«La verità su tutto» di Vanni Santoni: manuale per falsi profeti

Un romanzo di falsi profeti e movimenti New Age

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La verità su tutto

«Se qualcuno vi dirà: Ecco, il Cristo è qui, oppure: È là, non credeteci, perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti». Così scrive Matteo nel Vangelo parlando di falsi profeti. Di falsi profeti, però, se ne trovano anche nella nostra contemporaneità. Si pensi, per esempio, ai movimenti New Age, spesso tacciati di diffondere verità assolute su basi inventate.

Qualcosa del genere la racconta anche Vanni Santoni, tornato in libreria con La verità su tutto (Mondadori, 2022), proposto alla settantaseiesima edizione del Premio Strega da Edoardo Nesi. Questo romanzo unisce cultura rave e filosofia induista per raccontarci come possono nascere esattamente questi falsi profeti e le loro idee.

La trama di «La verità su tutto»

La protagonista di La verità su tutto è Cleopatra Mancini, personaggio già apparso in Muro di casse (Laterza, 2015), un ibrido fra romanzo e saggio sulla cultura dei rave party (nel romanzo, infatti, si fa riferimento a «un libro arancione. Il libro di V. sulle feste»). Sociologa fiorentina e ricercatrice, la donna inizia un percorso di ricerca sul Male dopo aver provato sensi di colpa per un film pornografico in cui ha visto un’attrice simile a Emma, la sua ex fidanzata.

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Questo cammino la porterà ad abbracciare la filosofia induista. Cambierà nome in Shakti Devi, e diventerà persino capo della comunità spirituale della Fondazione Shakti assieme a Kumari Devi. Tuttavia, la domanda a cui Santoni cerca di rispondere assieme a noi lettori è: Cleopatra è veramente un’illuminata, una Siddharta dei giorni nostri, oppure è una bugiarda?

La (quasi) verità su tutto

Leggendo La verità su tutto, vengono in mente le seguenti parole di Ugo Fabietti e del suo saggio L’identità etnica (Carocci, 2013) sull’idea di cultura in quanto invenzione:

Comunicando tra loro gli esseri umani “inventano” una cultura, nel senso che questa si configura come il risultato, l’accordo di individui che “negoziano” un certo significato. […] Questa idea di invenzione ci suggerisce che la cultura non è qualcosa di definito una volta per tutte, e nemmeno un’entità “reale” pratico-simbolica che si sviluppa in base a “leggi” sue proprie, bensì qualcosa che scaturisce da un’interazione e da un accordo tra soggetti comunicanti.

La cultura spirituale di cui si fa portatrice Cleopatra è frutto di una mediazione fra lei e i personaggi che popolano il romanzo di Santoni. La sua verità si fonda sul tentativo di indurre gli altri a credere a quello che ha vissuto e alla sua presunta ricerca del significato del Male:

Non c’entrava credere nel dio (era ridicola anche l’espressione: nel momento in cui si accettava che il dio era ovunque, era la cosa più reale che ci fosse, anzi l’unica reale): c’entrava, semplicemente, credere. E tanto più credevo, e studiavo (anche il buddhismo tibetano, a quel punto, che pareva un ulteriore oceano rispetto alle mie scarse competenze), tanto più facevo e organizzavo (e imparavo anche a gestire i fondi: fui io a trasformare il Centro Shakti nella Fondazione Shakti), tanto più i devoti arrivavano, e arrivavano a un ritmo da grande pellegrinaggio – Da Khumb Mela!, diceva Kumari esagerando – che faceva sì che la nostra prima preoccupazione fosse ormai capire dove metterli.

Una confessione tra reale ed onirico

La narrazione prevalentemente in prima persona, il racconto impostato come fosse una confessione, la sovrapposizione del reale con la dimensione onirica – fomentata dall’uso di sostanze psicotrope–, i tentativi di giustificarsi – anche attraverso l’uso di fonti letterarie e filosofiche come Etty Hillesum o Sant’Agostino –, e i sensi di colpa e il ricorso a verbi come “credere” e “ricordo” sfidano il lettore sulla veridicità e l’autenticità della spiritualità di Cleopatra, e smascherano il modo in cui lei ha costruito il suo percorso verso l’Illuminazione.

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«La verità su tutto»: una parodia delle dottrine New Age?

Vanni Santoni sembra in realtà parodiare la nascita di dottrine New Age attraverso la storia di Cleopatra. Si legga, ad esempio, quello che dice l’ascoltatore misterioso commentando le vicende di Cleo:

«Shakti Devi parla. Io prendo appunti chiedendomi se sia pazza, o se si tratti di una qualche boutade zen, come quella del maestro che dice agli allievi che la cosa più preziosa del mondo è un gatto morto».

Cleopatra racconta una conversione spirituale che parte da motivi futili, ovvero l’aver visto in un film porno una ragazza simile alla sua ex, Emma, e pensando a fatti ed eventi avvenuti durante l’adolescenza come l’incidente capitato a Mugnai e la bravata in casa di Pia Nardetti, ma anche la sua partecipazione a un concorso truccato per il posto di ricercatrice all’università. Cleopatra ingigantisce la cosa facendo un parallelismo col furto delle pere di Sant’Agostino, e come il filosofo cristiano cerca anche lei di giustificare il male che pensa di aver veramente commesso in passato.

Un altro aspetto interessante, seppur possa sembrare irrilevante, è l’albicocco che la protagonista trova nel rifugio del Paradisino. L’albero sembra scimmiottare il ficus dove Siddharta Gautama raggiunse la bodhi, ovvero l’Illuminazione. Questo elemento vegetale ritornerà in mente a Cleo nel momento in cui dirà a Kumari Devi come impostare la dottrina della propria comunità:

Buh, direi rimettendo al centro la meditazione e i testi, togliendo di mezzo qualunque cosa puzzi di new age, inventando un calendario rituale serio e poi puntando su quello che va di fare ai giovani: alberi, certo, poi raggiungere la piena autosufficienza energetica, mettere in regola tutti i lavoratori, tornare a essere un modello

La dottrina egoista di Cleopatra

L’espressione «tornare a essere un modello» allude, in realtà, al vero intento di Cleopatra: creare una dottrina per essere al centro dell’attenzione. La ricerca del senso del Male e i tentativi di redenzione della protagonista sono in realtà un modo per la protagonista per rendersi importante e per trarre profitto.

È interessante osservare, infatti, come Laura, la fidanzata di Cleo, chieda a quest’ultima se «voglia mettersi ancora una volta al centro dell’attenzione». Le domande della protagonista sul Male, dunque, non appaiono come un tentativo di rimediare alle proprie colpe, quanto un modo per rendersi importante e, sotto certi aspetti, anche demiurgo di quello che vivono lei e gli altri:

Non stavo forse elaborando tardivamente il lutto di un abbandono, dettato solo dalla mia vanità, da un senso pratico (perché sì, Laura era più bella/intelligente/nuova!) che non si sublimava in altro che vanità, e ora, quasi a giustificarmi, lo ascrivevo a un più ampio sistema di “mali”?

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Cleopatra: illuminata o bugiarda egoista?

Se si considera questo pensiero della protagonista, e il fatto che alla Fondazione Shakti «si usassero sostanze illegali per “dare l’illusione dell’illuminazione”», allora quello che racconta Cleo, i suoi sensi di colpa e la sua redenzione, risulta frutto di una bugia: «l’ultimo trastullo di una borghese» che «evocava passati mitici che non erano mai esistiti», che «dava la colpa ai deboli o a sovrastrutture fattesi incomprensibili ai più» per il solo gusto di gonfiare il proprio ego e di rendersi al di sopra di chiunque altro, e nel fare ciò imbrogliare tanti innocenti.

Cleo diventa, allora, rappresentante di tutti quei santoni delle sette New Age che fingono di cercare e di operare il Bene della collettività. A loro non importa consolare gli altri e dargli una nuova casa, ma soltanto porsi al centro del mondo illudendosi a loro volta di essere padroni della loro realtà. Come dice la protagonista: «si poteva creare qualcosa nella casa trasparente, che ero io, nel buio».

«La verità su tutto»: menzogne New Age

La verità su tutto riesce attraverso una storia di formazione che reinterpreta la filosofia induista in chiave contemporanea a rispondere alla seguente domanda: non tanto il perché del Male, ma quanto di vero c’è nel Bene che professiamo e che cerchiamo di realizzare. Come ogni grande scrittore che si rispetti, Vanni Santoni si dimostra in grado di sfidare il lettore smascherando la falsità di una dottrina spirituale, tanto simile ai movimenti New Age contemporanei, frutto degli impulsi egocentrici e solipsistici della sua creatrice, che mira soltanto a manipolare la sua realtà e le persone che la circondano.

Cos’è quella faccia? Avrai capito qual è il tuo compito adesso, no? Ehi, non commuoverti, non c’è niente da piangere: Cleo…
Lascerà il suo corpo ma…
Bene, vedo che le hai imparate, queste fregnacce che ciclicamente vengono su dall’Oriente. Vuoi accompagnarmi sopra, sul letto?

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Alberto Paolo Palumbo

Laurea magistrale in Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee presso l’Università degli Studi di Milano con tesi in letteratura tedesca e allievo dell'edizione 2021 del Master "Il lavoro editoriale" della Scuola del Libro. Crede fortemente nel fatto che la letteratura debba non solo costruire ponti per raggiungere e unire le persone, permettendo di acquisire nuovi sguardi sulla realtà, ma anche aiutare ad avere consapevolezza della propria persona e della realtà che la circonda.

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