«Zia Dot» e l’agognata libertà

A volte, per rimettere a posto ogni cosa, serve una spinta, una rincorsa, una svolta.

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Ti diranno: «Se hai sempre vissuto a Milano, e della tua città conosci anche la puzza dei tombini, scrivi una storia ambientata a Milano». E invece Riccardo D’Aquila sogna, lanciandosi in un moderno on the road americano in cui Marvin e Dorothy sono i suoi Dean Moriarty e Sal Paradise. Zia Dot, il suo romanzo d’esordio (Fandango, 2022), nato da un racconto pubblicato nel 2019 su ‘tina, ha preso forma negli anni, lasciandosi contaminare (e non condizionare) dalle storie americane a cui siamo affezionati.

«Zia Dot», la trama

Nella malfidata e lussuosa Bel Air, Dorothy si ritrova incastrata in una gabbia dorata che è la sua quotidianità con cui è costante lotta, ma una battaglia che continua a perdere. Dot, sempre elegante e dalla battuta inopportuna, ha da poco perso la madre, una donna che non l’ha mai accettata davvero (omosessualità compresa), quando Marvin riappare e implora il suo aiuto. Lui è stato un suo grande amico ai tempi delle scuole, fino al giorno in cui è sparito con una telefonata. Son passati quindici anni.

Sono l’ultima persona con cui devi giustificarti. Avrai avuto i tuoi motivi, sia per andartene da qui che per decidere di farlo di punto in bianco. Quello che è successo dopo, il Messico, sono fatti tuoi. Se ti fa stare sereno, non ce l’ho con te. Forse un po’, all’inizio, quando sei partito, ma solo perché non riuscivo a capire. E poi ho capito, dovevo smetterla di farmi domande. Sì, certo, è stato bello detestarli tutti finché è durato ma, come si dice, la vita è tua. Anzi, alla fine ti ho anche stimato, sai? L’hai pensato e l’hai fatto. Ci hai mandato tutti a farci fottere e sei tornato da dove sei venuto. L’ho apprezzato, davvero.

E così, Dot decide di mettersi in gioco. Non chiede nulla, non vuole sapere cosa ne è stato di Marvin. Mette a disposizione il suo pick-up (eredità del padre), e i due partono. Destinazione: Phoenix. Perché? È un grande segreto da rivelare a Dot solo una volta arrivati a destinazione. E allora, per quale motivo Dot dovrebbe accettare?

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Sono un bluff. Il tempo è veloce e ho fatto così tanti buchi alla barca che ci sto affondando insieme. Ed è troppo tardi. Sei tu quello vero, lo sei sempre stato. Quello che a un certo punto ha alzato il dito medio ed è andato dritto in Arizona a… non lo so, a fare quello che volevi fare. Hai capito che c’era un momento per lamentarsi e uno per mettersi su un’auto senza sapere cosa veniva dopo. Tu hai le palle. Io no. Alla fine, Dot Roth è diventata una che dà aria ai denti, tutto qua.

Tra pericoli e imprevisti, poliziotti e sparatorie, improbabili motel e l’immenso canyon, Riccardo D’Aquila permette ai due personaggi di mostrarsi nelle loro imperfezioni, dando loro la possibilità di confessarsi, incazzarsi e, quando serve, restare in silenzio. Certe affinità, nonostante gli anni, permangono. Ma le ferite… quelle si fanno più grandi e hanno bisogno di aiuto. Anzi, ciò di cui hanno bisogno i due personaggi è di mettersi in viaggio. Ciascuno con il proprio magma di complessità, si mettono in macchina e assistono al film della loro vita proiettato oltre il parabrezza. A volte, per rimettere a posto ogni cosa, serve una spinta, una rincorsa, una svolta.

Forse quelli come noi ci nascono, incazzati. Non ti so spiegare perché. Io ho avuto la mia bella infanzia di merda e tu la tua cornice dorata in cui hanno sempre cercato di ficcarti, anche fracassandoti le ossa. Cioè, siamo giustificati. Però lo sai di cosa hanno paura quelli come noi? Di cambiare.

Marv e Dot, specchio e sostegno delle reciproche debolezze

Zia Dot (acquista) è un viaggio attraverso l’America, un romanzo che permette di riflettere non solo sulle proprie scelte passate ma su sé stessi, e trovare la salvezza nell’amicizia di un tempo. Anzi, nell’amicizia mai persa, nonostante il tempo. Dot, cinica e affilata, saprà rimettere insieme i pezzi di un nuovo presente per Marvin, puro e incosciente. E lui, a sua volta, darà la possibilità a Dot di ritrovare la sua determinazione e il suo spirito combattivo per riscattarsi.

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Riccardo D’Aquila firma un moderno on the road in cui a fare da motore è la ricerca di una felicità inedita, imprevista ma, dopotutto, sperata. Avrebbe potuto ambientarlo in Italia, sì, in una grande città o nella sua Abruzzo ma… non avrebbe certo avuto quel retrogusto amaro del Messico, del grande sogno e dell’agognata libertà. Dona forma al mistero e, come La fuga dei corpi di Andrea Gatti, permette ai due personaggi di mostrarsi nella loro naturale e umana fragilità. Marv e Dot, nonostante le evidenti differenze, sono due ribelli arrabbiati a causa delle sfide che la vita ha riservato loro, e perciò simili, specchio e sostegno delle reciproche debolezze.

La strada è così, come la vita, del resto, no? Può succederti di tutto.

Un libro consigliato a chi è alla ricerca di un nuovo obiettivo, una sfida che può arrivare da un passato quasi dimenticato, un’opportunità che – se accettata – può trasformarsi in un’alternativa. E poi, sfidiamo chiunque a non restare affascinato dall’intramontabile zia Dot.

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Serena Votano

Serena Votano, classe 1996. Tendenzialmente irrequieta, da capire se è un pregio o un difetto. Trascorro il mio tempo libero tra le pagine JD Salinger, Raymond Carver, Richard Yates o Cesare Pavese, in sottofondo una canzone di Chet Baker, regia di Woody Allen.

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