Libri da brividi: i nostri consigli di lettura per Halloween

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Halloween

Dolcetto o scherzetto? Halloween è il momento perfetto non solo per intagliare zucche e travestirsi, ma anche per lasciarsi mettere i brividi da un buon libro. L’horror troppo spesso viene considerato letteratura di serie B, ma sono numerosi gli scrittori che si sono cimentati brillantemente con questo genere, dimostrando che non ha niente di meno di tutti gli altri. Ecco i consigli di lettura della redazione di Magma Magazine.

«Assassinio nella cattedrale» di T.S. Eliot

L’atmosfera gotica, l’ombra della morte che cala sui personaggi, l’attesa devastante prima della violenza. Gli ingredienti perfetti per un’opera che si presta alla lettura nel periodo di Halloween. L’opera teatrale di Thomas Stearns Eliot, premio Nobel per la letteratura del 1948, si inserisce perfettamente in questo filone gotico. Assassinio nella cattedrale, composta nel 1935, è ispirata agli eventi che portarono alla morte dell’arcivescovo di Canterbury del 1170.
Il dramma è diviso in due parti. La prima inizia il 2 dicembre, con l’arrivo a Canterbury dell’arcivescovo Thomas Becket dopo un esilio durato sette anni. Già dai primi dialoghi si prospetta l’immagine del martirio finale: il coro di donne – come a riprendere la tradizione greca – è già sicuro che sta per accadere qualcosa di terribile e se ne spaventa. Becket, tentato con poteri temporali e divini da figure demoniache, si prepara all’ora del suo martirio.

La notte di Natale e la predica di Becket costituiscono l’intermezzo. Qui, l’arcivescovo riprende il discorso sul martirio, ricordando quanto esso sia unicamente volontà di Dio e non deciso dagli uomini.

La seconda parte si compie il 29 dicembre, nella sala dell’arcivescovo. Sta per compiersi il delitto, Becket sa che i messaggeri del Re stanno arrivando, armati, per assassinarlo. Scappa nella cattedrale, ma poi si arrende, lasciando che compiano la loro missione. Accompagnato da un coro di inquietate donne di Canterbury, i messaggeri uccidono Becket.

L’opera è stata letta anche come critica al regime nazista, soprattutto per ciò che accade dopo l’omicidio: con gran freddezza i messaggeri si “giustificano” con il pubblico poiché i loro atti andavano compiuti e loro hanno solo svolto un ordine «senza guadagnarci alcunché».

Greta Mezzalira

«La tomba» di H.P. Lovecraft

«Mi chiamo Jervas Dudley e fin dalla prima infanzia sono stato un sognatore e un visionario.» A presentarsi in questo primo racconto, scritto all’età di 27 anni da H.P. Lovecraft, è un uomo chiuso in un manicomio. Con parole lucide e folli il protagonista racconta della sua ossessione per un mausoleo, scoperto a dieci anni in un bosco, e della sua irrefrenabile pulsione al voler entrare.

Col tempo ho imparato a conoscere le driadi che abitavano gli alberi e spesso ho guardato le loro danze scatenate tra i raggi di luna… ma di questo ho deciso di non parlare. Dirò soltanto della tomba solitaria nel più oscuro dei boschi sulla collina: la tomba abbandonata degli Hyde.

Riuscirà solo in età adulta ad esaudire questo suo febbrile desiderio, dopo aver trovato in soffitta una chiave che apre il rugginito lucchetto della cripta.

«Fu nella morbida luce del tardo pomeriggio che entrai per la prima volta nella tomba sulla collina. Mi sentivo sotto l’influsso di un incantesimo e il cuore batteva all’impazzata, con un’esultanza che posso a stento descrivere. Chiusi la porta alle mie spalle, scesi gli scalini che stillavano umidità alla luce dell’unica candela ed ebbi la sensazione di conoscere la strada»; Dudley non poteva immaginare che in quel loculo avrebbe trovato una tomba con il suo nome. Questo lo spinge a tornare ogni notte e a dormire proprio in quella tomba. Finché una notte, vede che il palazzo degli Hyde da sempre abbandonato, ha ripreso vita… Quale lettura migliore per Halloween?

Azzurra Bergamo

«Abbiamo sempre vissuto nel castello» di Shirley Jackson

Mi chiamo Mary Katherine Blackwood. Ho diciott’anni e abito con mia sorella Constance. Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l’anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare. Detesto lavarmi, e i cani, e il rumore. Le mie passioni sono mia sorella Constance, Riccardo Cuor di Leone e l’Amanita Phalloides, il fungo mortale. Gli altri membri della famiglia sono tutti morti.

Inizia così Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson, 214 pagine in cui il tempo si annienta per trasportare il lettore in una dimensione ovattata e sospesa. La giovane voce di Mary Katherine risuona come una filastrocca macabra nelle nostre orecchie; l’eco arriva fino al cuore. Un malessere ci pervade, una dimensione fantastica ci culla: è una lenta ninnananna verso la morte quella che ci accompagna in questo Halloween.

Merricat, disse Connie, tè e biscotti: presto, vieni.
Merricat, disse Connie, non è ora di dormire?
In eterno, al cimitero, sottoterra giù a marcire!

Villa Blackwood è separata dal mondo esterno, costituisce un universo a sé protetto da cancelli ben serrati e da un fitto bosco. Possiamo entrare per un po’, percorrere i corridoi scricchiolanti e assaporare il profumo dei manicaretti preparati da Connie. E quello della morte.

Maria Ducoli

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«I salici» di Algernon Henry Blackwood

«Il segreto dell’atmosfera soprannaturale è la semplicità. […] L’atmosfera la crea qualunque cosa alluda a uno stato di cose sinistro, che si trova al di là di ciò che è percepito dai sensi e di quanto la mente possa comprendere». Così Thomas Ligotti introduce il tema dell’atmosfera nel suo eccelso saggio La cospirazione contro la razza umana. In particolare, Ligotti, fra i vari esempi di narrativa weird cita I salici di Algernon Henry Blackwood.

Pubblicato per la prima volta nel 1907 nella raccolta The Listener & Other Stories, è una delle opere più fortunate dell’autore. Fra i racconti preferiti di Lovecraft, I salici narra di due uomini impegnati in una gita in canoa sul Danubio. Il viaggio è piacevole e fra i due amici si istaura un bel sodalizio. D’un tratto sono costretti a fare un accampamento temporaneo su una delle isolette che vengono a formarsi a seconda degli andamenti del fiume. Il posto designato è contraddistinto dalla ricca presenza di salici.

Tuttavia, l’ambiente è tutt’altro che idilliaco. «Oltre al piacere che provavo per la bellezza selvaggia, cresceva dentro di me, involontaria è inspiegabile, una curiosa sensazione di inquietudine, quasi di allarme». Quelle che di primo impatto possono sembrare delle semplici impressioni, nel corso della narrazione divengono sempre più concrete fino a che i due amici sono totalmente immersi in quest’incubo soprannaturale. «Eppure, la paura che provavo non era una normale paura dei fantasmi. Era qualcosa di estremamente più grande, estraneo, e sembrava provenire da un senso del terrore ancestrale e indefinito». Un racconto superbo, capace ancora oggi di terrorizzare e interrogare il lettore sulle forze del cosmo.

Lorenzo Gafforini

«Il fantasma di Canterville» di Oscar Wilde

Il fantasma di Canterville è un racconto di Oscar Wilde, tra le sue opere in prosa più famose, secondo forse solo all’unico romanzo che compose, Il ritratto di Dorian Gray.
La storia è un classico racconto gotico dalle caratteristiche grottesche, ma che rivela anche la sagacia e acutezza della prosa wildiana. Con molteplici giochi di parole – pertanto è consigliabile una lettura in lingua originale – l’autore con profetica verve descrive la famiglia Otis che va a vivere presso un castello inglese, che si rivela infestato da un fantasma, Sir Simon di Canterville, che quando era in vita uccise la moglie.

Come si confà ad un fantasma, Canterville cerca di spaventare gli Otis, ma senza alcun risultato. Viene invece isolato e maltrattato. Ciò in quanto ormai la società è diventata incapace perfino di spaventarsi di fronte ad un fantasma, a causa del consumismo – di cui all’epoca di Wilde non si parlava, ma che egli aveva brillantemente previsto – dilagante. Pertanto, quando spunta su un tappeto un’inquietante macchia di sangue, la famiglia Otis è concentrata sull’efficienza del detersivo con cui toglierla. Con sagace umorismo Oscar Wilde ci regala una vicenda inquietante e gotica, ma anche incredibilmente divertente. Perfetta per Halloween per la prosa delicata e cupa al tempo stesso, e per riflettere su una crisi dei valori che, purtroppo, risulta ancora terribilmente attuale.

Sì, la morte. Oh, la morte deve essere tanto bella. Poter giacere nella morbida terra bruna, con gli steli dell’erba che si agitano leggeri sopra il tuo capo, e ascoltare il silenzio. Non avere né ieri, né domani. Dimenticare il tempo, perdonare la vita, essere in pace.

Silvia Argento

«Mexican Gothic» di Silvia Moreno-García

Mexican Gothic di Silvia Moreno-García, appena edito in Italia da Mondadori, è una rielaborazione dei cliché dell’horror gotico alla luce delle tematiche più scottanti della contemporaneità.

La protagonista di Mexican Gothic, Noemí Taboada, è una brillante e spigliata giovane ereditiera, la stella di tutti i party di Città del Messico negli anni ‘50. Tra un vestito all’ultima moda e una discussione sugli ultimi studi di antropologia, la sua disciplina prediletta, Noemí riceve da parte della sorella lettere sempre più preoccupanti e decide pertanto di andare a indagare di persona e cercare di salvarla.

L’ambientazione del romanzo si sposta presto nella ben più inquietante cornice di High Place, un angolo di Inghilterra trapiantato in Messico ma soprattutto una villa ormai in rovina, dove la decadenza traspira letteralmente da ogni muro. Noemí si trova imprigionata all’interno di un contesto familiare opprimente ed è tormentata, proprio come sua sorella, da visioni cruente. Tutt’altro che una damigella in pericolo, Noemí intende però arrivare fino a fondo nella sua missione.

Mexican Gothic intreccia in modo coinvolgente discussioni sul colonialismo e sull’attaccamento ai costumi del passato con una componente horror a metà tra il gotico e il New Weird. Debitore in pari modo de L’incubo di Hill House di Shirley Jackson e The Yellow Wallpaper di Charlotte Perkins Gilman, nel suo dialogo tra passato e presente questo romanzo non rinuncia a provocare nel lettore una buona dose di brivido.

Francesca Fenaroli

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Redazione MM

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