«Vita Nostra»: tra fantasy, formazione e filosofia

Il fantasy russo che rompe gli stereotipi tipici del suo genere

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Vita nostra

Vita Nostra di Marina e Sergej Djačenko è stato pubblicato in russo nel 2012 e portato in Italia nel 2021. L’opera è edita da Fazi Editore, con la traduzione di Silvia Carli e Denise Silvestri. È un’opera ambiziosa e multiforme che oltrepassa i limiti di genere letterario e fascia d’età per offrire al lettore un’esperienza straniante su ogni livello.

«Vita Nostra»: la trama

La giovane Saška è in vacanza con la madre quando viene avvicinata da un inquietante individuo, Farit Kozennikov. L’uomo la costringe a eseguire, giorno dopo giorno, una serie di compiti bizzarri in cambio di misteriose monete d’oro. Saška sogna di studiare Filologia, ma Farit continua a seguirla e assegnarle compiti sempre più ardui. La costringe, infine a ritirare l’iscrizione all’università per recarsi nel misterioso Istituto di tecniche speciali della cittadina di Torpa, a malapena segnata sulle cartine stradali.

La vita accademica a Torpa rivela da subito a Saška che quello non è un istituto come gli altri. I professori sono eccessivamente severi, gli studenti più grandi sembrano stralunati e addirittura invalido. La cosa più strana sono i libri di testo, che sembrano scritti in un linguaggio incomprensibile. Nell’istituto, Saška fa amicizia con un ragazzo, Kostja, che altri non è che il figlio di Farit. Al contrario di Saška, sempre più determinata ad apprendere i segreti delle discipline insegnate a Torpa, Kostja vuole solo sopravvivere.

Nel corso dei tre anni in cui si dipana la vicenda, Saška approderà a un livello sempre maggiore di conoscenza delle arcane discipline dell’Istituto. Riesce ad andare oltre alla realtà tangibile delle cose con la mente e con il corpo. Questo provocherà conseguenze pesantissime per lei stessa e per la sua famiglia.

Un fantasy fuori dai cliché

Vita Nostra si colloca perfettamente all’interno della linea editoriale perseguita negli ultimi anni da LainYA, la collana per giovani lettori di Fazi Editore. I romanzi proposti all’interno di questa collana, come Piranesi, Il mare senza stelle o Vita Nostra incarnano un’idea più legata a quella del Bildungsroman che ai cliché young adult. Questo li rende appetibili anche a un pubblico più maturo. Eredi più di Jorge Luis Borges che di Anna Todd, questi romanzi esplorano la formazione dell’identità dell’individuo all’interno di contesti fantastici e onirici, per mezzo di narrazioni altamente concettuali e dalla struttura poco lineare.

Vita Nostra entra a pieno diritto all’interno di questa categoria. Marina e Sergej Djačenko reinterpretano il cliché della scuola di magia alla luce di una sensibilità completamente diversa da quella, ad esempio, di J.K. Rowling o Lev Grossmann. L’ambientazione dell’Istituto di Tecniche Speciali di Torpa e la natura particolare di alcuni insegnamenti risulta già in partenza perturbante, tanto per i personaggi che per il lettore. Impossibile provare invidia per Saška e i suoi compagni, che accedono a conoscenze di livello superiore spesso contro la loro stessa volontà e pagano un prezzo carissimo a livello di salute e vita personale.

Il fantastico e la campus novel

Vita Nostra rientra nel sottogenere della campus novel, che sta vivendo un vero e proprio momento di gloria grazie alle community di lettori raccolte intorno a diversi social network. Sulla scia di romanzi come Dio di illusioni di Donna Tartt e Non è colpa della luna di M.L. Rio – ma anche di film come L’attimo fuggente – nella campus novel vengono portate all’estremo le dinamiche di competizione e disuguaglianza che contraddistinguono il contesto accademico. In questo modo si completa il quadro attraverso un’atmosfera dal sapore quasi gotico e un focus accentuato sui rapporti instaurati tra i personaggi.

La campus novel e il genere fantastico si sono già incrociati in più occasioni, come nel caso delle già citate opere di Lev Grossmann o La nona casa di Leigh Bardugo. Vita Nostra affronta, però, la questione dal punto di vista della cultura russa contemporanea ed è forse l’assenza di differenze significative a turbare maggiormente. Anche nell’Est Europa l’istruzione viene vista come una pedina nell’avanzata della società più che come un momento di formazione dell’individuo. Per questo, la famiglia ostacola la partenza di Saška per Torpa per il fatto che si tratta di un istituto di alta formazione tecnica in una cittadina di provincia e non per le circostanze inspiegabili che l’hanno portata a questa scelta.

«Vita Nostra»: dolore e metamorfosi

L’espressione “conoscenza attraverso dolore” (πάθει μάθος) risale all’Agamennone di Eschilo ed è stata utilizzata da generazioni intere come capro espiatorio per giustificare i danni psicologici arrecati agli studenti in nome dell’apprendimento. In Vita Nostra queste parole vengono interpretate in senso ancora più letterale. Nel corso dei tre anni all’Istituto gli studenti attraversano fasi di vero e proprio disfacimento psicofisico, per poi ricomporsi ritornando solo apparentemente come prima.

Il titolo originale della trilogia di cui fa parte Vita Nostra è “Metamorfosi”, un termine che rimanda da subito all’omonimo romanzo di Franz Kafka. Il riferimento a quest’opera è evidente soprattutto nella seconda metà del libro, quando i risultati dell’apprendimento frenetico e accelerato delle discipline magiche hanno ripercussioni visibili sul corpo di Saška. La citazione rimanda anche a una delle correnti di narrativa di speculazione più vive del panorama contemporaneo: il New Weird.

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La riflessione sull’identità

Da un lato Vita Nostra opera una commistione tra generi letterari che lo colloca al di fuori da ogni classificazione. Dall’altro l’operazione compiuta dai coniugi Djačenko risulta tutt’altro che kitsch o puramente virtuosistica. Il cambiamento esteriore nelle caratteristiche fisiche della protagonista altro non è che l’espressione visibile di un ben più profondo cambiamento a livello interiore, strutturale, che agisce sul concetto stesso di “identità”.

Alla luce di un mondo che si rivela in tutta la sua complicata e ineffabile struttura, fatta di riferimenti e interconnessioni invisibili agli occhi dei comuni mortali, ha ancora senso il concetto di persona, di individuo? È possibile, invece, che l’idea stessa di “persona” nasconda in realtà un sostrato molto più complesso. Un po’ come un libro non si giudica dalla copertina, oppure l’indirizzo di una pagina Web è spesso insufficiente per descriverne il contenuto di informazioni al suo interno. Alla fisica, d’altronde, corrisponde fin dai tempi di Aristotele la metafisica, lo studio del mondo oltre alle cose tangibili.

Il caso editoriale di «Vita Nostra»

Nel 2012 i coniugi ucraini Marina e Sergej Djačenko pubblicano in russo Vita Nostra, opera che riscuote nel corso degli anni un grande successo nell’Europa dell’Est. Nasce come prima parte di una trilogia di companion novel, ossia romanzi autoconclusivi ma legati da un leitmotiv comune. L’opera unisce richiami alla cultura e alla letteratura russa a elementi fantastici e di formazione appetibili anche al pubblico internazionale.

Complice il passaparola dei social network così come una discreta quantità di premi letterari in patria, Vita Nostra approda sul mercato internazionale grazie alla traduzione inglese ad opera di Julia Meitov Hersey per l’editore Harper Collins. La difficile collocazione sul mercato di un prodotto editoriale così complesso e sfaccettato è stata compensata immediatamente dal riscontro entusiasta di autori anglofoni come Neil Gaiman, che ha a sua volta sfidato le convenzioni di genere e registro nelle sue opere.

L’edizione italiana gode a sua volta dell’inserimento in una collana coerente dal punto di vista stilistico e concettuale, oltre che di una traduzione scorrevole e precisa. In questo modo, al pari della protagonista, ora anche il pubblico italiano potrà essere catturato dal fascino magnetico e perturbante della magia di questo romanzo.

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Francesca Fenaroli

Classe 1997, laureata in Scienze dei Beni Culturali e studentessa di Editoria a Milano. Si occupa, tra le altre cose, di intrattenimento, cultura popolare e narrativa di genere. Umberto Eco sarebbe fiero di lei, o almeno così le piace pensare.

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