«Le transizioni» di Pajtim Statovci: essere umano, essere mondo

L'autore di origine kosovara narra una storia di identità fluida e globale

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Copertina «Le transizioni» a cura di © Sellerio

Nel suo saggio Una stanza tutta per sé (1929), Virginia Woolf scriveva che «nel cervello dell’uomo l’uomo predomina sulla donna, e nel cervello della donna la donna predomina sull’uomo. La condizione più normale e più appagante è quella nella quale i due vivono insieme in armonia, cooperando spiritualmente». Lo scrittore kosovaro naturalizzato finlandese Pajtim Statovci ha portato all’estremo questa riflessione sulla mente androgina nel suo romanzo Le transizioni, pubblicato da Sellerio nel 2020 con traduzione di Nicola Rainò, dove l’identità androgina arriva a trascendere i confini nazionali e diventa espressione di una società contemporanea liquida e globale.

La trama del romanzo

Le transizioni ha per protagonista Bujar, giovane albanese la cui storia si dipana dal 1990 al 2003 in un continuo alternarsi dei ricordi del passato e degli avvenimenti presenti. Partito giovane dall’Albania per l’Italia assieme all’amico – e anche unico amore della vita – Agim, si muove tra varie identità e vari paesi, tra cui Italia, Finlandia, Stati Uniti e Spagna, in cerca di un posto nel mondo e di una nuova identità dopo aver rinnegato le sue origini albanesi.

L’inserimento di Bujar in una nuova società, però, risulta molto difficile. Il sogno di una nuova vita diventa impossibile da realizzare, in quanto il protagonista viene sempre etichettato come diverso, persona estranea a sé stesso e agli altri. Allo stesso tempo, rinnegando l’identità albanese, Bujar rinnega anche l’esistenza di una casa, e questo fa di lui un apolide, un’entità senza identità né origine, «una menzogna che va creata dal nulla».

L’idea di attraversamento fisico e identitario

Per comprendere al meglio questo romanzo, sarebbe meglio soffermarsi sulla scelta del titolo da parte del traduttore. In lingua originale, il romanzo si intitola Tiranan sydän, «Cuore di Tirana». Sebbene l’Albania abbia un ruolo rilevante per Bujar, il titolo dell’edizione inglese del romanzo Crossing, «attraversamento» o «incrocio», è quello che meglio rappresenta lo spirito de Le transizioni. Questo romanzo, infatti, racconta l’attraversamento nel tempo e nello spazio di Bujar, ma anche l’incrocio di identità, sia a livello sessuale che etnico.

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L’attraversamento di Bujar è temporale, in quanto la sua storia è raccontata alternando il passato della sua infanzia, con i ricordi della sua famiglia, della sua vita a Tirana ai tempi del dittatore comunista Enver Hoxha e la fuga dall’Albania e dalla sua miseria assieme ad Agim, con il presente, momento nel quale Statovci raffigura i continui cambi di identità del protagonista. L’attraversamento, invece, è spaziale, in quanto Bujar si sposta di paese in paese alla ricerca di un luogo dove realizzarsi come persona, senza però mai riuscirci.

Quanto all’incrocio di identità, Bujar può decidere non solo la sua identità sessuale, ma anche quella etnica. Così facendo, il protagonista ribadisce il concetto di identità liquida, consistente nell’assunzione di molteplici identità e nell’appropriazione della cultura di ogni paese in cui approda.

Essere in rapporto agli altri

Bujar, però, afferma anche che «per vivere innumerevoli vite, devi essere in grado di coprire le menzogne con altre menzogne per evitare il maelstrom che si scatenerebbe se venissi scoperto». Questa riflessione ricorda molto, da un lato, quelle condotte dal filosofo Paul Ricoeur in Sé come un altro (1990), per il quale l’identità è un “io-ipse”, un qualcosa sempre in divenire e in continua definizione. Dall’altro, quelle del Pirandello di Uno, nessuno, centomila, secondo cui, invece, l’individualità è un’entità disgregata per via non solo di come ci definiamo, ma anche di come gli altri ci definiscono.

Ne Le transizioni Bujar esiste perché sempre in continua definizione attraverso le sue invenzioni, i suoi furti d’identità che combina a suo piacimento attraverso la parola, ma anche perché a definirlo sono i rapporti che intesse con gli altri. È da intendersi in questo senso, infatti, la scelta di narrare al presente le parti in cui il ragazzo si trova a Roma, Helsinki, Berlino e Madrid, e la parte finale dedicata al ritorno in Albania. Il tempo presente, infatti, indica un’identità in continuo divenire, che si sta costruendo nel momento stesso in cui sta narrando la sua storia.

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Essere come menzogna e la morte dell’io

La menzogna e l’invenzione, dunque, sono alla base della costruzione dell’identità di Bujar, che si definisce rubando l’identità alle persone che incontra:

Così Rosa scompare dalla mia vita e il nostro amore svanisce in un istante, una sfortunata serie di eventi e lei, da persona in carne ed ossa, si trasforma in una sequenza di immagini nella mia testa, diventa una storia, un personaggio che posso far comparire quando voglio, estrarla come una carta da un mazzo, accenderla come un canale televisivo.

Le transizioni vede le identità di Bujar in continua invenzione. Inventare un’identità presuppone, però, la morte di sé stessi. Se inventarsi una nuova identità presuppone la morte della vita precedente, ciò implica al contempo la morte del protagonista, il cui vero io resta intrappolato in vite che alla fine non sono la sua e da cui difficilmente può uscire. Bujar non esiste più in quanto identità fissa, ma fluida, mobile, alla continua ricerca di se stesso.

«Le transizioni», tra categorie e identità fluida

L’identità di Bujar viene definita anche in base alla percezione che gli altri hanno di lui. È per questo motivo, infatti, che decide di non denunciare l’aggressione subita a Berlino da uno dei suoi conoscenti:

[…] dovrei raccontare tutto nei minimi dettagli, mostrare i permessi e la carta d’identità, documenti che è come non fossero miei e mi porto addosso come adipe in eccesso, e dovrei motivare, spiegare e giustificare che non ho l’obbligo di divulgare il mio sesso a nessuno, che non sono responsabile di quello che la gente pensa di me, ma è una loro costruzione, una loro supposizione.

L’invenzione delle identità del protagonista mette in luce, perciò, un aspetto fondamentale del nostro modo di approcciarci agli altri: il concetto di categoria. Bujar denuncia il modo in cui viene definito dagli altri, che appena conoscono la sua origine lo definiscono «negro, bianco, zingaro, musulmano». In una parola, lui è l’altro, lo straniero, una persona da dominare attraverso etichette di genere ed etnia da fissare tramite dei documenti.

Se da un lato lo rende prigioniero, dall’altro il frequente cambio d’identità permette al protagonista di scardinare il concetto di categoria, affermando, perciò, l’unicità dell’essere umano: «[…] per come la vedo io una persona è sempre unica, ognuno ha un suo modo di mostrarsi, di parlare, non esistono due persone uguali, nemmeno due gemelli sono perfettamente identici».

Bujar: essere umano, essere mondo

La libertà e l’esistenza per Bujar consistono nell’essere sia uomo che donna, ma allo stesso tempo nell’avere come patria «stati stranieri che ha dovuto far diventare la sua patria». Bujar vive, quindi, per addizione. È un individuo, ma essendo l’identità un concetto liquido non esiste in quanto singolo, ma in quanto moltitudine: uomo, donna, italiano, albanese e tedesco.

Le transizioni di Pajtim Statovci è, dunque, il romanzo dell’identità liquida, fluida, che non ammette categorizzazioni di genere ed etnia. Nonostante Bujar fallisca nel realizzare se stesso, allo stesso tempo riesce a esistere, a vivere tutte le vite che ha sempre desiderato: è uomo, donna, ma è anche cittadino del mondo. La sua storia è un inno alla libertà di essere ciò che si desidera, di scegliere la propria appartenenza di genere e di etnia. In breve: di essere umani, di essere mondo.

Sono un uomo che non può essere una donna, ma che volendo potrebbe sembrarlo, ed è meglio che so fare, giocare a travestirmi, e decido io quando iniziare e quando smettere. […] Posso scegliere cosa sono, posso scegliere il mio sesso, la mia nazionalità e il mio nome, il luogo di nascita, semplicemente aprendo la bocca. Nessuno è tenuto a rimanere la persona che è nata, possiamo ricomporci come un nuovo puzzle.

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Laurea magistrale in Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee presso l’Università degli Studi di Milano con tesi in letteratura tedesca e allievo dell'edizione 2021 del Master "Il lavoro editoriale" della Scuola del Libro. Crede fortemente nel fatto che la letteratura debba non solo costruire ponti per raggiungere e unire le persone, permettendo di acquisire nuovi sguardi sulla realtà, ma anche aiutare ad avere consapevolezza della propria persona e della realtà che la circonda.

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