«Consolazione». Il mito new weird di Roccasa

La storia new weird di Roccasa parla alla nostra contemporaneità fra manipolazione del potere e violenza sistemica

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Consolazione

Ultimamente si sta assistendo al crescente interesse verso ciò che i critici definiscono «Novo Sconcertante Italico». Ciò consiste in una sorta di deriva new weird della letteratura italiana, sempre più contaminata da un lato dalla narrativa di genere – su tutti fantasy, horror e fantascienza – e dall’altro dall’immaginario pop proveniente dal cinema piuttosto che dalla serialità televisiva.

Fra le opere del «Nuovo Sconcertante Italico» potrebbe rientrare anche Consolazione, ultima fatica dell’autore veronese Michele Orti Manara (Rizzoli, 2022). Dopo i racconti di Il vizio di smettere (Racconti Edizioni, 2018), Orti Manara debutta al romanzo con una storia new weird che molto racconta della nostra contemporaneità.

La trama di «Consolazione»

Le vicende di Consolazione si svolgono fra il 1910 e il 1960 in un paese immaginario di montagna dal nome di Roccasa. Esso è un luogo fuori dal mondo, senza contatto con l’esterno, da cui non sembra esserci una via d’uscita. Roccasa è popolata soprattutto da «case rade e disseminate senza alcuna progettazione, come grossi dadi lanciati sul verde ripiano della vallata».

La vita della comunità è stata completamente stravolta dal Brivido. Si tratta di un evento sovrannaturale che ha portato al risveglio di una bestia la cui uccisione ha esercitato effetti devastanti sulla popolazione. A causa del Brivido, infatti, gli uomini diventano irrazionalmente violenti contro le donne. Per placare l’ira della bestia, operano le sarachìe; esse sono figure a metà fra la strega e la sacerdotessa, di cui fanno parte Nives e sua figlia Teresa, quest’ultima sulla via per diventarlo. Le sarachìe curano le donne vittime di violenza attraverso la realizzazione di infusi con erbe medicinali.

Le sarachìe, il cui ruolo si trasmette di madre in figlia, mantengono, così, il potere sulla popolazione. Ben presto la realtà cambierà e anche il loro potere verrà messo in discussione dalle donne della comunità. A contrastare Nives e Teresa sarà in particolare da Dora, il cui rancore e la cui indole manipolatrice sono frutto del suo passato tormentato.

«Consolazione»: la creazione del mito di Roccasa

Parlare di Consolazione (acquista) non è impresa facile. Questo romanzo racconta una storia che si basa sulla suspence, e ogni dettaglio rischierebbe di dare troppe anticipazioni. Quello che si può fare, però, è cercare di comprendere come nasce questa storia di Roccasa.

Innanzitutto, il lettore più navigato in materia di new weird, serie tv e letteratura del fantastico avrà capito che Roccasa è l’anagramma di Carcosa. Quest’ultimo è il paese immaginario che appare nella prima stagione di True Detective – che molto attinge ad autori weird come H.P. Lovecraft e Thomas Ligotti –, a sua volta derivante dai racconti di L’abitante di Carcosa di Ambrose Bierce (1886) e in quelli di Il re in giallo di Robert W. Chambers(1895).

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Roccasa non è, però, collocabile geograficamente: non confina con nessun paese conosciuto in Italia. Temporalmente, inoltre, sembra vivere in un tempo sospeso, dove le due Guerre Mondiali sembrano non aver avuto mai luogo. Questo perché Orti Manara ha voluto creare un’atmosfera di isolamento per dimostrare come quest’ultimo aspetto sia fondamentale per manipolare la vita di un’intera comunità. Nel provare ciò, l’autore crea da zero, senza nessuna base culturale conosciuta, una mitologia pagana tutta nuova.

La lingua di Roccasa

Nel creare la mitologia di Roccasa, Orti Manara elabora una lingua del tutto nuova, che non trova corrispondenza con nessun dialetto italiano. Parole come “sarachìa”, “scoperchio” e “borchio” sono neologismi il cui significato è intuibile attraverso il suono delle lettere.

Un’altra cosa interessante è come la lingua creata sia essa stessa strumento di manipolazione. Le sarachìe, gelose del proprio potere, nascondono alle donne della comunità le piante che usano per gli infusi attribuendo loro dei nomi totalmente inventati che spesso hanno corrispondenza con piante vere. Quello che chiamano “fungo uncinato”, ad esempio, che ha effetti allucinogeni, “corrisponde alla “segale cornuta”. Dora, invece, utilizza un termine inventato di sana pianta per manipolare le menti dei suoi compaesani, “bogonea”, «una specie di maledizione senza volto che colpisce sia quelli che provano a lasciare il paese, sia quelli che provano a entrarci».

Mitologia e manipolazione in «Consolazione»

È proprio da Dora che sarebbe interessante partire per proporre un legame fra la creazione di una lingua e di un folklore, la manipolazione delle menti e la violenza. Per prima cosa, è proprio la storia del Brivido il motore da cui parte la violenza – fisica e psicologica – che da individuale si fa sempre più sistemica:

Spaesate, le donne non si limitano a immaginare un futuro, ma forse per la prima volta cercano di ricostruire il passato, di capire qualcosa in più di quello di cui si sono sempre accontentate. Hanno ben chiari quali siano i frutti marci della maledizione di Roccasa, ma stanno scavando alla ricerca delle radici, e non è un mistero che queste siano seppellite in profondità, giù giù fino alla notte del Brivido.

La mitologia del Brivido diventa strumento attraverso cui manipolare la mente delle persone. Nives, e più in generale le sarachìe, partono da questo avvenimento per i riti della “Consolazione” – da cui il titolo del romanzo –, ovvero pratiche di guarigione delle donne dalle violenze subite per mezzo di infusi, che molto probabilmente non le guariscono del tutto, sebbene siano convinte del contrario.

La violenza del potere

È questa convinzione, però, che permette alle sarachìe di controllare le donne del paese, e questo tipo di potere lo esercita pure Dora inventandosi storie verosimili di maledizioni accadute a chi ha cercato di fuggire da Roccasa:

Dora aveva intuito che la maledizione di chi se ne andava, per essere efficace, doveva distendere la sua ombra sul futuro. Solo così avrebbe attecchito, propagandosi senza bisogno che lei facesse altro. […] Dora capisce che se vuole mantenere anche in futuro la presa su Roccasa sarà necessario coinvolgere i ragazzini, dar loro in pasto qualcosa di concreto.

La violenza psicologica a cui Dora e in un certo senso le sarachìe sottopongono le donne di Roccasa, impedendole sotto certi aspetti di reagire a ciò che succede, sfocia, dunque, in quella fisica degli uomini, anch’essi manipolati dalle credenze del posto.

La realtà distopica di Roccasa

L’isolamento a cui Roccasa è sottoposta come «un bozzolo, delicato ed elastico insieme», impossibile da violare perché «da dentro o da fuori non fa differenza, è una pessima idea», legittima la manipolazione dei pensieri e la violenza. Anche gli uomini, che sembrano agire irrazionalmente, in realtà sono controllati da delle credenze indotte, costruite ad hoc per controllarli, e continuando ad alimentare la leggenda del Brivido si fomentano delle superstizioni che vengono credute vere e addirittura fatte passare come l’unica realtà possibile.

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In questo aspetto quello di Roccasa sembra un mondo distopico, che ci vuole mostrare come la violenza sia spesso legittimata da credenze nate combinando storie che sono poi diventate strumento di controllo della popolazione e di gestione del potere. Dopotutto, “questo paese finora è sopravvissuto grazie a due cose: la ripetizione e l’equilibrio”. L’equilibrio del male e della violenza, dunque, sono possibili solo grazie alla ripetizione e rielaborazione di un certo sistema valoriale e linguistico che diventa veicolo di potere.

«Consolazione»: un mito weird atemporale e contemporaneo

Con Consolazione, Michele Orti Manara dimostra come sia possibile una letteratura new weird anche in Italia, mescolando una narrativa di qualità letteraria a quella bistratta di genere e alla cultura popolare derivante dal cinema e dalle serie tv. La storia di Roccasa – totalmente inventata e senza corrispondenze con la realtà – racconta come la violenza sia spesso generata dalla manipolazione del pensiero, che spesso passa per il linguaggio, dall’isolamento e dalla diffusione di credenze e superstizioni, che diventano potenti strumenti di potere per controllare la società e legittimare il male e l’arretratezza.

“Mettiamola così: all’inizio la gente crede in qualcosa, poi qualcuno inizia a dubitare, il dubbio contagia gli altri e piano piano la credenza muore. Una volta che è morta non c’è più nessuno che sia in grado di dire molto al riguardo, ma capita che resti ancora qualcuno in grado di fare qualcosa al riguardo, anche senza avere le idee chiare in proposito”.

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Alberto Paolo Palumbo

Laurea magistrale in Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee presso l’Università degli Studi di Milano con tesi in letteratura tedesca e allievo dell'edizione 2021 del Master "Il lavoro editoriale" della Scuola del Libro. Crede fortemente nel fatto che la letteratura debba non solo costruire ponti per raggiungere e unire le persone, permettendo di acquisire nuovi sguardi sulla realtà, ma anche aiutare ad avere consapevolezza della propria persona e della realtà che la circonda.

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