«Vedi quello che puoi fare»: un invito alla sorpresa

La ricerca estetica dello squilibrio

7 minuti di lettura

Vedi quello che puoi fare non è un consiglio, è una richiesta fatta da Roger Silver, l’editor di Lorrie Moore. Le scriveva queste parole in quasi tutte le note, nei pacchi che inviava all’autrice con annesse proposte su cui fare un pezzo. «Una formula magica, un invito alla sorpresa». Fatta questa scoperta, sin dalle prime pagine è stato difficile pensare a una possibile recensione. Cosa si poteva mai dire di una persona che nella vita ha impiegato le parole per descrivere il mondo o per disciogliere il pensiero che altri hanno tradotto in pagine?

Quindi vediamo quello che possiamo fare

Analitica, a tratti divertente, sempre veritiera. Sempre in grado di cogliere gli elementi di debolezza e di furore di una pubblicazione, che sia un libro o una serie tv. Lorrie Moore è, prima di tutto, una scrittrice di romanzi e racconti che, nel panorama editoriale italiano, hanno trovato spazio tra le pubblicazioni di Sperling e Bompiani, fino alla recente acquisizione di tutte le sue opere da parte de La Nave di Teseo

Vedi quello che puoi fare è un excursus che si fa approfondimento letterario degli ultimi decenni, una lettura a ritroso. Diventa un quadro generale di libri e autori del passato (Roth, Atwood, Cheever) ma anche film, avvenimenti, figure politiche… Il riconoscimento dell’importanza che queste persone di rilievo hanno avuto nel presente.

Recensioni e saggi apparsi su riviste come il New Yorker, il Guardian, il New York Times. Testi che sanno mantenere qualcosa di personale e soggettivo. Non fa mai mistero dei suoi giudizi, anzi porta avanti la sua parzialità di autrice ricercando nuove analisi nel dato biografico. Le contaminazioni tra scrittori non depotenziano il significato dell’opera, ma sono un inedito condensato di valore in più.

Sebbene nella critica, ma più in generale nella recensione, non si sta giudicando la persona ma la sua opera, è ingiusto tralasciare l’intromissione dello scrittore o il regista. La sua anima, il suo ego, è sempre lì, nascosto tra le righe. Lorrie Moore è, come lei stessa ammette, un’artista che osserva gli artisti.

Dopo il suo How to Become a Writer, un discorso sulla scrittura che è davvero una chicca su come si finisca per essere scrittori e sulle paure degli esordienti, affronta ancora una volta il mistero del mestiere della scrittura.

Un’artista che osserva gli artisti

La maggior parte degli scritti contenuti in questo libro rappresenta quello che si poteva fare o almeno che io potevo fare, immergendomi nell’osservazione di ciò che gli altri potevano fare; risposte culturali a risposte culturali.

Si trasferisce giovane a Manhattan, dove lavora per due anni in uno studio legale. Dopo un corso di scrittura alla Cornell University, per il mondo dei lettori è amore a prima vista. Inizia a studiare giurisprudenza per scoprire cosa faccia davvero un avvocato, o almeno così dice, ma non ha nessuna intenzione di portare avanti una vita che non è nelle sue corde.

Dei suoi anni giovanili le restano piccoli ricordi di leggerezza, per esempio il modo che ha di impiegare il denaro. Le strette spese su cibo e trasporti, i biglietti di cinema e teatro di cui non poteva in alcun modo fare a meno.

I suoi racconti sono un condensato di sapiente ironia dosata ad arte. E perché scrivere? Cosa porta una persona a scegliere di percorrere questa strada nella vita? Domande a cui non è detto ci sia una risposta, ma è un punto di partenza. E poi, l’angolazione, la voce e il tono giusti. La paura di non essere compresi, la voglia e il desiderio di raccontare ed esporsi.

Questo suo affrontare la vita, dal punto di vista letterario, in maniera così consapevole le ha permesso di diventare una delle voci americane più influenti.

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Trovare le parole

Se all’inizio è stato difficile trovare le parole giuste per affrontare l’impatto con la necessità di scrivere una recensione su questa raccolta, a mente lucida è più facile comprendere la narrazione, i suoi insegnamenti su ciò che un’ottima recensione dovrebbe dire e dare.

Provare una sana invidia sarà assolutamente normale per chi aspira a percorrere le stesse strade nella vita, ma è altrettanto assicurato che tra le sue pagine si troveranno consigli e impressioni che resteranno ben conservate nelle memorie di un giornalista che è prima di tutto amante della lettura e della letteratura.

Lo stile e la preziosa scelta delle parole non tralasciano alcun dettaglio. Una responsabile visione della letteratura di chi «ha saputo donarsi al proprio lavoro come a un innamorato». Possessione, intimità, irregolarità, improvvisazione.

Afferra qualcosa, studialo, scuotilo, fallo rimbalzare su una superficie immobile per guardare quanta vita profonda e vigorosa contiene. Galleggia? Osserva. Vedi quello che puoi fare.

Una lucida prosa che mette in risalto il sofisticato ed emotivo messaggio di altri come lei, prima di lei, insieme a lei.

Una raccolta consigliata a chi, come Lorrie, è condannato alla ricerca estetica dello squilibrio attraverso la scrittura.

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Serena Votano

Serena Votano, classe 1996. Tendenzialmente irrequieta, da capire se è un pregio o un difetto. Trascorro il mio tempo libero tra le pagine JD Salinger, Raymond Carver, Richard Yates o Cesare Pavese, in sottofondo una canzone di Chet Baker, regia di Woody Allen.

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