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«Quel maledetto Vronskij»: capire la vita con la letteratura

Claudio Piersanti presenta la letteratura come una metafora per capire la vita

7 minuti di lettura
Quel maledetto Vronskij

Tra i dodici candidati al Premio Strega 2022 c’è anche Claudio Piersanti, già vincitore del Premio Viareggio nel 1997 con Luisa e il silenzio. Concorre al prestigioso premio letterario con Quel maledetto Vronskij (Rizzoli, 2021), presentato da Renata Colorni con la seguente motivazione:

Anche in questo libro così breve e strano, a tratti improbabile per chi non ha dimestichezza con i puri di cuore, una specie di favola dolce e sinistra attraversata da cima a fondo da un brivido allarmante, Claudio Piersanti dà senso e spazio al mistero del silenzio e della solitudine, dimensioni fondative dei rapporti umani. Tutto questo grazie alla raffinatezza del suo intuito psicologico e alle risorse stilistiche innate della sua scrittura, che derivano da una lingua che ha la limpidezza del cristallo e da una straordinaria naturalezza e versatilità espressiva.

Siamo in effetti di fronte a un’opera a tratti fiabesca, che vede la contrapposizione di due topoi classici della letteratura: l’amore e la morte.

«Quel maledetto Vronskij»: la trama

Il romanzo, ambientato nella Milano dei primi anni ’00, vede come protagonista Giovanni, un tipografo di mezza età che prova per la moglie Giulia un sentimento quasi di venerazione. I due, rimasti soli dopo il trasferimento in Germania della figlia, affrontano insieme una situazione difficile: la malattia di Giulia, che deve sottoporsi a un intervento chirurgico. Ma, quando le cose sembrano migliorare, accade qualcosa di inaspettato. Giulia scompare senza dare alcuna spiegazione, limitandosi a lasciare al marito un biglietto che recita: «Perdonami, sono tanto stanca. Non mi cercare».

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Giovanni non si capacita all’idea di avere convissuto per anni con Giulia e di non essere stato in grado di captare il minimo segnale di un gesto del genere. Soprattutto, non capisce quali possano essere le cause. Nel tentativo di comprendere qualcosa in più della moglie, prende dalla sua libreria un romanzo a caso, Anna Karenina di Lev Tolstoj. Un personaggio in particolare colpisce la sua attenzione: Aleksej Vronskij, l’uomo di cui la protagonista Anna, una donna sposata, si innamora perdutamente. E se ci fosse un Vronskij anche nella vita di Giulia?

Ossessionato dal «maledetto Vronskij», nella speranza di mostrarsi migliore di lui e riconquistare Giulia, Giovanni si lancia in un’impresa quasi folle. Lavora giorno e notte nella sua tipografia per copiare l’intero capolavoro di Tolstoj e crearne un’edizione di lusso, unica al mondo. Finché, a sorpresa, Giulia torna, e Giovanni scopre che c’era sì un Vronskij, ma che era lontanissimo da quanto aveva immaginato.

I punti di forza del romanzo

Il tratto più interessante di Quel maledetto Vronskij è l’idea che la letteratura possa essere un modo per comprendere la vita. In un libro letto e amato dalla moglie, Giovanni prova a cercarla, fantasticando sui passaggi che possono averla colpita di più. Diversi da quelli che colpiscono lui, a riprova del fatto che uno stesso libro racconta a ogni lettore una storia differente. E, soprattutto, fa uscire il personaggio di Vronskij dalla dimensione della finzione letteraria, per farlo diventare un nemico reale. Che non coincide con una persona in particolare, bensì con il nemico per eccellenza dell’uomo, la morte. Il solo nemico che tutti siamo destinati ad affrontare.

Un altro innegabile punto di forza del romanzo viene dalla presenza dei personaggi di Gino e Bruna, “spalle comiche” che fanno da contraltare alla sofferenza di Giovanni e Giulia. Rappresentano un elemento che va ad alleggerire una trama che, altrimenti, rischierebbe di essere eccessivamente appesantita dalle ossessioni del protagonista.

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Come osservato anche da Renata Colorni, inoltre, lo stile di Claudio Piersanti è cristallino e non si presta mai a inutili bizantinismi che renderebbero la lettura difficoltosa. Quel maledetto Vronskij narra una storia che segue un andamento lineare, e la lingua con cui è raccontata lo è altrettanto.

I punti di debolezza

Non mancano, però, alcuni punti di debolezza nell’opera. Il principale è dato dalla mancanza di grossi colpi di scena – se si esclude il motivo della scomparsa di Giulia, rivelato però a metà libro. Come già osservato, l’andamento del libro è molto lineare, al punto che vi è il rischio concreto che la trama diventi piatta. Per come è costruito, il romanzo risulta fin troppo “svelato”, con una quantità eccessiva di elementi messi a disposizione del lettore già dalle prime pagine. Forse si poteva costruire in modo diverso l’intreccio narrativo. Se Giovanni – e con lui il lettore – avesse scoperto solo verso la fine che Giulia era malata, l’effetto sarebbe stato diverso, senz’altro ben più destabilizzante.

Anche la storia, a tratti irrealistica, potrebbe lasciare perplessi alcuni lettori. D’altronde, però, nelle sue Sei passeggiate nei boschi narrativi anche Umberto Eco asseriva che, spinto dall’autore, ognuno perde il concetto di incredulità, fino ad ad accettare di considerare vere anche storie che non lo sono – e magari non fanno nulla per sembrarlo. Sta, in questo caso, tutto ai gusti personali dei lettori. Chi non ricerca la verosimiglianza a tutti i costi ma, al contrario, apprezza le fiabe moderne, con situazioni e personaggi quasi archetipizzati, saprà apprezzare anche le atmosfere a tratti sognanti di Quel maledetto Vronskij.

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Francesca Cerutti

Classe 1997, laureata in Lingue per l’impresa e specializzata in Traduzione. Caporedattrice di Magma Magazine, sempre alla ricerca di storie che meritino di essere raccontate. Nel 2020 è stato pubblicato il suo romanzo d’esordio, «Noi quattro nel mondo».

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