Storie surreali di epifanie e amori disperati

«La vita è breve, eccetera», di Veronica Raimo

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«La vita è breve, eccetera» di Veronica Raimo

Dopo il successo di Niente di vero – vincitore del Premio Strega Giovani nel 2022 –, lo scorso 17 ottobre Veronica Raimo è tornata in libreria, sempre per i Supercoralli di Einaudi, ma stavolta con una raccolta di racconti: La vita è breve, eccetera. O meglio, un'”autoantologia” che racchiude il meglio della sua produzione di narrativa breve degli ultimi quindici anni. C’è solo un racconto scritto appositamente per questa nuova pubblicazione, quello che dà il titolo all’intero libro; gli altri dieci erano usciti nel corso degli anni su riviste o in antologie collettive. Ora hanno trovato tutti un’unica casa.

La penna irriverente di Veronica Raimo

Chi ha letto Niente di vero ritroverà in La vita è breve, eccetera la stessa vena comica. Diversi sono infatti i racconti che ci presentano situazioni surreali, che le protagoniste cercano di affrontare con una serietà quasi fuori luogo, che finisce con lo strappare una risata ai lettori. Ne Il dono, per esempio, una giovane donna si trasferisce in un nuovo appartamento e la prima mattina si trova sullo zerbino un cetriolo infilato in un preservativo. Appena lo vede, va in tilt e non sa cosa fare dell’ortaggio, pur tentando di esaminare la faccenda nel modo più razionale possibile, vagliando ogni possibilità:

Se mi limitassi a rimuovere il cetriolo lasciando un vuoto eloquente sullo zerbino, sarebbe un messaggio abbastanza forte? Dovrei sostituirlo con un biglietto? Ma con su scritto cosa? Valuto altri scenari: farlo a fettine e metterlo in un tupperware (troppo elaborato). Appenderlo alla maniglia come fosse un pupazzo impiccato (troppo concettuale). Rimpiazzarlo con un fiore (troppo hippy). Infilarmelo e farmi una foto (troppo spavaldo o troppo disperato).

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Eppure, la comicità irriverente di Veronica Raimo altro non è se non un espediente che spiana la strada a riflessioni più profonde. Lungi da noi fare spoiler, ma capiremo presto che ciò che manda davvero in tilt la protagonista de Il dono – e che la obbliga a guardare in faccia una situazione che a lungo ha finto di non vedere – non è il cetriolo in sé. Va così anche per le protagoniste di Non si guardano i nani e La commissione, altri racconti dalla forte componente surreale. Nel primo una bizzarra famiglia americana scambia per la nipote italiana una ragazza in visita per la prima volta negli Stati Uniti – la quale, non potendo più chiarire l’equivoco, sta al gioco. Nel secondo una scrittrice si lascia coinvolgere dalle richieste sempre più assurde di un’anziana vicina rimasta da poco vedova e si accorge che, più queste sono strambe, più lei si sente ispirata nella stesura di un romanzo su cui era da tempo bloccata.

Destini da compiere e cerchi che si chiudono

Altri racconti di La vita è breve, eccetera ruotano intorno a questioni rimaste in sospeso nelle vite dei personaggi, in cui si rivela decisivo quello che potremmo definire un “segno del destino”. Irene, la protagonista di Come nessuna madre, è una giovane promessa della danza classica che intesse una relazione clandestina con Rudi, il suo insegnante. Lui decide di interromperla quando la moglie rimane incinta; assistiamo quindi a una notevole ellissi temporale, in cui intuiamo che ognuno degli attori di questa storia ha fatto la sua vita. Ma a un certo punto accade qualcosa di grosso, che costringe Irene – ormai adulta – a ripercorrere i suoi vecchi passi.

La scossa, invece, si apre con una ragazza sorpresa da una scossa di terremoto a letto con un uomo… ma quello non è il suo letto e lui non è il suo fidanzato. L’evento in questo caso non è niente più che un pretesto per cominciare il racconto, tutto incentrato su una casa acquistata anni prima dal padre della giovane nella sperduta (e immaginaria) Arcopinto. Un’abitazione intrisa di ricordi legati a cose che non è mai stata in grado di dire al padre – morto ormai da tempo –, ma anche a un ex fidanzato, Filippo. E se il sisma che devasta la casa fosse una sorta di sprone a voltare finalmente pagina, magari anche compiendo un gesto inaspettato?

Amori disperati

Le donne nate dalla penna di Veronica Raimo hanno quasi tutte una cosa in comune: vivono amori che potremmo definire disperati. Sono risucchiate dagli strascichi di storie ormai finite, o non riescono a vedere che quelle che vivono non le stanno portando da nessuna parte. In Presenza, il racconto che chiude la raccolta, la protagonista inizia a sentire uno strano fischio in un orecchio quando finisce la storia più importante che abbia avuto. Con il suo ex si sono lasciati in modo più che amichevole, eppure il corpo di lei si ribella.

È legato a un “amore disperato” anche il racconto forse più intenso dell’antologia, Nice Person, la storia di una donna che ha capito troppo tardi di amare un uomo e non sa rassegnarsi all’idea di averlo ormai perso. Nice Person è il titolo della canzone che li aveva fatti innamorare; intervistando il cantante – e poi finendoci a letto –, la protagonista avrà come la sensazione di ricongiungersi a un amore perduto con cui, nella sua testa, continua strenuamente a parlare:

– Non so fare niente, – ti ho detto. – Se vuoi posso corteggiarti, ma non so fare altro.
– Mi sta bene –. E avevi già cominciato a non credermi.
Tra le cose che non sapevo fare, c’era scaricare la musica. Poi ho imparato. Ho scaricato il nostro pezzo. Quante volte l’ho sentito? Con le parole giuste. Ma ero affezionata a quelle sbagliate. Allora le sbagliavo apposta, e ogni volta che sbagliavo ripensavo al tuo braccio vicino e io che non l’avevo nemmeno sfiorato.

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C’è un sottile filo rosso che collega tutte queste storie e rimanda al titolo della raccolta: l’estrema caducità dell’esistenza. La vita è breve, non è una frase fatta, e noi dovremmo smetterla di procrastinare – a maggior ragione quando in ballo ci sono i sentimenti. I personaggi del libro faticano a vivere davvero il presente, per poi guardare indietro, con malinconia, a tutte le occasioni lasciate sfumare. L’unica che sembra sfuggire a questa dinamica è proprio la protagonista del racconto eponimo, che rimanda per anni un viaggio, come illudendosi di avere un tempo infinito a sua disposizione; intuire che le cose non stanno così sarà per lei una specie di epifania, che la aiuterà in un altro contesto a non ripetere lo stesso errore. Ed è significativo che sia il solo personaggio del libro a vivere un amore rivolto al futuro e non al passato.

«La vita è breve, eccetera»: alcune curiosità

Alla fine del libro sono elencati i racconti usciti su riviste e in antologie, con il relativo anno di pubblicazione e, in qualche caso, il titolo originale. Non tutti i racconti, infatti, compaiono nella raccolta con il titolo che avevano dapprincipio. E per alcuni – duole ammetterlo – il nuovo titolo non è accattivante come quello vecchio. Basti pensare che originariamente Il dono si chiamava L’ortaggio: un problema pratico da risolvere, e Totò si intitolava No, grazie, sono una lesbica

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Ma non è l’unica curiosità legata a quest’opera. Nel corso della presentazione milanese del libro, tenutasi lo scorso 8 novembre alla libreria Verso di corso di Porta Ticinese e moderata da Marco Rossari, Veronica Raimo ha confessato di aver dovuto modificare la prima stesura di La scossa, datata 2019, perché un’intera pagina era confluita, quasi identica, nel suo romanzo Niente di vero. E, per quanto riguarda il racconto eponimo, l’autrice ha rivelato di avere pensato, prima ancora di ideare la trama, proprio al titolo La vita è breve, eccetera. Sapeva anche che nel racconto sarebbe comparsa una frase precisa, diventata poi il centro di una delle pagine più divertenti di tutto il libro: «l’hai mai fatto con un selvaggio?».

Mi ha rivolto il suo sguardo di pura intensità, privo di parole, spossante. Poi è arrivato il verbo.
– L’hai mai fatto con un selvaggio?
Naturalmente non è facile rispondere a una domanda del genere, perché il no e il sí si equivalgono. Il no assomiglia a un invito, il sí pure.
Se Vincent fosse stato un uomo capace di prendersi in giro, sarei stata più indulgente, ma era chiaro non ci fosse alcuna traccia di ironia nella sua sparata, il che la rendeva il peggior tentativo di rimorchio della mia vita. […] Cosí mi sono appellata proprio alla questione semantica.
– Bisogna mettersi d’accordo su cosa si intenda per selvaggio.

Consigliato a…

Consigliamo La vita è breve, eccetera (acquista) a chi ha apprezzato Niente di vero e la straordinaria ironia della penna di Veronica Raimo, ma anche a chi si avvicina per la prima volta a questa autrice. Sono racconti quasi da spiluccare, da leggere anche in ordine sparso, lasciandosi ispirare dai titoli. L’ideale per chi magari ha poco tempo da dedicare alla lettura ma non vuole privarsi del piacere di una bella storia.

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Francesca Cerutti

Classe 1997, laureata in Lingue per l’impresa e specializzata in Traduzione. Caporedattrice di Magma Magazine, sempre alla ricerca di storie che meritino di essere raccontate. Nel 2020 è stato pubblicato il suo romanzo d’esordio, «Noi quattro nel mondo».

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