Sradicarsi per ritrovarsi

«La scomparsa delle farfalle» di Fabio Geda

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«La scomparsa delle farfalle» di Fabio Geda

È uscito lo scorso aprile per Einaudi Stile Libero La scomparsa delle farfalle, l’ultimo romanzo di Fabio Geda. Dopo Una domenica (Einaudi, 2019), che scandagliava la storia di una famiglia, lo scrittore torinese ci racconta stavolta quella di un gruppo di giovanissimi amici.

«La scomparsa delle farfalle»: la trama

Giugno 2002. Andrea, poco più che ventenne, sottovaluta l’intensità di un temporale in una località di montagna e viene travolto da un’ondata di fango. È solo, non c’è nei paraggi nessuno che si sia accorto dell’accaduto e possa aiutarlo, e d’istinto lui non si aggrappa solo al tronco di un albero, ma anche a ricordi lontani, che lo riportano al primo anno di liceo. Siamo di nuovo nel 1995, a Torino, e Andrea – da poco trasferitosi con la madre nel capoluogo piemontese – fa amicizia con tre compagni di classe: Valerio, Cora e Anna. Quella che sembra una semplice simpatia nata fra i banchi di scuola si trasforma ben presto in un legame viscerale, indissolubile. E, a tenere insieme le vite dei quattro ragazzi, c’è uno speciale collante: la bottega dell’anziano rigattiere Azeglio, dove amano rifugiarsi dopo le lezioni.

La scomparsa delle farfalle si presenta dunque fin da subito come un romanzo di formazione in piena regola, che segue i protagonisti nei delicati e burrascosi anni dell’adolescenza. Li vediamo crescere, illudersi, sfidare la sorte e le regole, innamorarsi, in certi casi affrontare situazioni ben più grandi di loro. E, soprattutto, li conosciamo bambini e pian piano li vediamo diventare giovani uomini e donne.

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Verso l’età adulta

Diventare grandi è fare un salto verso l’ignoto, sembra dirci Fabio Geda, a volte mettendo in discussione ciò che siamo stati fino a quel momento. È un processo continuo: mentre è più facile individuare e datare il passaggio dall’infanzia all’adolescenza – complici anche evidenti e inevitabili trasformazioni fisiche –, non si può dire altrettanto per quello dall’adolescenza all’età adulta. Qual è il punto esatto in cui smettiamo di essere ragazzini e diventiamo, a pieno titolo, uomini e donne? Una risposta univoca non c’è.

Di fronte alla portata di certi eventi della nostra vita, però, ci siamo tutti ritrovati a dire: adesso comincia la mia età adulta, è appena tramontata un’epoca che non tornerà mai più. Va così anche per i quattro protagonisti de La scomparsa delle farfalle, che archiviano definitivamente la loro adolescenza quando all’improvviso Azeglio, che tanto l’aveva caratterizzata, muore. Ma forse per Andrea – tra i quattro, quello che percepisce ogni emozione con intensità maggiore – quest’epoca irripetibile era già finita qualche tempo prima. Per lui la fine dell’adolescenza corrisponde a un evento all’apparenza minore, ma che nel suo sentire non lo è affatto. E che non per niente dà il titolo all’intero libro:

Si guardò attorno. Erano rimaste le piante, ma l’assenza delle farfalle dominava l’ambiente quanto la loro presenza aveva fatto anni prima, quando si erano sollevate in un volo caotico staccandosi dai rami e dai fiori su cui erano appollaiate, in un turbinio di turchesi e gialli e viola e blu che lo aveva lasciato stordito dalla meraviglia. Pensò che anche le persone a volte sembrano animali a sangue freddo. Pensò che c’è gente che per sopravvivere ha bisogno di una certa temperatura esterna: c’è chi si adegua a qualsiasi ambiente e chi invece deve trovarne uno specifico, uno adatto.

Quando si erano appena conosciuti, Andrea, Valerio, Anna e Cora si erano intrufolati di nascosto nel giardino di una villa, dove si erano incantati di fronte a migliaia di farfalle di tutti i tipi. Quando, tornandoci da solo anni dopo, Andrea scopre che ormai le farfalle non ci sono più, si ritrova di fronte alla consapevolezza che l’adolescenza se n’è andata per sempre e che è cominciato il suo viaggio verso un’età adulta piena di incognite, in cui fatica a capire gli amici di sempre, ma anche sé stesso. Ma forse è questo smarrimento a indicargli una possibile via: come gli dice a un certo punto Cora, a volte bisogna sradicarsi per ritrovarsi.

Insolite linee temporali

Fabio Geda non è nuovo a linee temporali insolite. In Una domenica aveva raccontato una storia articolata, che si dipanava però nell’arco di un’unica giornata; ne La scomparsa delle farfalle parte invece dalla fine, mettendo poi in scena un lunghissimo flashback. Ci aiutano a orientarci le date poste accanto al titolo di ogni capitolo: il 10 giugno 2002 Andrea viene travolto da un’ondata di fango e da lì si ritorna indietro al gennaio del 1995, all’inizio della sua amicizia con Anna, Valerio e Cora. Da quel punto la sequenza temporale segue l’ordine cronologico, ma dopo una decina di capitoli l’autore torna a ricordarci che in realtà quello che stiamo leggendo è solo un lungo ricordo:

Ma a quel punto accadde una cosa. Nell’istante in cui si sentí sollevare e trascinare via, in una regione del cervello che sapeva chiamarsi amigdala, iniziò la risposta della paura. […] Era la normale reazione del corpo. La cosa strana, invece, fu il ricordo estemporaneo che il cervello, con la velocità alterata del sogno, decise di portare alla luce in quel momento tra infiniti altri ricordi possibili.

Non faremo spoiler sul primo ricordo a cui istintivamente il cervello di Andrea si aggrappa per tentare di resistere in un momento così drammatico – ci limitiamo a definirlo potente, al punto da dargli la forza di non soccombere. Da parte di Fabio Geda, questa struttura temporale insolita rappresenta un bell’espediente narrativo, che ben rende l’idea delle interminabili ore che Andrea trascorre sotto il fango, avvinghiato con la mente alle persone più importanti della sua vita. E che fa montare nei lettori un’angoscia crescente, riassumibile in una sola domanda: sopravvivrà, dopo tutto quel tempo? Fino alla fine del libro non avremo una risposta.

Consigliato a…

La scomparsa delle farfalle (acquista) è un’opera fortemente plot-driven, la cui colonna portante è il susseguirsi degli eventi – una caratteristica che rende il libro scorrevole e spinge i lettori a proseguire la lettura per capire che piega prenderà la storia. Ma, al tempo stesso, c’è sempre una sottile nostalgia di fondo che pervade ogni pagina di questo romanzo. Consigliamo per queste ragioni il libro a chi cerca una storia avvincente, che lo tenga incollato alla pagina, e voglia viaggiare indietro nel tempo, nell’adolescenza di questi quattro ragazzi (e forse, in qualche modo, pure nella propria). Abbracciando il rischio (calcolato) di immalinconirsi un po’.

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Francesca Cerutti

Classe 1997, laureata in Lingue per l’impresa e specializzata in Traduzione. Caporedattrice di Magma Magazine, sempre alla ricerca di storie che meritino di essere raccontate. Nel 2020 è stato pubblicato il suo romanzo d’esordio, «Noi quattro nel mondo».

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