Dentro «La sostanza instabile» di Giulia Lombezzi

In bilico fra altruismo ed egoismo, in nome del desiderio di vivere

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«La sostanza instabile» di Giulia Lombezzi.

Una sfida. Una partita di calcio, Italia contro Francia. È su questa scena che si apre La sostanza instabile di Giulia Lombezzi (Giulio Perrone Editore), il suo romanzo d’esordio, finalista al Premio Calvino nel 2020. Il Paese intero è incollato agli schermi per seguire la partita dell’Europeo. La piazza si riempie di famiglie, giovani coppie, bambini. Un solo battito, un solo respiro. Un corpo unico e compatto che si snoda sotto lo sguardo fiero della Minerva. La notte torrida di Milano è ansiosa e incontenibile. All’improvviso l’esplosione. Un boato.

La massa si disgrega, ognuna pensa a sé stesso, a salvarsi, a non rimanere vittima di una notte estiva che doveva essere di festa. Nulla è più come prima. Tutti cercano di nascondere quanto avvenuto e ricominciare. Torna l’alba e una quotidianità da riconquistare. L’esplosione lascia le sue cicatrici sparse nel corpo e mal cucite, la morte di una ragazza, ma tutti sembrano pronti a dimenticare. Come si spiega questo desiderio silenzioso di andare oltre e ricominciare subito a vivere, questa risposta naturale allo spirito di autoconservazione?

Sulla scia dei fatti di Piazza San Carlo

La sostanza instabile affonda le sue radici nel 2017, quando Giulia Lombezzi vince una borsa di studio e decide di frequentare il corso annuale della scuola di scrittura Belleville. Esperienza da cui è scaturito questo romanzo struggente ed emozionante, frutto della consolidata esperienza drammaturgica e della vivace curiosità letteraria dell’autrice. È emerso da un’esigenza espressiva, quella di raccontare un preciso fatto di cronaca entrato di colpo nelle case degli italiani, fino a quel momento animate da un clima di festa. Infatti, per costruire questa storia, Lombezzi si è ispirata ai fatti avvenuti in Piazza San Carlo a Torino nel giugno 2017.

Finale di Champions League: la Juventus, in cerca di un riscatto dopo la sconfitta del 2015, affronta il campione uscente, il temibile Real Madrid di Cristiano Ronaldo. Alla fine, vincerà la squadra spagnola, per 4-1. Ma la notizia è un’altra: l’utilizzo di spray urticante in Piazza San Carlo che genera il caos. Il terrore si spande come l’onda generata dalla caduta di un sasso in uno stagno immoto. Nel tentativo di fuggire le persone si accalcano, si sovrappongono. Il risultato: oltre 1500 feriti e tre morti.

Ne La sostanza instabile, in cui l’autrice si ispira ai fatti reali trasportando la narrazione nella sua Milano, l’impressione è che ogni singolo momento di quella serata sia filtrato dall’immaginazione, associata a un’idea di soffocamento. Lombezzi accompagna il lettore a rivivere la sensazione di essere masticato dalla folla. E l’interrogativo più grande che ne consegue: che cosa fare in mezzo a quel caos? La risposta è difficile e non definitiva: si può solo prendere atto del fatto che non ci si conosce mai fino in fondo. Il panico fa agire in maniera insensata, aggressiva e irrazionale.

«La sostanza instabile», un romanzo figlio della psicosi

Questo romanzo è figlio del suo tempo. Il secolo delle psicosi, del terrorismo. Torri Gemelle, Charlie Hebdo, Piazza San Carlo. Siamo assuefatti a questa cultura del terrore. La psicosi legata all’attentato è ormai radicata in noi, emerge anche nelle attività quotidiane, come prendere la metropolitana.

L’esplosione, a inizio romanzo, mette in luce l’aspetto più crudo dell’individualismo umano. Salvare sé stessi, sintetizzato nella celeberrima formula «si salvi chi può». Marco, Serena e altri personaggi sono accomunati dal senso di colpa postumo per la loro fuga, ma nel momento del bisogno hanno pensato solo a sé stessi, assecondando il più spietato darwinismo sociale.

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È nel momento di necessità che emergono i più ancestrali sentimenti umani. I più veraci, i più spietati. Si può assistere ad atti d’amore, di protezione, ma anche di aggressione verso l’altro. Nessuno, neppure l’autrice, sembra in grado di condannare i suoi personaggi: in fondo, l’animo umano è anche capace di provare sentimenti forti e generosi. C’è anche chi, trovandosi fuori dal caos generale, nel romanzo come nella realtà, ha deciso di aprire la porta di casa e aiutare. Altruismo ed egoismo hanno confini labili.

Una sostanza è instabile quando, in risposta a stimoli esterni, modifica rapidamente la sua natura, cambia stato. Questo dipende dal fatto che i suoi legami chimici sono deboli. È impossibile sradicare l’instabilità dalla vita, ma i legami con le persone e con le passioni possono aiutare a non esplodere. L’inconscio fa rumore, a volte è assordante e in questo romanzo l’autrice ha lasciato che sconfinasse oltre la razionalità. I pensieri in corsivo disturbano la narrazione, sporcano i dialoghi. Ne La sostanza instabile Lombezzi riesce a destreggiarsi abilmente tra parola detta e parola pensata – un retaggio della sua formazione teatrale. Assecondando le pulsioni più profonde dei suoi personaggi, l’autrice scava dentro la ferita, dove fa più male. Dove il confine tra bene e male soccombe di fronte ai complessi meccanismi in cui il razionalismo è sacrificato in favore di un’esasperata e naturale voglia di vivere.

Nunzio Bellassai

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