«Nostalgie della terra»: una mappa onirica della Sardegna

Mauro Tetti ci consegna una Sardegna fatta di marinai, sogni, imprese disperate e leggende antiche

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«Nostalgie della terra», recensione libro di Mauro Tetti

La scrittura onirica e opalescente di Mauro Tetti risplende di un fulgore metafisico e disperato, nel suo romanzo Nostalgie della terra (2021), edito da Italo Svevo editore. Un nuovo tassello da aggiungere alla già ricca collana di Incursioni, curata da Dario De Cristofaro per la casa editrice triestina.

Un romanzo che parte e approda al mare, passando attraverso il sogno, l’amore, la morte, la disperazione; proprio come nelle vicende omeriche. Solo che qui non ci sono dèi e glorificazioni, ma solo l’ardimento dell’impresa: l’esasperazione del ritorno è compressa in un tempo che non ha i soliti connotati, si dilata e restringe continuamente. Ci sono premonizioni e leggende, antieroi e il mare, onnipresente e disordinato, custode di chimere e presagi.

Potevo nascere sotto Pisces e invece sono nato sotto le stelle di Cetus. Mia madre Aria non pensava a niente, urlava lacerata. Dalla nostra prospettiva nell’universo, le Pleiadi tramontavano sulla spuma grigia del mare.

«Nostalgie della terra»: l’isola e il viaggio

Proprio come nei racconti antichi – di cui tutto qui ha la forma di una memoria imprecisa e ascendente – il protagonista è inizialmente schiacciato da una condizione che lo costringe a scegliere il viaggio come unica via e possibilità di comprensione e redenzione.

Complici i diari che egli si ritrova fra le mani e una mappa incisa sulla schiena di Maddalena, lascia la confortevole Cagliari e la Scafa alla ricerca del Villaggio perduto, un luogo irraggiungibile, che diventa pertanto la meta perfetta. Un viaggio che si dice coincida indissolubilmente con la morte, tracciato su una cartina con pochi punti saldi.

La ricerca è quella di un tesoro, un cubo di specchi, tatuato sul corpo di Maddalena, che ha il potere di ordinare le cose e dare una sensazione di leggerezza al solo tocco. Eppure il cubo prima di essere, non è molto cose. Ecco dunque che il potere della nomenclatura diventa sinonimo di una forma d’amore demiurgica.

Leggevo e Maddalena mostrava i segni sul corpo. Gli spigoli del cubo erano solchi simili a cicatrici, tagli profondi e mal ricuciti. I tatuaggi tracciavano righe come binari sulla pelle: la mappa dei suoi spostamenti, i segni lineari tra foreste e bracci di mare da affrontare. E per ogni disegno una storia da raccontare, sempre diversa, sfuggente o solamente inventata.

Le coordinate

Ogni capitolo corrisponde a una coordinata, un puntino che si avvicina all’inavvicinabile. Il protagonista inizia il suo viaggio a bordo di una nave guidata dal capitano Pérez e la sua bislacca ciurma: le notti e i giorni sono scanditi dagli incubi, dal clima e dal vezzo del mare che muta umore, dai colori e dalla vita sulle isole su cui sbarcano.

La città murata, Villaggio Pescatori, San Pé, Concali su Terràinu, Malu Entu, Asinara, Il caposanto del villaggio, L’Alguer, Bocche di Bonifatzio, Arcipelago di Maddalena, Mortorio, Smeralda: ogni tappa è una scoperta attraverso idiomi e usanze tanto antiche quanto conosciute o irrealizzabili, un viaggio per esplorare e svelare ancora più a fondo gli incantesimi che il mare è capace di infondere.

E quando non fai niente il tempo rallenta. Quando non sei niente il corpo non è più. Che importa ai morti di Mortorio? Non gli importa perché in un millesimo di secondo il mondo potrebbe cadere, in una manciata di giorni sarà passato lo stesso tempo utile ai vivi per vedere l’ingresso di Andromeda nella Via Lattea.

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I personaggi

Aria, Naira, Salif, la Rondine, Maddalena e Glauco. Sono questi i compagni di viaggio, spiriti passeggeri. Aria che racconta al protagonista delle storie simili a nenie e lo affianca come una madre, Naira donna-cometa amata e venerata nonostante la sua impossibilità di permanere, Salif uomo d’azione che infonde coraggio, la Rondine che veglia sui sogni e infine Maddalena con Glauco, portatrice della storia che ha dato il nome all’arcipelago.

[…] Maddalena era più che un essere umano: era un arcipelago, un oceano, o più semplicemente un sogno. Un’altra mancanza da aggiungere al reliquiario della solitudine.

E poi lui, il Leviatano, il mostro che tutto sa e tutto ingoia, tramortito nella ferocia del mare. Il leviatano è quel che si dice, ma, soprattutto quel che non si dice. La sua ricerca è ostinata, ma scopriamo alla fine che il suo nome è frutto dell’inganno, un’inconsapevole sovrapposizione di idee.

Personaggi-compagni e sussurratori. Ma il grande personaggio, reiterato e richiamato, è lui: il mare.

Mare custode e vicino, mare nemico inaffrontabile, che avvolge l’uomo e lo rende tanto piccolo quanto ospite inatteso, nella corsa frenetica che è il riaffioro alla vita.

Non dovevo sapere altro. Abbiamo fissato la superficie poco illuminata della laguna. Lo specchio d’acqua che riflette la materia oscura, miliardi di buchi neri primordiali in cui le galassie si immergono per fare il bagno. E intorno filamenti di piume e vuoto cosmico. Pareva quasi di vedere un drappo galleggiare nelle pozze mediterranee, ma erano solo cicatrici di luce nel golfo.

Rimappare l’isola

Una Sardegna ostica e incomprensibile – e per questo bellissima – affiora dalle parole di Mauro Tetti. Un dolore sommesso come le leggende che la abitano, e che il suo protagonista scopre e riscopre, attraverso il reiterare della leggenda dei popoli che la abitano. Il diario, espediente perfettamente inconsapevole per il lettore, traccia una rotta inedita e scandita dal ritmo dell’acqua, segno primordiale e indomabile proprio dell’identità di una terra incantevole.

Chi chiude gli occhi per primo, pensavo, vedrà mondi aprirsi e diventare foreste di foglie, vedrà civiltà rinascere dalle macerie dei villaggi ferrigni, vedrà il tempo, percepirà il moto delle costellazioni, forse parlerà a bassa voce con una o due stelle, per dire cose senza senso e senza fine; vedrà le comete scendere sulla terra e distribuire le acque in distese di mari dolci, dove fermentano i primi microrganismi, penserà che i ricordi inizino con l’inizio del mare.

L’autore

Mauro Tetti è nato nel 1986 a Oristano. Nel 2013, con la raccolta di racconti Bestiario ha vinto il premio Gramsci. Altri suoi racconti sono apparsi su diverse riviste, tra cui «Flanerí», «Minima&moralia» e «Nazione Indiana». Nel 2016 ha pubblicato il romanzo A pietre rovesciate (Tunué). Nel 2021 pubblica per la collana Incursioni di Italo Svevo edizioni Nostalgie della terra.

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Ester Franzin

Lettrice incallita, amante della letteratura e della lingua italiana in tutte le sue declinazioni. Classe 1989, è nata in un paesino della Pianura Padana. Si è laureata in Storia dell’Arte a Venezia e poi si è trasferita a Rimini, nel cuore della Romagna. Ha frequentato la scuola Holden di Torino e pubblicato il suo primo romanzo «Il bagno di mezzanotte».

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