Alla vigilia della seconda votazione, il favorito alla vittoria finale sembra essere Mario Desiati con Spatriati (Einaudi), arrivato al primo posto con 244 voti. Questa sarebbe la seconda cinquina per lo scrittore pugliese: nel 2011, infatti, anno in cui vinse Edoardo Nesi con Storia della mia gente (Bompiani), Desiati arrivò penultimo totalizzando 63 voti con Ternitti (Mondadori).

La sua vittoria, però, vista anche l’imprevedibilità a cui lo Strega ci ha abituati nelle ultime edizioni, non pare così scontata. Innanzitutto, a complicare le cose è, come sempre, la presenza di libri del Gruppo Mondadori, quest’anno ben quattro, una dinamica che ha suscitato molto dibattito. Desiati, infatti, non solo deve confrontarsi con Veronica Raimo, il cui Niente di vero è pubblicato anch’esso nei Supercoralli, ma deve confrontarsi anche con Mondadori, rappresentata da Alessandra Carati, e Rizzoli, che sorprendentemente torna in finale allo Strega con Claudio Piersanti, a 6 anni di distanza dall’ultima volta, quando nel 2016 vinse Edoardo Albinati con La scuola cattolica.

Un altro fattore imprevedibilità per questa finale è dato da Fabio Bacà. La presenza di Adelphi, editore che ha pubblicato Nova, è un evento di cui bisogna tener conto, e se si tiene presente che Bacà concorre anche alla cinquina del Premio Campiello e che solitamente chi si trova in questa situazione ha ottime chance di vincere lo Strega – come successo a Helena Janeczek nel 2018 con La ragazza con la Leica (Guanda) –, il quadro si complica ulteriormente.

Finale Premio Strega 2022
Libri finalisti al Premio Strega 2022

Da tenere in considerazione, infine, il fatto che una donna vincitrice dello Strega manca dal 2018. Carati, Galletta e Raimo potrebbero avere ottime chance di diventare la dodicesima scrittrice a vincere il Premio Strega dalla sua fondazione nel 1946, aggiungendosi a nomi come Elsa Morante – la prima a vincerlo nel 1957 con L’isola di Arturo, Lalla Romano, Anna Maria Ortese, Natalia Ginzburg, Margaret Mazzantini e Melania G. Mazzucco.

Detto questo, si cercherà ora di analizzare, in ordine di voti presi, ciascun finalista del Premio Strega 2022. Quest’anno, a causa della settina, sembra più difficile pronosticare un vincitore, ma si tenterà di capire quante probabilità di vittoria ha ciascun finalista per la settantaseiesima edizione del Premio Strega.

Mario Desiati, Spatriati (Einaudi). Voti: 244

Ex caporedattore di Nuovi Argomenti, direttore editoriale di Fandango Libri dal 2008 al 2013 e editor di Due vite di Emanuele Trevi – vincitore l’anno scorso dello Strega –, Mario Desiati arriva a questa sua seconda cinquina con Spatriati (acquista), un romanzo dai forti tratti autobiografici che narra la storia di sradicamento tra Martina Franca e Berlino di Claudia e Francesco, entrambi in cerca di un posto nel mondo, di sé stessi e di un modo di liberarsi dalle costrizioni sociali della vita di paese.

Con Spatriati – pubblicato nell’aprile dell’anno scorso e grande successo di critica e vendite da allora –, Desiati potrebbe riportare alla vittoria la casa editrice di via Biancamano a 5 anni di distanza dall’ultima volta, quando nel 2017 Paolo Cognetti vinse con Le otto montagne, forte soprattutto del fatto che questa è la sua seconda finale stregata.

Claudio Piersanti, Quel maledetto Vronskij (Rizzoli). Voti: 178

La più grande sorpresa di tutte in questo Premio Strega risulta la presenza in finale di Claudio Piersanti. Nonostante la sua caratura di scrittore istituzionale, lo scrittore abruzzese non è mai risultato fra i favoriti alla vittoria finale, ma questa sua presenza a sorpresa ci porta a vederlo come una sorta di Cenerentola del Premio Strega: colui che è dato per sfavorito, ma pronto a stupire tutti.

Rizzoli torna così in finale dopo la dozzina del 2019 a cui prese parte con Il risolutore di Pier Paolo Giannubilo. Questo fattore sorpresa, che già si è verificato con il terzo posto allo Strega Giovani, è ciò che rende l’autore di Canzano tra i favoriti alla vittoria, con un romanzo, Quel maledetto Vronskij (acquista), che narra di un amore senile e della paura della morte, ben rappresentata in un raffinato intento metaletterario del personaggio tolstojano dell’ufficiale Vronskij. Piersanti, dunque, potrebbe riportare Rizzoli alla vittoria dopo quella di Albinati nel 2016.

Marco Amerighi, Randagi (Bollati Boringhieri). Voti: 175

Al suo secondo romanzo, Marco Amerighi, autore, traduttore e ghostwriter pisano trapiantato a Milano, vincitore nel 2019 del Premio Bagutta Opera Prima con Le nostre ore contate (Mondadori) approda per la prima volta allo Strega. Il suo Randagi (acquista) è un romanzo che, sul solco della tradizione toscana del romanzo di formazione e dell’inetto che va da Federigo Tozzi a Romano Bilenchi, racconta attraverso i fratelli Benati una generazione di mezzo, a cavallo fra la generazione Erasmus e quella millennial, la prima che ha viaggiato e studiato più dei propri padri, ma la prima a vivere la decrescita e lo smarrimento.

Marco Amerighi cerca di portare Bollati Boringhieri alla vittoria dello Strega per la prima volta nella storia, andando così a coronare un lavoro di qualità svolto dall’editore torinese sulla narrativa italiana che già nel 2019 ha avuto un grande riconoscimento con la vittoria del Premio Campiello da parte di Andrea Tarabbia e il suo Madrigale senza suono.

Veronica Raimo, Niente di vero (Einaudi). Voti: 169

Vincitrice della nona edizione del Premio Strega Giovani, l’autrice e traduttrice romana si piazza al quarto posto della classifica provvisoria del Premio Strega con Niente di vero (acquista), un romanzo di autofiction ironico e divertente, che non risparmia colpi a nessuno e ben tematizza il significato di scrivere di se stessi e degli altri.

Sebbene l’argomento trattato non sia proprio da Premio Strega – dopotutto, non stiamo parlando di Lessico famigliare di Natalia Ginzburg, che attraverso la famiglia Ginzburg racconta l’Italia e la sua classe intellettuale dal fascismo al dopoguerra –, Raimo ha buone chance di vittoria per molti motivi. Innanzitutto per la vittoria dello Strega Giovani, che la porterebbe a essere la seconda scrittrice nella storia del premio dopo Cognetti a vincere entrambi i premi. Poi per la stessa Einaudi, che non vince dal 2017. Infine, non avendo vinto una donna dal 2018, ci sono buone possibilità che quest’anno possa vincere una scrittrice, e Raimo avrebbe buone chance per farlo.

Fabio Bacà, Nova (Adelphi). Voti: 168

Trentatré anni dopo l’arrivo in cinquina nel 1989 di Roberto Calasso con Le nozze di Cadmo e Armonia, che si piazzò al secondo posto, Fabio Bacà riporta Adelphi in finale al Premio Strega con Nova (acquista). Già vincitore nel 2020 del Premio Severino Cesari con Benevolenza cosmica, l’autore di San Benedetto del Tronto arriva per la prima volta in finale al Premio Strega con un romanzo che attraverso la filosofia buddhista – in particolare attraverso i concetti di zen e koan – racconta una storia di conflitto fra l’irrazionalità della violenza e la razionalità richiesta dalla società civile.

Adelphi al Premio Strega di per sé è un grande evento, e la sua vittoria significherebbe il successo della narrativa italiana di stampo calassiano, qualcosa su cui il marchio milanese di via San Giovanni sul Muro potrebbe investire con più forza dopo aver pubblicato autori come Salvatore Niffoi e Letizia Muratori.

Da tenere in considerazione, però, la presenza di Bacà anche nella cinquina del Premio Campiello. Statisticamente, chi ha partecipato a entrambe le cinquine ha vinto o l’uno o l’altro: Giulia Caminito, ad esempio, ha vinto il Campiello l’anno scorso, mentre Janeczek ha vinto lo Strega nel 2018, ma non il Campiello. Qualora, pertanto, Bacà non dovesse vincere lo Strega, potrebbe vincere il Campiello, che Adelphi già vinse nel 2006 con Salvatore Niffoi e il suo romanzo La vedova scalza.

Alessandra Carati, E poi saremo salvi (Mondadori). Voti: 168

Dopo la débâcle dell’anno scorso di Mondadori con Sembrava bellezza di Teresa Ciabatti, Alessandra Carati riporta in finale la casa editrice di Segrate, che non vince da ben dieci anni, dai tempi di Alessandro Piperno e del suo Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi. Vincitrice l’anno scorso del Premio Viareggio-Rèpaci Opera Prima l’anno scorso, la scrittrice milanese racconta in E poi saremo salvi (acquista) la storia di Aida, una rifugiata dalla guerra in Bosnia, il suo approdo a Milano e il suo dramma familiare.

Su Carati e Mondadori vi è una statistica particolare, che potrebbe portare l’autrice alla vittoria e che oseremo battezzare «Effetto Mondadori 2001». Se nel 2001 Mondadori era stata esclusa dalla finale con Sergio Pent e il suo libro Il custode del museo dei giocattoli per poi vincere l’anno dopo con Margaret Mazzantini e il suo Non ti muovere, a vent’anni di distanza potrebbe ripresentarsi la stessa situazione, con Mondadori esclusa l’anno scorso dalla cinquina e magari vincente quest’anno. Se così fosse, Carati sarebbe la settima esordiente nella storia del Premio Strega a vincere, dopo Paolo Giordano nel 2008 con La solitudine dei numeri primi (Mondadori).

Veronica Galletta, Nina sull’argine (minimum fax). Voti: 103

Ultima, ma non per ordine di importanza, Veronica Galletta, che riporta minimum fax alla finale del Premio Strega, dopo quella del 2016 con Giordano Meacci e il suo romanzo Il cinghiale che uccise Liberty Valance. Siracusana trapiantata a Livorno e già vincitrice nel 2020 del Premio Campiello Opera Prima con Le isole di Norman (Italo Svevo Edizioni), Galletta approda con il suo secondo romanzo Nina sull’argine (acquista) al settimo posto di questa storica settina con una storia che non solo parla di una donna in cerca di sé, ma anche di un mondo del lavoro spietato, dove è necessario sopravvivere facendo delle scelte che comportano dei sacrifici a livello etico e morale.

Sembra impossibile che Galletta possa vincere il Premio Strega partendo al settimo posto. È vero, però, che una scrittrice non vince dal 2018, mentre la vittoria l’anno scorso di un editore come Neri Pozza ha aperto alla possibilità di vincere lo Strega per i medio-piccoli editori. Di conseguenza, Galletta avrebbe buone chance di ribaltare la classifica provvisoria e vincere il Premio Strega, portando minimum fax a consacrarsi ulteriormente dopo la vittoria del Campiello di Remo Rapino nel 2020.

Premio Strega 2022: considerazioni finali

La storica settina del Premio Strega ha comportato molte polemiche, che come sempre sono il pane quotidiano di questo ambito premio letterario. Fra le tante cose, pesano le esclusioni di Davide Orecchio con Storia aperta per Bompiani, del gruppo della Nave di Teseo, rappresentato da Mordi e fuggi di Alessandro Bertante (Baldini + Castoldi) e di Feltrinelli con Divorzio di velluto di Jana Karšaiová.

Nonostante tutto, il Premio Strega si dimostra ancora una volta una competizione che rispecchia l’andamento dell’editoria nostrana. Famiglie disfunzionali, generazione millennial, fragilità del maschio e mondo del lavoro sono temi tradizionali, declinati in maniera spesso convenzionale, ma di forte attualità che accomunano i libri in gara quest’anno.

Anche stavolta, sebbene Mario Desiati sembri il favorito, lo Strega potrebbe regalarci grandi sorprese. Chi vincerà, dunque? Sono tante le domande a cui rispondere: riusciranno Desiati e Raimo a riportare Einaudi alla vittoria? Sarà la prima volta per Bollati Boringhieri? Piersanti sarà veramente la Cenerentola di questo Premio Strega? Riuscirà Fabio Bacà a portare Adelphi alla vittoria del premio trentatré anni dopo averla sfiorata con Roberto Calasso? Sarà l’esordio di Alessandra Carati a vincere? E Galletta porterà alla vittoria un altro medio-piccolo editore?

Riusciremo a rispondere a tutte queste domande il 7 luglio, quando a Villa Giulia avrà luogo la seconda votazione e conseguente proclamazione del vincitore della settantaseiesima edizione del Premio Strega, che come sempre sarà trasmessa su Rai 3 e per il secondo anno consecutivo vedrà la conduzione di Geppi Cucciari.

Immagine in evidenza: la settina del Premio Strega 2022. Fonte: premiostrega.it

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Alberto Paolo Palumbo

Laurea magistrale in Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee presso l’Università degli Studi di Milano con tesi in letteratura tedesca e allievo dell'edizione 2021 del Master "Il lavoro editoriale" della Scuola del Libro. Crede fortemente nel fatto che la letteratura debba non solo costruire ponti per raggiungere e unire le persone, permettendo di acquisire nuovi sguardi sulla realtà, ma anche aiutare ad avere consapevolezza della propria persona e della realtà che la circonda.

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