«Oh my darling, Clementine»: i fantasmi dell’amore

Amity Gaige racconta il dramma dell'incomunicabilità

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«Oh my darling, Clementine», recensione libro Amity Gaige

«Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece infelice a modo suo». L’incipit di Anna Karenina continua a propagarsi nel tempo come un’eco inesauribile. L’autrice americana Amity Gaige sembra farsene testimone, accogliendo nella sua produzione artistica l’insegnamento di Tolstoj: i rapporti umani, incrinati da insidie e fantasmi, sono protagonisti assoluti tra le pagine dei suoi libri.

«Il matrimonio è una metafora delle relazioni umane in generale», commenta Gaige riguardo lo schema ricorrente dei suoi romanzi. Storie di coppie che scoprono i propri demoni e si trovano a fronteggiarli. Oh my darling, Clementine, è una di queste. Il libro, pubblicato da NNE editore, esce per la prima volta nelle librerie italiane con la traduzione di Chiara Baffa (acquista).

I fantasmi dell’amore

Ogni storia d’amore porta con sé delle ombre. La paura della solitudine, il peso del passato, la vana pretesa di un equilibrio perfetto. È così anche per i giovani sposi Clark e Charlotte. La coppia, pronta ad inaugurare la vita matrimoniale, si trasferisce in una casa gialla a Clementine, un paesino anonimo della provincia di Boston. Tuttavia, l’atmosfera di promettente tranquillità del sobborgo non è così imperturbabile come pretende di apparire. Nasconde insidie, misteri irrisolti, fantasmi inquieti.

Il matrimonio è l’unica condanna per un crimine come l’amore, pensò. Ma, naturalmente, il matrimonio non era qualcosa che avvertiva come una condanna. Dopo tre anni, non gli sembrava nemmeno scandaloso. Solo alcune mattine, svegliandosi accanto a lei, si rendeva conto di che avventura fosse. Un’avventura accaduta un miliardo di volte prima di loro, eppure eccoli qua, i primi al mondo.

La storia d’amore tra Clark e Charlotte, ordinaria solo all’apparenza, si rivela ben presto un’archetipo delle difficoltà relazionali: un racconto universale in cui l’amore è messo a dura prova dai fantasmi dell’inconscio.

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Una casa marcia

La casa gialla a Clementine è la rappresentazione concreta del sentimento che lega la giovane coppia. Un contenitore intatto di facciata, ma marcio al suo interno, abitato da inquietanti visioni. Figure tormentate, perseguitate dal ricordo di un’esistenza complicata, infestano le stanze ed attraversano i corridoi. Allo stesso modo, anche i due ragazzi si trovano imprigionati tra le pareti claustrofobiche, attanagliati dal dolore e dall’ossessione.

Era in un museo del tempo. Stava visitando il museo dei momenti abbandonati – ricordi perduti, isolti, dimenticati, fugaci come sospiri […] Charlotte corse in corridoio, ma il corridoio era infinito, con decine di stanze piene di persone che parlottavano e litigavano e sedevano in silenzio.

Clark, «un tipo incline alla nostalgia», è posseduto da una visione epica ed idealizzata della vita. Orfano di una madre megalomane, fugge dalla realtà in cerca dello straordinario. Charlotte, al contrario, desidera una vita tranquilla, lontana dal suo sofferto passato di solitudine. Aspirazioni divergenti che finiscono per creare una frattura, una voragine sempre più incolmabile.

«Oh my darling, Clementine»: il dramma dell’incomunicabilità

Gaige, con uno stile surreale, quasi grottesco, dipinge tra le pagine il dramma della divergenza dei desideri. Clark e Charlotte son man mano più distanti ed enigmatici, come lo sono anche i loro dialoghi. Omettono la propria verità e rifiutano quella dell’altro. Isolati nei rispettivi inferni personali, si abbandonano al silenzio.

Era triste, pensò, che esistessero tutti quei momenti perduti. Quanti momenti si dimenticano, e la vita diventa un mosaico di buchi. E l’amore la migliore delle ipotesi. Ma quei momenti perduti forse si ricordano di noi. Forse restano incastrati nelle grondaie e negli angoli e nelle fughe delle case perdute.

Oh my darling, Clementine trascina il lettore in un mondo di conflitti interiori, così taglienti da aprire ferite. L’autrice americana attraverso la sua scrittura riesce nell’impresa: raccontare il dolore celato nell’incomunicabilità e dargli lo spazio e la dignità che merita.

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Costanza Valdina

21 anni, nata a Perugia, studia lingue e letterature straniere all’Università Ca’ Foscari di Venezia. La descrivono come un’instancabile lettrice, un’incurabile cinefila e una viaggiatrice curiosa. Negli anni si è innamorata della scrittura e del giornalismo, ispirata dall’ideale che “pensieri e parole possono cambiare il mondo.”

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