«Piperita» di Francesco Mila: trovare riparo nei Peanuts

Quando l'inquietudine diventa desiderio di spensieratezza

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Piperita, recensione del libro di Francesco Mila

Le assenze e le mancanze che viviamo nell’infanzia e adolescenza restano sulla pelle per tutta la vita. Lasciano uno spazio vuoto che è rifugio e condanna. È quanto racconta Piperita, il romanzo d’esordio di Francesco Mila, edito da Fandango.

Trovare riparo nei Peanuts

Non me la sentivo di dormire solo, e la notte Emma mi raccontava storie che avevano per protagonista una bambina. Si trattava, nello specifico, di una bambina molto piperita.

È la storia di Lapo ed Emma, della loro crescita insieme a due genitori ingabbiati in un matrimonio infelice, per illusione o incapacità di separarsi. Lapo racconta (e si racconta) la loro vita attraverso i luoghi che abitano (Roma, la Calabria, la casa sul lago) e attraverso le fantasie di due bambini, nelle quali i due fratelli trovavano rifugio: proprio in quelle strisce dei Peanuts con la Piperita Patty che tanto piace alla piccola Emma. Impavida, coraggiosa, sorprendente.

Il padre Gioacchino, oncologo di professione, manifesta la sua rabbia nell’esasperante silenzio che coltiva in meticolosa religione, proprio come con le sue rose, e che male si incastra con le capricciose scenate della madre Lucrezia, insegnante d’inglese. Così male assortiti da avere sempre bisogno di staccarsi l’uno dall’altro.

Ma erano davvero innamorati quando si sono conosciuti e poi sposati? Non lo sappiamo. Non c’è un prima, solo un traballante dopo. Il come è un mistero, ma l’equilibrio di questo matrimonio è già visibilmente incrinato.

I due bambini imparano a farsi scudo da tutto ciò che accade dentro le mura domestiche, ma l’assenza della madre è l’ossessione del racconto. Se c’è una cosa che questa donna, come il padre, non è riuscita a insegnare ai loro figli, è la capacità di riconoscere l’amore e di donarlo. Il linguaggio dell’amore è un film con James Dean, il tradimento, le liti furiose di due persone che non riescono ad affrontare l’idea di una separazione.

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Le difficoltà dell’adolescenza

Secondo Tolstoj, in Anna Karenina: «Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo». Per Francesco Mila, invece, la famiglia diventa convivenza forzata.

Lapo ed Emma trovano riparo l’uno nell’altra, almeno nell’infanzia, legati dalla perdita e dal desiderio di essere amati. Ma durante l’adolescenza le ferite diventano distanze e silenzi, tacita indifferenza che è, ancora una volta, mancanza.

Non basterà qualche anno in più per imparare a costruirsi una corazza di salvataggio da quel dolore, anzi. Lapo ed Emma sono sempre più lontani, una distanza che assomiglia tanto al rapporto dei genitori. Forse perché è l’unica educazione sentimentale che i due hanno ricevuto.

Il muro del silenzio è la loro arma di difesa che, almeno Lapo, porta con sé anche nelle sue relazioni interpersonali, nell’amicizia con Amedeo e nella prima storia d’amore con Greta. In tutto ciò, però, Emma si lascia consumare dalla bulimia. Una dura realtà da affrontare, che Lapo stenta a riconoscere e ad ammettere.

La notte, prima di andare a dormire, Emma mi avrebbe spiegato perché una Piperita non può essere triste: “O sei triste o sei Piperita. Non puoi essere entrambe”.

Ritrovare la spensieratezza infantile

Tra i tanti promettenti esordi del 2021, Piperita di Francesco Mila è un romanzo di formazione che sicuramente non passa inosservato e che cattura il lettore con prepotenza emotiva.

Sin dalle prime pagine svela una storia pregna di dolore, lo stello che accomuna i figli di coppie infelici. Mette insieme la rabbia, la paura, la gioia delle prime volte, la maturità che solo i bambini sanno dimostrare nei dialoghi, i traumi che diventano disturbi e l’autoaffermazione che è l’adolescenza. I personaggi parlano di sé attraverso le loro azioni, senza enfasi descrittive, il comportamento è il lessico che li accompagna. Ricercato, mai eccessivo.

Più si va avanti nella lettura, più quelle parole rivelano gli angoli più oscuri dei legami che nella vita costruiamo, senza cliché e banalità, attraverso una penna che in ogni capitolo cerca di trasmettere qualcosa di personale. Eppure è come se avesse ancora tanto da dire. E scrivere, soprattutto.

Un libro dalla storia coinvolgente, emotivamente graffiante, consigliato a chi sente ancora addosso l’inquietudine giovanile e desidera ritrovare la spensieratezza infantile. Nel nostro piccolo io ci sono lati e dettagli del nostro carattere che, negli anni, non bisogna mai dimenticare o annientare.

Perché nell’infelicità, Emma trova rifugio nei Peanuts, nell’impavida protagonista dei suoi racconti notturni. Avremo sempre bisogno di uno spazio, un ricordo a cui fare ritorno. E nascondersi, per un po’.

Ed è la tenerissima mappa in cui cullarsi lungo il viaggio verso l’età adulta, per imparare a combattere il risentimento che stagna nello squarcio di un matrimonio fallito.

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Serena Votano

Serena Votano, classe 1996. Tendenzialmente irrequieta, da capire se è un pregio o un difetto. Trascorro il mio tempo libero tra le pagine JD Salinger, Raymond Carver, Richard Yates o Cesare Pavese, in sottofondo una canzone di Chet Baker, regia di Woody Allen.

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