Magma Magazine al Salone del Libro: Giorno 1

Gli incontri con Michela Marzano, Dacia Maraini e Silvia Avallone

13 minuti di lettura
Salone del Libro

Siamo andati al Salone Internazionale del Libro di Torino, manifestazione iniziata il 14 ottobre, che terminerà il 18. Il primo giorno del Salone è stata un’occasione per scoprire la condivisione della cultura finalmente dal vivo, dopo che la pandemia aveva frenato eventi di questo tenore.

Tra i molti stand delle case editrici è stato facile perdersi in mezzo a libri diversi e copertine. Diverse le occasioni di incontro con gli autori. Noi abbiamo incontrato Michela Marzano, Dacia Maraini e Silvia Avallone.

Michela Marzano e la necessità di fare i conti col fascismo

L’incontro con Michela Marzano è stata solamente in teoria una semplice presentazione di un libro, ma si è trasformato in un dibattito sul fascismo. Il romanzo Stirpe e vergogna, l’ultima fatica dell’autrice, è incentrato infatti su una storia individuale e personale ma che coinvolge tutti. Partendo dalla scoperta che suo nonno era un fascista, un segreto di famiglia con cui deve fare i conti anche il padre, tra fiction e autofiction l’autrice ha deciso di esplorare le radici fasciste dell’Italia ancora così drammaticamente presenti nel nostro Paese.

Il dibattito risulta terribilmente attuale anche alla luce degli ultimi eventi, che sono stati commentati dall’autrice con lucidità ma anche con profondo rammarico. Il segreto per uscire da un problema, spiega, non è fare tabula rasa e ignorarlo, ma interiorizzarlo e pensare: e adesso? Così l’Italia, che rispetto ad altri Paesi non è riuscita a prendere una posizione netta – Michela Marzano ha viaggiato tantissimo e lo sa – adesso deve farlo. Per riuscirci non deve avere paura di ammettere la verità, così come l’autrice ha dovuto accettare questa presenza “ingombrante” di un passato fascista nella sua famiglia.

Il passato e il presente sono in continuo movimento e sta a chi li vive riuscire a sfruttare al meglio questa dinamicità. Una dinamicità che consiste nella capacità di evolversi, di andare oltre senza dimenticare, per mantenere una propria identità. A questo proposito Michela Marzano rivela di chiamarsi in realtà Maria, discute sull’importanza dell’etichetta ma anche delle regole, e di come l’identità si debba affermare a prescindere da tutto. Ciò però alla luce di una profonda consapevolezza, chiave anche per l’incontro con Dacia Maraini. Un concetto che alla luce dell’attualità probabilmente gli intellettuali del nostro tempo sentono come di vitale importanza.

Michela Marzano. Da: gestalt.it

«Io mi chiamo Maria», il bisogno di consapevolezza e di identità

Michela Marzano colpisce per una personalità semplice ma allo stesso tempo complessa. Un linguaggio ricercato e impeccabile anche nella parola, ma una radice di fragilità sempre con orgoglio mostrata e mai celata. Non c’è spazio per la certezza della riuscita nelle dissertazioni di una donna brillante che ha messo nella scrittura tutta se stessa.

Il dramma attuale diventa un dramma individuale in cui dobbiamo tutti fare una nostra parte, come dirà durante il suo incontro con i lettori anche Dacia Maraini a proposito della “rivoluzione gentile“. Marzano offre la sua storia al pubblico per se stessa, per perdonare il suo passato, ma anche per gli stessi lettori. In modo spontaneo, naturale e mai finto.Come osservato da Massimo Giannini, moderatore dell’incontro, a conclusione dello stesso:«È raro trovare qualcuno che si metta così a nudo in un libro».

Dacia Maraini e una rivoluzione gentile

Dacia Maraini è una delle personalità più importanti della letteratura italiana, ma non solo, è conosciutissima anche a livello internazionale. Editorialista del «Corriere della sera», dove cura la rubrica Il sale sulla coda, ha vinto il Premio Campiello e anche il Premio Strega, pubblicato diversi romanzi e racconti.

L’incontro con l’autrice è stato un insieme di brillanti dissertazioni, illuminanti aneddoti dei suoi viaggi, ad esempio in Afghanistan dove anni fa spiega di non aver visto neppure un burqa. La letteratura e la scrittura diventano specchio di una realtà che con enorme classe e destrezza Dacia Maraini ha saputo narrare.

L’incontro verteva sostanzialmente su due libri: Una rivoluzione gentile e La scuola ci salverà, due saggi che esprimono concetti molto cari all’autrice. Riguardo alla rivoluzione gentile, Dacia Maraini ha proprio esordito il suo incontro spiegando cosa intendesse con gentilezza. Non intende la cortesia, o il garbo, spiega, quelli ci sono pure, certo, ma la gentilezza è un modo di vivere tenendo conto della collettività. Si sofferma poi sulla parola rivoluzione, riguardo all quale illustra con maestria un excursus storico assai interessante.

Le rivoluzioni nascono innanzitutto da un’idea e un bisogno di cambiamento. E di per sé le idee sono pacifiche, non generano violenza. Il conflitto armato avviene quando non si trova la disponibilità da parte dell’altro a operare un cambiamento positivo, perciò diventa un nemico da abbattere. Di conseguenza il “nemico” cercherà di proteggersi, così nascono i conflitti. A tal proposito, l’autrice non ha mancato di riferirsi all’attualità di episodi violenti dati anche da idee errate o dalla paura. Poiché la violenza è generata soprattutto dalla paura.

Dacia Maraini. Da: patriaindipendente.it

Come la scuola ci salverà secondo Dacia Maraini

Riguardo alla violenza sulle donne, Dacia Maraini ha spiegato che a suo dire l’uomo stesso agisce violentemente per paura che va capita, senza che essa costituisca un attenuante. Infatti, l’uomo teme di perdere il potere che ha storicamente sempre avuto sulla donna, quindi il problema è a monte. Da questo concetto, l’autrice si è brillantemente spostata sul secondo libro che presentava: La scuola ci salverà. È chiaro che se la violenza stessa è generata dal timore della perdita di potere patriarcale, interiorizzato come fattore culturale e storicamente sempre presente, il segreto per venirne fuori sia una buona istruzione.

Questa nuova consapevolezza deve partire da una forma di autostima che spesso l’Italia non ha. Dacia Maraini si scaglia infatti contro il disfattismo dilagante, il luogo comune secondo il quale “la scuola italiana non funziona” per antonomasia. Gli intellettuali, spiega, non hanno niente in più della gente comune, hanno solo più consapevolezza del linguaggio (e parlare bene è fondamentale per pensare bene). Mentre i politici hanno in più il potere di attuare le cose. Entrambe le tipologie spesso si perdono e non riescono a realizzare qualcosa, ma la scuola ne ha bisogno perché noi abbiamo bisogno della scuola.

Il segreto di tutto è la consapevolezza anche e soprattutto storica. L’Italia è stata per anni divisa, per anni uno Stato non è esistito. Ma adesso lo Stato c’è e dobbiamo fare in modo di mantenerlo tale.

Silvia Avallone e la bellezza di una vita offline e imperfetta

L’ultimo incontro a cui abbiamo assistito è stato quello con Silvia Avallone, che lo scorso novembre ha pubblicato per Rizzoli Un’amicizia, il suo quarto romanzo. Un libro che può essere un’occasione per rivalutare anche nell’immaginario collettivo l’importanza dell’amicizia, spesso considerata inferiore al rapporto di coppia o ai legami familiari. La scrittrice ha inoltre raccontato di avere scritto questo libro per affrontare il suo rapporto difficile con i social network, che in un primo momento le erano sembrati quanto di più lontano potesse esserci dalla letteratura. Sui social, infatti, siamo abituati a vedere solo immagini di vite (apparentemente) perfette, mentre ciò che ci rende unici, e ci porta a empatizzare con gli altri — che siano persone reali o personaggi letterari — sono le debolezze e i momenti di sconforto. In breve, tutto quello che nelle vetrine social non troverebbe mai spazio.

La nostra società presenta un paradosso, fa notare Avallone. Da un lato, sembra che l’unica cosa che conti siano le apparenze, in una continua e spamodica ricerca dell’approvazione altrui a colpi di like, ma questa prospettiva viene ribaltata quando si apre un libro. Racconta infatti che molti lettori tendono a empatizzare con i personaggi dalle esistenze più travagliate, quelli che nel mondo reale definiremmo degli “sfigati”. La letteratura diventa, così, una sorta di rivincita di chi non ha spazio nel nostro mondo in cui la perfezione va sbandierata di continuo (ma più agli altri o a sé stessi?). I personaggi che ci lasciano qualcosa, ricorda Avallone, sono quelli che attraverso le loro sfortune ci aiutano ad affrontare le nostre.

Silvia Avallone. Da: corrieredibologna.corriere.it

La necessità di una vera parità di genere

Silvia Avallone ha inoltre sottolineato la necessità di raggiungere al più presto un’effettiva parità di genere nel nostro Paese, in cui sulla carta donne e uomini hanno gli stessi diritti e doveri, ma in realtà spesso non è così. Un discorso particolarmente di attualità, visto che per esempio la Camera dei Deputati ha appena votato all’unanimità una legge che sancirebbe, una volta per tutte, l’obbligo di una pari retribuzione per uomini e donne a parità di mansione. Avallone fa anche notare l’enorme dislivello tra le aspettative nei confronti di una donna che diventa madre e quelle per un uomo che diventa padre. Nel 2021 si esalta ancora la figura della donna che sacrifica tutto, dalla carriera alla vita sociale, in nome dei figli, perché sarebbero questi a permetterle di realizzarsi. Ma, ricorda la scrittrice, nessuno realizza i propri desideri più profondi attraverso qualcun altro. E tutti abbiamo il diritto di provare a essere felici. Allora, ci esorta, apriamo tutti un libro. Ricordiamoci che un’altra vita, anche completamente diversa da quella che ci è toccata in sorte, è possibile.

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne e una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica. È una tuttofare nell’ambito della letteratura e scrittura: docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per vari siti di divulgazione culturale e critica musicale. Svolge anche il ruolo di editor e copywriter. È autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità». Come dice il suo autore preferito, la vita è una cosa troppo seria per essere presa sul serio e quindi attenzione: può contenere sarcasmo.

Francesca Cerutti

Classe 1997, laureata in Lingue per l’impresa e specializzata in Traduzione. Caporedattrice di Magma Magazine, sempre alla ricerca di storie che meritino di essere raccontate. Nel 2020 è stato pubblicato il suo romanzo d’esordio, «Noi quattro nel mondo».

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