Peter Stein visto da «un’altra prospettiva»

Gianluigi Fogacci intervista Peter Stein, un Maestro della regia teatrale

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Un’altra prospettiva: la vita e il teatro di un Maestro racchiude un’intervista ad uno dei più importanti registi teatrali del momento, Peter Stein. Condotto dall’attore e regista Gianluigi Fogacci, questo dialogo permette al lettore di conoscere meglio la sua figura e il suo punto di vista sia in ambito personale che lavorativo. L’intervista, edita da Manni Editori, riesce a creare un giusto dipinto di Peter Stein, che si racconta senza censure.

La prospettiva del Maestro

Chi è Peter Stein? Oltre all’idea del grande artista, in quest’opera il lettore riesce a sentirsi in contatto con la persona dietro la fama. Fin dalle prime pagine, dove racconta la sua infanzia e la sua vita prima del successo, si riesce a comprendere come le sue esperienze personali si siano insinuate nella sua poetica. Le vicissitudini della Seconda Guerra Mondiale, il contrasto verso la generazione precedente, i continui traslochi in luoghi di lingua sconosciuta… tutte queste esperienze hanno costituito una base per il teatro che si verrà a formare successivamente.

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Quello che si instaura fra intervistato e intervistatore è il racconto di un viaggio. Si inizia dall’infanzia e le prime esperienze per poi arrivare ai grandi successi (anche condivisi da Stein e Fogacci). Ogni domanda e risposta porta il lettore a comprendere meglio un tassello che alla fine costituirà tutto il percorso compiuto. Ogni esperienza raccontata da Stein è indispensabile per comprendere ogni suo lavoro, per addentrarsi nella sua idea di regia e di teatro: “Io voglio che il teatro mi regali un’altra prospettiva, magari proprio per comprendere meglio il presente e non subirlo e basta”.

L’importanza dell’ensemble

L’intervista ha luogo nella casa di Peter Stein a San Pancrazio (Terni). È un luogo particolare, che rispecchia anche la poetica del regista. Di fatto, è costituita da vari elementi e strutture, così da poter ospitare un centro studi per il teatro. Conciliare, quindi, quotidianità e lavoro, rendendo lo studio più approfondito e collettivo.

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L’idea di collettività è essenziale nel lavoro di Peter Stein, a cominciare, nel 1970, dall’esperienza della Schaubühne, condivisa con attori come Bruno Ganz, Edith Clever e Jutta Lampe.
L’idea nasce dopo la messa in scena del Torquato Tasso di Goethe. Si voleva creare una collaborazione tra attori e parte tecnica, con voti democratici per ogni decisione che riguardasse la compagnia. Per ogni spettacolo ogni maestranza aveva un ruolo importante, egualmente definito e ripagato. Tutti dovevano lavorare e studiare per arrivare alla messa in scena migliore possibile. Questo avveniva tramite laboratori, viaggi nei paesi natali degli autori – prima fra tutti la Russia di Čechov – e un duro lavoro sul palcoscenico.

Questo senso di collettività è stata sperimentata in Italia attraverso lo spettacolo del Tito Andronico (1989), esperienza che accomunò sia Peter Stein come regista che Gianluigi Fogacci come attore.

Il pensiero sul mondo

Nell’ultima parte di intervista, il dialogo verte su temi più generali. Questo permette di mostrare il pensiero di Peter Stein sul mondo e su come esso possa essere traslato nell’arte e nel teatro, in particolare. Temi come la globalizzazione, l’uso delle tecnologie, trova i due teatranti anche in disaccordo e questo scambio di opinioni arricchisce il racconto che si sta creando.

In questo punto del viaggio che si cerca di percorrere è più evidente lo studio e l’interesse verso la storia dell’arte, per esempio quando si parla della bellezza o del rapporto che può intercorrere tra artista e potere. Sempre attraverso aneddoti delle grandi messe in scena si può conoscere la parte un po’ più intima del regista.

“L’arte esprime e comunica bellezza, […] la trasporta attraverso i secoli, perché è una bellezza che non è sottoposta ai cambiamenti delle stagioni o all’invecchiamento. […] Questo unisce gli esseri umani anche a distanza di secoli, coloro che hanno assistito ad una tragedia greca duemilacinquecento anni fa hanno provato emozioni forse simili a quelli che assistono oggi a una messa in scena della stessa tragedia”.

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Greta Mezzalira

Classe 1995, laureata in Filologia Moderna. Innamorata del teatro fin dalla prima visione di "Sogno di una notte di mezza estate" durante una gita scolastica. Amante di musical e di letteratura.

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