«Poer nano»: brevi storie di un Dario Fo illustrato

Racconti che presentano perfettamente lo spirito farsesco di Dario Fo

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Pubblicato nel 2021 e edito da Giulio Perrone Editore, Poer nano unisce le opere teatrali di Dario Fo alle opere grafiche del figlio, Jacopo. Il breve libro contiene sette storie scritte da Dario Fo tra il 1953 e il 1976, di cui cinque illustrate.

C’è chi riesce a ridere della suocera bisbetica, del villano […] ma è una risata fra i denti, spesso livida… un feto sotto spirito… come una risata macabra. Che è la risata del potere. A noi piace un altro singhiozzo, che ci faccia riflettere, che ci apra il cranio, che ci abitui a razionalizzare e riscoprire da angoli diversi i fatti e le cose.

Le brevi storie bibliche illustrate

Le prime due storie sono Il caino e l’abele e Sansone e Dalila. Scritte e recitate per la radio (si possono ritrovare gli audio su Youtube) nel 1953 e nel 1956, sono illustrate da Jacopo Fo, così da rendere le opere ancora più d’impatto e sovversive.

Il caino e l’abele presenta un rifacimento dell’evento biblico. Abele è un bellissimo ragazzo riccioluto mentre Caino è il fratello brutto e basso, il «poer nano». Per quanto Caino cerchi di imitare il bel fratello, riesce solo a fare danni. Per questo motivo, Caino viene preso in giro e ostracizzato da tutti. Dopo una sfuriata a causa di un’ape, Caino tira un pezzo di legno contro Abele e lo uccide.

Sansone e Dalila ricrea una versione parodistica della storia della Bibbia. Sansone è un gigante che si aggira per la città e suona il flauto «pirulì pirulì» tra le pecore. Dopo essere stato preso in giro da un leone, lo uccide ma il popolo gli si rivolta contro. Il rifiuto del popolo innervosisce Sansone e comincia a picchiare la gente con una mascella di un asino. Contro di lui viene mandata Dalila, che programma di togliergli i suoi poteri con «un bacio d’amore». Di fatto, dopo una notte d’amore, Dalila taglia i capelli a Sansone e provoca la sua successiva morte.

Le brevi storie comiche non illustrate

Le due storie non illustrate sono Il novecentonovantanovesimo dei Mille¸ scritta nel 1961, e  Il padrone manichino-flipper, scritta nel 1967.

Nel primo racconto Teresina piango il suo amato, scappato – si dice – con una ricca signora. Al ritorno di questo, il padre di Teresina minaccia di picchiarlo ma Carlo dice di avere un’ottima motivazione per essersi dileguato. Segretamente, infatti, ha combattuto con i Mille di Garibaldi e presto deve tornare sul campo. Vengono portati gli abitanti della cittadina ad ascoltare la sua storia e viene addirittura interpellato Garibaldi, appena passato di lì. Saranno vere le storie di Carlo? No.

Nel secondo racconto siamo in un’azienda, durante la pausa degli operai. Questi si lamentano del lavoro e parlano di come in Giappone vengano creati dei pupazzi a forma dei direttori per sfogare la rabbia degli operai. Armida, appena tornata dal manicomio, finisce di credere che questo sta avvenendo nella loro azienda. Una volta che il direttore viene fulminato dalla corrente e diventa paralizzato, Armida crederà nell’arrivo propizio del manichino. E chissà che cosa gli combinerà…

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Le altre brevi storie

Mancano a rapporto altre tre storie. Prete Liprando e Ciuccocorno, illustrate, e Anatema per Orchestra, non illustrata. Scritte tra il 1963 e il 1976, sono di registro comico e quasi moraleggiante.

Prete Liprando è incentrato sulla figura di questo prete a favor di popolo e contrario alla ricchezza. Durante una battaglia dei chierici lo sfigurarono e questo lo portò ad indossare una mascherina per coprire gli sfregi. I suoi seguaci cominciarono a copiarlo e ben presto divenne famosissimo. Andò dall’Arcivescovo e propose una sfida: se avesse camminato sui bracieri ardenti, l’Arcivescovo se ne sarebbe andato da Milano. Liprando sta per vindere, l’Arcivescovo scappa… ma poi Liprando cade.

La storia del Ciuccocorno ripresenta la furbizia dei potenti, in forma animale. Un asino riesce a proteggere tutti gli erbivori con il suo bel corno. Scaccia i loro predatori, i quali cominciano a fingersi “vegetariani” per far credere a tutti di essere cambiati. E gli asini purtroppo sono asini, quindi il nostro eroe ci casca e vien da loro ingannato.

Anatema per Orchestra presenta il papa Paolo VI, intento a dirigere un’Orchestra che man mano comincia ad avere tratti animali. Questi finiscono per litigare, insultarsi e lottare tra di loro, ma vengono presto fermati dal Santo Padre. Questo viene spaventato da dei topi e chiede chi li abbia invitati.

– Proprio voi, santità, col vostro invito a rientrare tutti nella grande Orchestra-madre. Voi li avete evocati.

– No. […] Amici e alleati… ma ognuno nella propria buca… loro di fogna e noi d’Orchestra!

L’immancabile stile di Dario Fo

In queste brevi storie rimane intoccato quel determinato stile comico che ha reso Dario Fo… Dario Fo. Non manca quella comicità che, con un occhio più attento, mostra quell’ipocrisia del mondo, quella morale che d’impatto può sfuggire.

L’accompagnamento delle immagini create da Jacopo Fo non fanno che aiutare il lettore a vedere – letteralmente – la potenza di questa comicità, quasi come se fosse a teatro. Le espressioni dei personaggi che vengono rappresentati sono esplicative, teatrali.

Si ritorna quindi a quella risata che fa riflettere, che non lascia solo un momento di ilarità ma ci mostra un punto di vista diverso, ci fa riscoprire nuovi dettagli. Una risata non fine a se stessa, nel momento della battuta, ma che ci porta a pensare, a considerare aspetti nuovi e inesplorati.

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Greta Mezzalira

Classe 1995, laureata in Filologia Moderna. Innamorata del teatro fin dalla prima visione di "Sogno di una notte di mezza estate" durante una gita scolastica. Amante di musical e di letteratura.

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