«Heaven»: raccontare il bullismo con poesia

Dopo «Seni e uova», Mieko Kawakami torna con un nuovo romanzo

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Heaven

Tra i nuovi volti della letteratura giapponese c’è Mieko Kawakami, classe 1976, che ha raggiunto una certa popolarità in Occidente con il bestseller Seni e uova, uscito nel 2020 per E/O. La stessa casa editrice ha pubblicato lo scorso agosto anche Heaven, un romanzo che affronta con una prosa a tratti poetica il delicato tema del bullismo. Lo ha tradotto Gianluca Coci, docente di Letteratura giapponese dell’Università di Torino, con cui abbiamo avuto il piacere di approfondire le tematiche trattate in questo libro.

«Heaven»: la trama

Il protagonista di Heaven è un ragazzo bersagliato di continuo dai bulli a causa del suo strabismo; non conosciamo il suo vero nome, ma solo il nomignolo che gli è stato affibbiato, Occhi Storti. Un giorno trova, attaccato sotto il banco, un misterioso bigliettino contenente poche parole: «Io e te siamo uguali». Dapprima pensa a uno scherzo, per poi scoprire che glielo ha lasciato una persona insospettabile: Kojima, una sua compagna di classe, anch’essa vittima di bullismo perché trascura volutamente la sua igiene personale. Nasce così una strana amicizia che si sviluppa in gran segreto. In classe, infatti, Kojima e il protagonista si comportano come due estranei per non attirare l’attenzione dei compagni. La loro amicizia vive solo fuori dalle mura della scuola.

Nel corso del romanzo emerge però una profonda differenza tra i due. Il protagonista, estenuato dalle continue vessazioni cui è sottoposto, prova in qualche modo a cambiare la sua situazione. Cerca di far ragionare i suoi aguzzini – con scarsi risultati – e valuta anche un intervento agli occhi, nella speranza di eliminare alla radice il motivo delle sue sofferenze.

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Kojima, al contrario, sceglie l’arma della passività: subisce senza ribellarsi i maltrattamenti dei compagni, quasi con un intento sacrificale. Il suo insolito atteggiamento finisce con lo spiazzare i bulli, che faticano a inquadrarla. Come suggerisce Gianluca Coci, è possibile che Kojima speri in questo modo di attirare l’attenzione degli adulti – e di salvare altre vittime di bullismo –, ma forse la realtà è che ha capito che in questa battaglia le armi a sua disposizione sono diverse da quelle dei bulli. Paradossalmente Kojima, con la sua non-azione, si rivela il personaggio più forte del romanzo. Una scelta molto significativa da parte dell’autrice, soprattutto in ottica post-femminista.

Il bullismo nelle scuole giapponesi

Può essere una sorpresa per il lettore occidentale, ma quella del bullismo è una piaga assai diffusa in Giappone, spiega Gianluca Coci. La causa è da ricercare nella società nipponica, molto competitiva, in cui fin da subito i bambini si trovano messi gli uni contro gli altri. Ricoprono un ruolo rilevante anche gli ascensori sociali sostanzialmente bloccati. Per accedere alle migliori opportunità lavorative bisogna infatti avere frequentato gli istituti più prestigiosi, che comprendono un percorso che accompagna gli studenti dalla più tenera età alla soglia dell’età adulta. A tre anni il destino di una persona è già segnato, o quasi. Non stupisce quindi che, in un contesto in cui le differenze sociali sono così accentuate e insormontabili, il bullismo sia molto diffuso e sfoci in alcuni casi in veri e propri episodi di criminalità adolescenziale.

Lo stile onirico di «Heaven»

Heaven si caratterizza per uno stile onirico. Mieko Kawakami passa infatti in modo repentino da situazioni reali, spesso descritte con estrema crudezza – ne è un esempio la scena in cui il protagonista viene costretto a bere gesso diluito nell’acqua sporca o quella in cui viene preso a calci in testa –, ad altre molto più sognanti, se non irreali. Gianluca Coci fa notare che è probabilmente irreale anche Heaven, il quadro che dà il titolo al libro, che Kojima descrive come un «posto meraviglioso», dove si sente come in paradiso. Accompagna il protagonista nel museo dove sarebbe esposto Heaven, ma alla fine i due non vanno a vedere il quadro.

È più che plausibile che il quadro sia solo un prodotto della sua immaginazione, figlio del suo desiderio di un mondo ideale, dove le sue sofferenze saranno ripagate. Non a caso, Kojima vive in funzione di questo mondo onirico e accetta il dolore come una prova da superare per poter poi essere ricompensata.

Perché leggere «Heaven»

Consigliamo Heaven a chi è appassionato di letteratura giapponese, ma non solo. La sua lettura può rivelarsi una buona occasione per scoprire che la letteratura del Paese del Sol Levante non si limita certo ad autori come Murakami Haruki o Banana Yoshimoto, per quanto acclamati. Lo stile sognante dell’autrice, in cui molti elementi vengono di proposito lasciati in sospeso, può forse spiazzare i lettori abituati a trovare un senso e un nesso logico in ogni parte di un libro. Tout se tient, tutto si intreccia, diceva Ferdinand de Saussure. Mieko Kawakami ci ricorda che nella vita sono più le questioni in sospeso di quelle risolte. E che non c’è niente di male a riprodurre questo schema anche nella finzione letteraria.

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Francesca Cerutti

Classe 1997, laureata in Lingue per l’impresa e specializzata in Traduzione. Caporedattrice di Magma Magazine, sempre alla ricerca di storie che meritino di essere raccontate. Nel 2020 è stato pubblicato il suo romanzo d’esordio, «Noi quattro nel mondo».

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