Salone del Libro: Marco Travaglio e il giornalismo italiano

Il giornalista racconta Indro Montanelli

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Marco Travaglio, direttore de «Il Fatto Quotidiano», al Salone del Libro ha esposto le criticità del giornalismo italiano attuale. L’occasione è stata un incontro di presentazione del suo ultimo libro «Indro: il 900. Racconti e immagini di una vita straordinaria».

Indro Montanelli è stato un giornalista fondamentale per la storia italiana, anche aspramente criticato di recente a causa della vicenda della sposa-bambina, che ovviamente Travaglio non ha mancato di menzionare. Al di là della figura di Montanelli, l’eloquente conferenza del giornalista si è spostata verso una satira profondamente riflessiva sui problemi del giornalismo italiano nell’attualità.

Indro Montanelli

Indro Montanelli, un uomo controcorrente che ricorda il buon giornalismo

Tuttavia il libro è su Montanelli ed egli è pienamente protagonista. La prima caratteristica che Marco Travaglio tiene a sottolineare a riguardo è la capacità di Montanelli di cambiare idea. Essa si collega all’attualità delle cose, in cui prevale la neutralità anziché l’imparzialità. Sono due differenze fondamentali da capire se si vuole essere dei buoni giornalisti. «La neutralità per un buon giornalista non esiste», dice Travaglio e spiega come essa rimandi all’idea di ignavia.

Lo sappiamo, Dante condanna l’ignavia al punto che gli ignavi non sono neppure degni di stare all’Inferno nella sua Divina Commedia, ma si trovano nell’Antinferno. Sono coloro che non furono in grado di prendere decisioni. Quindi, spiega Travaglio, non si deve essere neutrali poiché significherebbe essere pusillanimi. Al contrario, l’imparzialità consente di avere una posizione e opinione sulle cose, ma senza per questo fischiare contro l’avversario quando parla o non riconoscerne i meriti.

Il cambiare idea di Montanelli è un tratto particolare poiché egli non ha cambiato idee politiche o giornali inseguendo un vantaggio, ma anzi sempre verso “la parte sbagliata”, quella meno conveniente. Gli esempi di ciò sono molteplici e il direttore de Il fatto Quotidiano li illustra tutti, con un excursus storico preciso e puntuale. Durante il fascismo, pur essendo nato già fascista (aveva 12 anni quando Mussolini prese il potere), proprio quando meno conveniva cambiare idea, nel 1936, dopo che in Abissinia ha capito che la propaganda fascista è una menzogna, vi si distacca.

Racconta, da giornalista, la verità sulla battaglia di Santander, descritta come gloriosa e complessa dalla propaganda fascista e invece, come disse lui, l’unico nemico degli italiani fu il caldo. Ciò lo fa espellere dal partito nazionale fascista e anche dall’albo dei giornalisti, quindi non può più lavorare.

Per Marco Travaglio il web appiattisce la storia

Montanelli ha voltato le spalle al potere con i suoi cambiamenti di idee tante altre volte. Durante il conformismo democristiano degli anni 50, si scaglia addirittura contro il Presidente della Repubblica. Non accetta di scrivere articoli di partito o di conformarsi alla sinistra e così fonda «il Giornale Nuovo», che oggi conosciamo come semplicemente Il Giornale. Quando le grinfie di Silvio Berlusconi diventano troppo profonde e rischia di diventare anche questo un giornale di partito, fonda «La Voce».

Adesso, si chiede Marco Travaglio, cosa rimane di questo? La polemica sulla sposa-bambina, che va non giustificata ma contestualizzata e comunque non riguarda la sfera del giornalismo. Al di là del pensiero in merito, spiega il giornalista, il web sta sempre di più tendendo ad appiattire la realtà e la storia. Infatti, la contestualizza poco, la giudica con categorie attuali e si opera spesso una cancel culture. Secondo Travaglio la soluzione è sicuramente studiare e distinguere tra le epoche. A tal proposito, fa un esempio importante: Voltaire, padre dell’Illuminismo che ancora oggi riempie di librerie con scritti sulla libertà e la tolleranza, usava i suoi soldi per finanziare le navi che esportavano gli schiavi neri.

Voltaire speculava sullo schiavismo, un’azione naturalmente da condannare. Tuttavia, in quale epoca viveva Voltaire? Al di là del fatto bisogna cercare di comprendere il contesto. Anche nel giornalismo è fondamentale un lavoro di ricerca e di comprensione che attualmente, non lo dice ma lo fa intuire il giornalista, sembra mancare. Ricercando meglio si arriverà a scoprire ad esempio che anni dopo Montanelli ritroverà quella prima moglie, sposata felicemente con un altro e con tre figli il cui primo si chiama Indro. Nel gesto giustamente condannato si cela una presa di posizione positiva rispetto a tutti gli altri che cedevano a questa usanza (che prevedeva un contratto firmato dai genitori della sposa) senza però raccontarlo. E raccontare ha uno spazio importante se non fondamentale a riguardo.

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Una satira sul giornalismo attuale

L’ultimo momento dell’incontro è stata una reductio ad unum. Parlare di Montanelli, di giornalismo del passato e del giornalismo di cui lui si lamentava (chiamava “ometti” quelli che di fatto erano grandi giornalisti) porta a riflettere sull’attuale. Marco Travaglio in conclusione del suo incontro legge una serie di articoli che sono usciti su giornali importanti e attua una satira pungente e sagace.

In questa satira non c’è spazio per autocompiacimento, Travaglio non cita mai il proprio giornale come esempio di rinnovata gloria del giornalismo, bensì forse cerca di attuare quella imparzialità – ma sicuramente non neutralità – di cui all’inizio. La critica è a tutto l’attuale e a tutti noi.

Sembra che nel giornalismo italiano qualcosa sia inevitabilmente peggiorato. Tuttavia, spiega Travaglio, è importante leggere i pezzi di Indro Montanelli o di altri grandi giornalisti per ricordarci che fino a qualche decade fa eravamo migliori. E quindi se lo siamo stati, dice, possiamo ritornare a esserlo.

Fonte dell’immagine in evidenza: popcorntv.it

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne e una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica. È una tuttofare nell’ambito della letteratura e scrittura: docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per vari siti di divulgazione culturale e critica musicale. Svolge anche il ruolo di editor e copywriter. È autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità». Come dice il suo autore preferito, la vita è una cosa troppo seria per essere presa sul serio e quindi attenzione: può contenere sarcasmo.

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