Innamorati di Stephen King

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La scrittura, per Stephen King, è sempre stata «un’enorme quantità di duro lavoro», un esercizio costante da «non prendere mai alla leggera».

Autore dalla fantasia inesauribile e dallo stile inconfondibile, narratore prolifico di persone ordinarie in circostanze straordinarie, King nasce a Portland il 21 settembre del 1947. Affascinato fin da piccolo dai romanzi gotici ritrovati in una scatola di libri del padre, l’autore americano trasforma la lettura in un’arma invincibile per fronteggiare i «punti morti della vita» e uno strumento di crescita, un punto di partenza e confronto per avvicinarsi alla scrittura.

Rapito dal gotico classico di Walpole e Stoker, dai racconti orrorifici di Lovecraft e Matheson, da fumetti pulp e mostri cinematografici, King ha dato vita ad un immaginario multiforme e sconfinato in cui la ricerca della verità è posta al centro e si snoda tra esistenze e circostanze fantasiose, «bugie su persone mai esistite.»

La gente può definirmi uno scrittore horror, se vuole, e va bene […] ma credo di fare molto di più, mi interessa il mistero di ciò che siamo e di quello che siamo capaci di fare.

Per iniziare: «It»

A Derry, una cittadina di provincia del Maine, si respira un’aria sinistra: scompaiono giovani, un terrificante clown fa delle insolite apparizioni e si avvicendano fenomeni inspiegabili. In questa cornice maledetta, le vite di sette bambini si incrociano e si intrecciano indissolubilmente, dando vita al «club dei perdenti»: un gruppo di persone segnate da storie di vita controverse, tutte, per un motivo o per un altro, vittime della discriminazione.

La loro comune lotta contro l’emarginazione segnerà il punto d’inizio di una sfida ancora più grande, quella contro la paura. I bambini scopriranno che il male non è solamente un pagliaccio assassino, ma qualcosa di più sconvolgente: è una creatura multiforme e insidiosa, senza nome né identità, voracemente ghiotta dei timori intimi dell’inconscio.

Allora vai senza perdere altro tempo, vai veloce mentre l’ultima luce si spegne, vattene da Derry, allontanati dal ricordo… ma non dal desiderio. Quello resta, tutto ciò che eravamo e tutto ciò che credevamo da bambini, tutto quello che brillava nei nostri occhi quando eravamo sperduti e il vento soffiava nella notte. Parti e cerca di continuare a sorridere. Trovati un po’ di rock and roll alla radio e vai verso tutta la vita che c’è con tutto il coraggio che riesci a trovare e tutta la fiducia che riesci ad alimentare. Sii valoroso, sii coraggioso, resisti. Tutto il resto è buio.

Diventare un «essere amorale» di fronte alla pagina bianca, confessa King durante un’intervista, è l’unico modo per poter raccontare la verità sull’uomo. Infatti, tra le pagine di It (acquista), uno romanzi più significativi della sua intera produzione, l’autore realizza con spietatezza un’accurata indagine sul male e sulla paura, tratteggiando con il suo inconfondibile stile ipnotico un ritratto dell’umanità nelle sue sfaccettature più profonde, più scomode, più torbide.

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Per continuare: «22.11.63»

King suggerisce ai lettori che il male e la paura non si celano solo sotto le spoglie di creature terrificanti, ma, anzi, s’insinuano nella realtà quotidiana, nella società e nella Storia dell’umanità.

2011, Lisbon Falls, Maine: Jake Epping ha trentacinque anni ed insegna inglese al liceo. Vive solo, ma è un assiduo frequentatore della tavola calda dell’amico Al. È proprio lui a rivelargli un segreto che rivoluzionerà la sua vita, ovvero che il ristorante nasconde un passaggio spazio-temporale che conduce al 1958: «la tana del Bianconiglio».

Al coinvolge l’amico in una missione folle: impedire l’assassinio del presidente Kennedy. Jake accetta e si tuffa negli anni ’60. Si presenta come George Amberson ed inizia una nuova vita: una vita che sovverte qualsiasi regola temporale. È davvero possibile cambiare il passato? Un passaggio temporale può realmente migliorare le sorti del mondo?

Era una bella sensazione per andare avanti, così mi allontanai, dandomi il vecchio consiglio: non voltarti, non guardarti mai indietro. Quante volte la gente, dopo un’esperienza singolarmente bella (o singolarmente brutta) si dicono quelle parole? Spesso, mi sa. E di solito il consiglio non viene ascoltato. Gli umani sono programmati per guardarsi indietro. Per questo il nostro collo ruota su un perno.

22.11.63 (acquista) è una storia emozionante, ferocemente reale, che riflette sulla fragilità del tempo e sulla piccolezza dell’uomo di fronte all’intricato telaio del destino.

Innamorati di Stephen King: «On Writing»

On writing (acquista), come recita il sottotitolo italiano, è l’autobiografia di un mestiere. Un saggio che raccoglie frammenti di un’esistenza e di ciò che l’alimenta: la scrittura.

Scrivere non c’entra con i soldi, diventare famosi, rimorchiare senza problemi, scopare facile o farsi un sacco di amici. Alla fin fine, il nocciolo della questione è arricchire la vostra esistenza e quella dei lettori. È rialzarsi, rimettersi in sesto e passare oltre. Ritrovare la gioia, d’accordo? Ritrovare la gioia […] se avrete il coraggio di cominciare, ce la farete. Scrivere è magia, acqua di vita, al pari di qualsiasi attività creativa. L’acqua gratis. Forza, bevete. Bevete e dissetatevi.

A metà strada tra una raccolta di ricordi e un manuale, On Writing vuole essere un inno in nome della scrittura come esercizio democratico: un’attività «seducente», a cui chiunque si può avvicinare per restarne assuefatto. Perché, come sostiene lo stesso King, scrittura e lettura non possono e non devono essere occupazioni elitarie, ma mondi accessibili a cui abbandonarsi senza impedimento.

Potete accostarvi alla scrittura con nervosismo, eccitazione, speranza o addirittura angoscia, quella terribile impressione di non mettere completamente nero su bianco pensieri e sentimenti. Potete provarci con le mani strette a pugno, gli occhi a fessura, pronti a spaccare culi senza pietà per nessuno. Oppure perché volete che una ragazza vi sposi o per cambiare il mondo. Va bene comunque, tranne che con leggerezza. Ve lo ribadisco: non accostatevi a una pagina bianca con leggerezza. Non vi sto chiedendo di farlo con reverenza o ingenuità. Non vi sto chiedendo di essere politicamente corretti o accantonare il vostro senso dell’umorismo, augurandomi che ne siate provvisti. Questa non è una gara di popolarità o di virtù, e nemmeno una funzione religiosa. Però è scrivere, porca miseria, non lavare la macchina o mettersi l’eyeliner.

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Costanza Valdina

21 anni, nata a Perugia, studia lingue e letterature straniere all’Università Ca’ Foscari di Venezia. La descrivono come un’instancabile lettrice, un’incurabile cinefila e una viaggiatrice curiosa. Negli anni si è innamorata della scrittura e del giornalismo, ispirata dall’ideale che “pensieri e parole possono cambiare il mondo.”

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