«Le perfezioni» e la sottile linea d’infelicità

La malinconica realtà contemporanea

8 minuti di lettura

Quando una vita si più dire esattamente perfetta? Non credo esista un’unità di misura precisa e, in caso contrario, di certo la felicità non può essere un metro di giudizio attendibile. Semmai un effetto placebo dell’illusione. Le perfezioni di Vincenzo Latronico (Bompiani, 2022) cerca di rispondere a questa domanda.

Anna e Tom erano dei creativi. Il termine sembrava vago e urticante anche a loro. I loro titoli professionali variavano ma anche in patria sarebbero stati in inglese – web developer, graphic designer, online brand strategist. Quello che creavano erano differenze.

I due protagonisti vivono a Berlino, si sono lasciati alla spalle l’abitudinaria vita di periferia e s’illudono di essere protagonisti della loro vita, di costruire e riempire un’esistenza in grado di rispecchiare la perfetta felicità. Invidiabile, quasi. Nella città divisa, frammentata, che ha fatto del crollo del Muro fondamenta di una rinascita, Internet si rivela essere un alternativo e sottile muro, una linea dietro cui nascondere un velo d’incomprensibile infelicità

Pezzi di una vita instagrammabile

Senza bisogno di parlarne Anna e Tom si sentivano stritolati dalla nostalgia. Cosa ci facevano lì? A mancargli tanto non era la loro città d’origine, ma qualcosa che lì avevano dato per scontato. Non sapevano cosa fosse, però sentivano che quella mancanza accresceva l’intensità della vita quotidiana ma anche il suo costo energetico, rendendola a volte più entusiasmante, ma in sostanza più dura.

Anna e Tom condividono un hobby che nel tempo si è trasformato in un buon lavoro, «fanno per soldi quello che un tempo avevano fatto per passione». Nessun ufficio in cui rinchiudersi per giorni, lavorano nel soggiorno di una casa arredata come Instagram comanda, in una città culturalmente creativa.

Una casa meticolosamente arredata, amicizie che periodicamente rinnovano, vini elaborati, mostre d’arte, happening nei posti giusti di Berlino… La coppia si mostra innamorata, sì, ma il sesso non è proprio fantastico e i due non sembrano avere davvero voglia di sperimentare. La loro vita sembra definitivamente essere ricoperta di polvere. E desiderano fuggire dalla paura della solitudine, della nostalgia. La perfezione, per loro, non è altro che un pezzettino di vita instagrammabile, che s’incastra perfettamente (appunto) nel formato 1:1 di un post sui social in grado di generare un indefinito numero di interazioni.

Potevano identificare uno per uno gli aggiornamenti che si erano susseguiti – l’introduzione dei like e delle notifiche, la possibilità di condividere video, di rispondere per immagini, di taggare. Ma ogni tentativo di tracciare una correlazione fra quelle minuzie e il modo in cui i social erano dilagati nella loro quotidianità era tanto riduttivo da risultare fuorviante, un po’ come chiedersi se è al primo ramoscello o al terzo albero che la foresta si può dire in fiamme.

Ma possono farne a meno? Possono decidere di rinunciare a tutto ciò?

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«Le perfezioni» come «Le cose» di George Perec

In 140 pagine Vincenzo Latronico rielabora l’arte del vivere di cui George Perec aveva già scritto nel 1965 in Le cose, a lui l’omaggio in esergo: «Era lì che era la vita vera, la vita che volevano conoscere, che volevano fare». Definito come “una descrizione insuperata del mondo contemporaneo”, il romanzo di Perec racconta la storia di una coppia di giovani parigini vittima del consumismo. Jérôme e Sylvie, freschi di studi universitari, vivono in un mondo governato dal febbrile desiderio di ricchezza.

Allo stesso modo, nonostante i due protagonisti di questo romanzo siano lontani dall’ansia del lavoro moderno, dal burnout e dagli sfruttamenti quotidiani, l’autore mostra due giovani freelance che sembrano destreggiarsi benissimo in una vita che non tutti comprenderebbero, non sono ricchi eppure non hanno nulla di cui lamentarsi, eppure sembrano gessati. È un bellissimo quadro imperfetto. Non riescono a immaginare un futuro possibilmente diverso dalla loro quotidianità. È ancora plausibile pensare a una rivoluzione generazionale tanto forte da cambiare drasticamente il presente?

Gli sarebbe piaciuto avere avuto vent’anni nel ’68, o manifestare alla caduta del muso. Per le generazioni passate era stato molto più facile capire chi essere, da che parte stare. I problemi di allora, benché più pressanti, sembravano anche più facili da risolvere in modo chiaro. Oggi le scelte erano troppe e ognuna si dilatava in una selva di biforcazioni che finiva per escludere ogni possibilità di cambiamento drastico. […] Anna e Tom invidiavano non solo chi aveva potuto lottare per un mondo radicalmente diverso, ma persino chi era stato in grado di immaginarlo.

Una strana specie di malinconica realtà

Un racconto lungo in cui Vincenzo Latronico espone, attraverso uno stile di scrittura misurato, in quattro tempi (presente, imperfetto, remoto e futuro), la realtà e i sogni di una generazione disillusa di ventenni o trentenni che, come nel caso di Anna e Tom, ha saputo trasformare Internet e i social network in una forma di quotidianità. Dal lavoro all’attivismo. 

Terminata la lettura, si avrà l’impressione di aver appena terminato un lungo dialogo con due persone che non hanno bisogno di parlarsi per intendersi (difatti è un romanzo privo di discorsi diretti), che nonostante le crepe sanno mantenersi interi senza torturarsi a vicenda. Due amici che comprendi benissimo, ma di cui hai l’impressione di non conoscere tutto.

Le perfezioni (acquista) è una lettera consigliata a chi condivide lo stesso senso di spaesamento, a chi ha assistito alla nascita del social e di una strana specie di malinconica realtàNella sottile linea d’infelicità c’è sempre una via di fuga. Per fortuna, a volte.

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Serena Votano

Serena Votano, classe 1996. Tendenzialmente irrequieta, da capire se è un pregio o un difetto. Trascorro il mio tempo libero tra le pagine JD Salinger, Raymond Carver, Richard Yates o Cesare Pavese, in sottofondo una canzone di Chet Baker, regia di Woody Allen.

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