L’immortalità del «Canto di Natale» di Charles Dickens

Un classico immortale dal complesso immaginario allegorico

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Canto di Natale (in inglese A Christmas Carol) è un romanzo breve che non necessita di grandi presentazioni. Si tratta infatti di un classico della letteratura che ha appassionato da sempre piccoli e adulti. Anche se magari non lo si è letto, è impossibile non aver in qualche modo avuto a che fare con la sua simbologia.

Charles Dickens ha costruito una storia immortale e senza tempo. Presa a modello da registi, altri autori, da chiunque come tecnica per fare arrivare un messaggio. Il fantasma del Natale passato, soprattutto, è diventata espressione che va oltre l’idiomatico per calarsi nell’universale.

La simbologia de «Il Canto di Natale»

Sembra quasi ripetitivo dover trattare della trama del Canto di Natale, tanto è famosa. Tuttavia, un racconto diventato classico cinematografico grazie al suo carattere immaginifico e allegorico, rielaborato in versioni più o meno serie. Il protagonista è Ebenezer Scrooge, un anziano banchiere tirchio e egoista, la cui vita viene sconvolta dalla visita di tre spiriti: il Natale del passato, del presente e del futuro. Attraverso soprattutto la prima visita il lettore comprenderà la natura del personaggio e le motivazioni che lo hanno reso com’è.

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L’originalità della storia sta nella presenza di questi tre spiriti, una tecnica narrativa che sarà riutilizzata in tantissimi media e altre opere. Una simbologia eterna e particolare. Scrooge riceve infatti prima di tutto la visita di un amico e collega, che il giorno della vigilia di Natale gli si presenta come un fantasma inquietante. I tratti gotici del racconto assumono in tale sequenza probabilmente i toni più aspri e grotteschi. È iconica l’immagine dello spirito incatenato da una catena con lucchetti, assegni e banconote, un’immagine quasi di contrappasso dantesco. L’amico vuole fare ravvedere Scrooge per salvarlo e non farlo finire come lui, gli fa visita proprio a Natale. Scrooge odia questa festa e lo considera una perdita di tempo in cui non si può ottenere denaro.

Da queste simbologie così profondamente descritte, nasce la natura incredibilmente visiva e penetrante di questo racconto. Proprio per queste ragioni ha trovato ampio spazio nel cuore e, quando la tecnologia lo ha consentito, negli schermi di tutto il mondo.

Il Canto di Natale della Disney

Per comprendere la complessità di questa storia è possibile confrontare le due diverse versioni della Disney. Una prima, interpretata dai personaggi di Topolino, più “infantile” e quindi indirizzata a un pubblico anche non maturo. La seconda è invece A Christmas Carol (2009) dove il protagonista è interpretato attraverso la performance capture da Jim Carrey.

Carrey con grande espressività impersona Ebenezer Scrooge e i tre spiriti, emanazione della sua coscienza. L’ambientazione classica ritrae il contesto sociale dell’Inghilterra vittoriana dominata da povertà e miseria. Il Canto di Natale di Topolino non risente particolarmente di questa ambientazione anche solo per i colori vivaci. Non per niente è diventato un must per tutti i bambini a Natale, di recente aggiunto sulla piattaforma Disney+. Ciò in quanto si focalizza sulla morale finale, sulla tenerezza del cambiamento di Scrooge che è interpretato da Paperon de Paperoni. Personaggio sicuramente già molto vicino al lavoro di Dickens, così come all’avaro di Moliére sul modello plautino.

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Paperone incarnava già da principio un uomo per cui i soldi sono tutto, e specie nei fumetti sembra spesso non pensare ad altro, mentre nella serie tv DuckTales o nei film Disney è più bonario per quanto la sua avarizia raggiunga spesso livelli che suscitano ilarità. Per questo Scrooge stesso e i toni della storia mancano totalmente del gotico di Disney. Nella tradizione disneyana di classici in versione banda di Topolino rimane intatto il tenero finale che insegna il significato del Natale e il messaggio di solidarietà e sempre attuale.

A Christmas Carol, d’altro canto, risulta un film d’animazione più efficace per un pubblico adulto. La voluta cupezza della fotografia, la colonna sonora, tutto ricostruisce alla perfezione le atmosfere gotiche dell’opera originale. Jim Carrey non è un Grinch come è già stato, è un uomo comune schiavo dei demoni del consumismo.

Dickens a uso e consumo: i tre spiriti ovunque

Non esistono solamente trasposizioni dirette dell’opera di Dickens, ma anche film che riprendono l’idea degli spiriti senza per questo citare la storia origjnale. Ad esempio Matthew McConaughey è protagonista di La Rivolta delle Ex (2009, in originale Ghosts of Girlfriends Past). Riprende l’elemento centrale della storia originale di Dickens: l’incapacità di provare sentimenti per l’altro, di occuparsene.

Il protagonista riceverà le visite non dei Natali passati, ma delle sue ex, che gli mostreranno come potrebbe migliorare la sua vita se solo riuscisse davvero ad amare. Dickens si colloca qui nel contenuto “scomodo” della rom-com, ma per questo semplice la vicenda mostra quanto sia efficace dal punto di vista dello storytelling una narrazione del genere. Infatti, non solo riprende il passato, ma la visita degli spiriti influisce sullo sviluppo del personaggio, assistiamo alla sua maturazione e ne comprendiamo la natura. Da un punto di vista severo nei suoi confronti (Scrooge in quanto tirchio ed egoista, il protagonista del film in quanto insensibile donnaiolo), arriviamo a capirne le fragilità.

Un altro tributo interessante al Canto di Natale avviene nell’episodio speciale di Doctor Who del 2010 (intitolato proprio A Christmas Carol) in cui il tema del viaggio nel tempo si mescola all’espediente narrativo della visita degli spiriti. In realtà la serie tv dedica anche un intero episodio a Charles Dickens e speciali sempre più interessanti riguardo al Natale. Il Dottore stesso è spesso un “fantasma del Natale passato” che permette ai personaggi di redimersi, di riflettere, di ritrovare se stessi. Spesso anche lui in quanto Odisseo e cavaliere errante ricerca se stesso negli altri. In questo caso, a smarrirsi è il vecchio Kazran, che verrà convinto dal Dottore a salvare la vita ai passeggeri di un’astronave superando quindi il suo egoismo.

La metabole al centro del racconto di Dickens

Già da questa trasposizione si comprende la vera ragione dell’immortalità del Canto di Natale. Non solo la caratterizzazione dei luoghi, con uno stile gotico unico nel suo genere e gli espedienti narrativi con i salti temporali. Soprattutto la mutazione del personaggio. Quella che, usando un termine sovente riferito alla commedia di Menandro, possiamo chiamare μεταβολή (metabole), parola greca che starebbe per evoluzione, mutamento.

Si porta sullo schermo, sulla scena, sulle pagine il momento in cui un personaggio attraverso un lungo e travagliato percorso muta e si evolve. Non cambia la sua natura, semplicemente comprende per il suo stesso bene la giusta via da compiere. Infatti, Scrooge così come gli altri personaggi a lui ispirati, non è davvero felice. Il confronto con l’altro e soprattutto con se stesso determinerà questo cambiamento. La critica alla società e la lotta contro la povertà di Dickens, tematiche purtroppo sempre attuali, hanno costruito una delle storie più amate del Natale e i cui Spiriti continuano sempre a farci visita.

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne, una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica e una seconda magistrale in Editoria e scrittura. È docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per vari siti di divulgazione culturale e critica musicale. Autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità». Come dice il suo autore preferito, la vita è una cosa troppo seria per essere presa sul serio e quindi attenzione: può contenere sarcasmo.

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