Una città che si specchia negli occhi di chi guarda

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«The Passenger - Milano», recensione del libro edito da Iperborea

La casa editrice Iperborea, nota soprattutto per aver portato in Italia la letteratura del Nord Europa, ha lanciato da qualche tempo la bella collana The Passenger, una serie di libri-magazine che dedica ogni numero a una città diversa. Stavolta tocca a quella che viene definita la più sfuggente tra le città italiane: Milano. Sono tante le voci che raccontano le varie sfaccettature del capoluogo lombardo e ogni racconto è sempre filtrato dall’esperienza personale del suo autore.

Milano: chi la sceglie e chi la rifugge

Spiccano in particolare gli interventi di due fra i più apprezzati scrittori italiani contemporanei, Marco Missiroli e Paolo Cognetti. Si nota subito che hanno due visioni profondamente diverse di Milano: città dalla bellezza segreta, da scoprire poco a poco, per Missiroli; città fredda e inaccessibile, da cui fuggire, per Cognetti. Non a caso, i due hanno compiuto moti opposti. Da Rimini, Missiroli si è trasferito a Milano poco più che ventenne e qui ha preso a esplorare zone sempre più distanti dal suo appartamento, scoprendo di volta in volta tesori inaspettati. Cognetti, al contrario, a Milano ci è nato ed è cresciuto in un quartiere periferico. Racconta di avere deciso di trasferirsi lontano, tra le montagne, perché ha sempre avuto l’impressione di non poter accedere alla cosiddetta bellezza segreta della città:

Ho poi sentito molte volte, da ragazzo, ripetere la storia che Milano non è brutta, è nascosta. È fredda fuori e calda dentro. E il suo calore, la sua bellezza, si nascondono negli interni, che siano i cuori degli abitanti o i suoi famosi cortili.
Sarà: però per entrare bisogna avere le chiavi.

Una città inclusiva o esclusiva?

Sul dualismo tra il “dentro” e il “fuori” si fonda, in fin dei conti, tutto questo volume dedicato a Milano. Lucia Tozzi declina la questione in modo insolito, parlando dei parchi cittadini e delle differenze tra quelli più grandi dei quartieri periferici – come il Boscoincittà o il Parco Nord – e quelli più piccoli del centro. La giornalista del Manifesto ha la sensazione che i parchi di periferia siano gli unici davvero pensati per la collettività. E, ironia della sorte, sono spesso sconosciuti a chi non si avventura oltre la centralissima Cerchia dei Navigli. Punta il dito, invece, contro realtà nate più di recente, una su tutte la Biblioteca degli Alberi di Porta Nuova: a suo dire, un parco dall’animo elitario, ideato non perché ne usufruiscano i cittadini, ma perché lo ammirino i top manager dall’ultimo piano di qualche grattacielo.

Altri autori, invece, come Michele Masneri, hanno un’idea diversa della trasformazione che Milano ha conosciuto nell’ultima quindicina di anni. Il giornalista del Foglio apre il suo intervento senza lasciare dubbi:

Non pensiamo a oggi, quando nessun giovane o meno giovane sano di mente avrebbe mai dubbi tra vivere a Roma o a Milano; a meno di non avere ambizioni da prete, politico, o attore […]. Per il resto, evaporata ogni industria, consunta ogni ambizione, finita qualunque rilevanza, Roma (da mo) soccombe alla rinata Milano, che come un magnete attrae il meglio d’Italia e non solo.

Con l’Expo del 2015, Milano è rinata e ha scoperto un’inedita vocazione turistica e culturale – corroborata anche dalla recente apertura al pubblico di musei come Villa Necchi Campiglio o la Fondazione Prada. Masneri presenta Milano come una «capitale del desiderio», l’unica metropoli italiana dove si può sperare di realizzare le proprie ambizioni. Una città oggi nota soprattutto per gli eventi – su tutti, il Fuorisalone – e per la progressiva scomparsa delle fabbriche, che hanno ceduto il passo all’egemonia del terziario, con i grattacieli che hanno modificato radicalmente lo skyline meneghino. E una città che si fregia di essere tra le più inclusive d’Italia, ad esempio per quanto riguarda la comunità LGBT+, che a Porta Venezia trova il suo quartiere simbolo (che un po’ ricalca il Marais di Parigi).

Milan col cœur in man

La certezza è che Milano è una città contraddittoria, senza dubbio a due velocità. C’è chi, effettivamente, qui ce l’ha fatta. Ma c’è anche una schiera sempre più nutrita di persone che per arrivare a fine mese devono rivolgersi a enti di beneficenza (se proprio non sono finite a vivere per strada). Ed è alle tante associazioni benefiche cittadine che è dedicato l’intervento della giornalista della Repubblica Zita Dazzi, che dà vita a un interessante reportage sui numerosi enti caritatevoli (come la Fondazione Pane quotidiano, l’Opera San Francesco, i City Angels) che vivono anche e soprattutto grazie del lavoro instancabile dei volontari, che ogni giorno danno sollievo a chi – soprattutto dopo la pandemia di Covid-19 – vive una situazione di difficoltà economica. «Milan col cœur in man» non è solo un modo di dire.

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La verità è negli occhi di chi guarda

Proseguendo la lettura di questo numero di The Passenger dedicato al capoluogo lombardo (acquista), ci si imbatte in un caleidoscopio di voci fortemente diverse, ognuna pronta a raccontare la “sua” Milano. E allora forse è vero quello che si legge nell’introduzione: Milano ha un’anima cangiante, che muta a seconda degli occhi di chi la guarda.

In un paese spesso rivolto a un passato glorioso e a tradizioni eterne, è facile deridere una città che abbraccia il nuovo senza troppi pensieri, perché l’età dell’oro per i milanesi è sempre domani. E in questa corsa verso il futuro Milano non guarda in faccia a nessuno perché, da vera seduttrice, non giudica ma si specchia negli occhi di chi guarda: accogliente o terribile, attraente o respingente, liberatoria o fagocitante, aperta o omologata.

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Francesca Cerutti

Classe 1997, laureata in Lingue per l’impresa e specializzata in Traduzione. Caporedattrice di Magma Magazine, sempre alla ricerca di storie che meritino di essere raccontate. Nel 2020 è stato pubblicato il suo romanzo d’esordio, «Noi quattro nel mondo».

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