«La letteratura circostante»: Gianluigi Simonetti e l’esigenza di capire il nostro tempo

La letteratura a 360 gradi per comprendere il nostro tempo

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L’Epigrafe che apre La letteratura circostante, edita da il Mulino nel 2018, contiene già il motore – e insieme il carburante – che muove l’analisi di Gianluigi Simonetti, professore di Letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’Università dell’Aquila: «Considero le opere letterarie come riflessioni sui veri rapporti che s’intrecciano nella società e le uso come strumenti scientifici di osservazione», affermava l’antropologo René Girard. E, del resto, è lo stesso Simonetti a confermarlo, nelle prime righe della sua Introduzione: «Questo libro interroga la letteratura italiana degli ultimi decenni, intesa come laboratorio di un distacco progressivo e irreversibile dalla tradizione del Novecento».

Una letteratura a 360 gradi

Il saggio critico in questione si muove in un territorio fluido, frammentato e stratificato, estremamente eterogeneo: quello della letteratura italiana ultra-contemporanea. Eppure, grazie al sapiente utilizzo dei propri strumenti critici, Simonetti riesce a razionalizzare, sintetizzare (senza ridurne la complessità e l’endemica confusione), organizzare e quindi ricostruire il panorama di quel territorio, consegnandocene le zone, i tratti e le profondità.

Lo stesso titolo è significativo in tal senso; l’aggettivo circostante indica l’idea di una letteratura a 360 gradi, tutta intorno a noi, sostanziata di tre dimensioni: la prima, spaziale, circoscrive l’indagine alla produzione italiana; la seconda, temporale e storica, si estende dagli anni Novanta al presente in cui Simonetti scrive – con diverse e significative incursioni negli anni Settanta e Ottanta; e la terza, critica, trasversale alle altre due, investiga la natura culturale e artistica delle opere via via citate. D’altronde, la stessa struttura del saggio si divide in due parti: rispettivamente, «una breve storia […] e, metaforicamente, geografia […] della letteratura italiana ultra-contemporanea».

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Gli strumenti critici di Simonetti, forgiati ed ereditati dal Novecento, mantengono di quell’epoca l’efficacia della loro materia prima – l’esigenza di capire, oltre il pregiudizio e al di là degli elitarismi – e presentano però una duttilità sociologica e politica aggiornata, utile allo scandaglio nei fiumi dei prodotti Midcult e nei mari della produzione Masscult contemporanei. Ne consegue un’analisi che, mentre con “gli occhi” guarda al Novecento, per verificare le mutazioni dei valori e delle categorie della tradizione, mantiene il “proprio corpo” immerso nella letteratura di consumo e d’intrattenimento (la parte più consistente della produzione letteraria attuale).

Scrive Simonetti, sempre nella sua Introduzione:

Caratteristica di questo libro è quella di unire allo studio della letteratura in senso forte, ad alta temperatura culturale ed emotiva, un interesse particolare per quella letteratura che definirei tiepida, sempre più diffusa e ingombrante socialmente, sempre più popolare, il cui principale obiettivo non è conoscere (e spiazzare), ma intrattenere (e distrarre).

Nulla della letteratura circostante viene obliato, ritenuto insignificante o distrattamente dimenticato; ogni livello del discorso letterario, ogni genere del discorso stesso è indicativo di significati sociali e politici, che il critico indaga per capire il proprio tempo, vissuto e presente, e per decifrare la società in cui vive. Ne è un esempio evidente l’analisi del caso Moccia: alla fragilità e trivialità letteraria, fa da contraltare la significanza politica. È in questo senso, che l’epigrafe sopra riportata segnala il cuore pulsante dell’analisi di Simonetti: un percorso che dal libro muove verso mondo, e viceversa.

Il criterio dell’esemplarità

Particolarmente significativa, nella declinazione dell’oggetto indagato, appare la ricostruzione del sistema figurale. Quella dell’analisi formale, dello studio delle figure retoriche, è la scelta più funzionale, e insieme democratica, per un corretto studio di un corpus ampio ed eterogeneo di opere. Naturalmente, Simonetti non può aver tenuto conto di ogni opera prodotta nell’arco di tempo esplorato.

Il criterio dell’esemplarità, operato per la scelta dei libri presi in considerazione, ha tenuto conto del peso che le varie opere hanno avuto nel dibattito letterario, delle reazioni e degli interessi che hanno suscitato, della visibilità sociale e culturale, nonché del successo commerciale e dello scarto stilistico rispetto alla letteratura moderna – come Simonetti stesso segnala. È per questo motivo che nomi di scrittori noti, come quelli di Gianrico Carofiglio, Michela Murgia, Marco Missiroli – per citarne solo alcuni – non compaiono fra i casi analizzati, ma si presentano soltanto in elenchi o note, o ancora, nel caso di Missiroli, non si presentano affatto.

D’altronde, l’analisi compiuta da Simonetti è tanto oculata da rendere facilmente individuabili gli ambiti letterari di appartenenza anche per quegli scrittori e quei libri che non vengono direttamente trattati. Tra le molte mutazioni e innovazioni del panorama letterario, se ne distingue una più precipua del nostro tempo, individuata in quella che Simonetti definisce «una scrittura via-di-mezzo, né puro consumo né sfida culturale, ma piuttosto “nobile intrattenimento”», una letteratura che oggi guadagna «posizioni e lettori, non solo nel grande pubblico ma anche tra le così dette élite, e tra i lettori forti».

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Tre grandi ambiti, quindi, dominano la produzione letteraria attuale: letteratura consumistica, “nobile intrattenimento” e letteratura “forte” (o arte letteraria in senso stretto). Né mancano scritture di confine, ibridi dall’identità incerta e intermittente. Ad esempio – lascia intendere Simonetti – il caso della tetralogia di Elena Ferrante, L’amica geniale, è “nobile intrattenimento” che talvolta s’illumina di sprazzi di letteratura “forte”.

Inoltre, rimanendo nell’ambito delle caratteristiche precipue del nostro tempo, Simonetti dedica diversi capitoli e paragrafi al dialogo fisiologico fra letteratura e altri media, soffermandosi su cinema e televisione. La dimensione transmediale delle narrazioni contemporanee viene sondata analizzando la dialettica fra i diversi media, indicando le influenze che uno genera sull’altro e viceversa; il tutto in una prospettiva storica che tiene conto dell’evoluzione dei media stessi, dal cinema al web, passando per la televisione.

La letteratura circostante per comprendere la nostra epoca

Qualcosa, infine, va detto su struttura e linguaggio del saggio stesso: Letteratura circostante, come precedentemente accennato, presenta una macro-divisione in due parti: la prima ricostruisce una breve storia letteraria del periodo interessato, distinguendo in due ampi capitoli storia della narrativa e storia della poesia; la seconda parte, invece, abbandona il criterio di ordinamento diacronico, per adottare quello dell’analisi delle forme nello spazio del panorama circostante: i cinque capitoli della seconda parte rappresentano altrettante zone di analisi critica.

Il linguaggio di Simonetti presenta un periodare fluido, una sintassi rigorosamente razionale, che ben si armonizza al rigore critico dei contenuti. Ne risulta una lettura scorrevole e piacevole, nonostante la naturale presenza di incisi, parentesi e citazioni. Anche il lessico risulta equilibrato: tecnicismi appartenenti al linguaggio specifico della critica letteraria sono presenti soltanto quando necessari al discorso critico, senza scivolamenti nell’erudizione accademica di facciata.

In conclusione, così come accade per i contenuti, anche la forma Simonetti viene plasmata su una fondamentale, profonda esigenza: quella di capire il nostro tempo.

Nicola Curti

Immagine in evidenza: copertina di «La letteratura circostante», a cura di © il Mulino

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