Per molti appassionati cresciuti negli anni Settanta e Ottanta, il primo contatto con la grande pallacanestro non passò dalla Rai, ma da un segnale televisivo che arrivava da est. Lungo l’Adriatico, dove Trieste sfuma nell’Istria, una piccola emittente parlava italiano e raccontava un basket che in Italia quasi nessuno trasmetteva. Al centro di quella storia c’è un nome: Sergio Tavčar. La sua voce ha unito due mondi sportivi divisi da un confine, mostrando come lo sport sappia muoversi tra lingue, culture e tifoserie diverse senza chiedere il passaporto.
Una voce italiana oltre il confine adriatico
TV Koper-Capodistria, conosciuta in Italia come Telecapodistria, era un’emittente di lingua italiana nata in territorio jugoslavo e poi sloveno. Il suo segnale superava il confine e raggiungeva buona parte del Nord Italia e delle regioni adriatiche, offrendo qualcosa che altrove mancava: le partite del campionato jugoslavo, una fucina di talenti senza pari, e una copertura attenta dell’NBA.
Negli anni Ottanta l’emittente entrò nell’orbita della Fininvest, che ne curò la raccolta pubblicitaria per il mercato italiano. Questo legame portò Telecapodistria al suo momento d’oro, trasformandola in un punto di riferimento per chi cercava sport di qualità. La pallacanestro divenne il marchio di fabbrica di quel palinsesto, e il pubblico italiano imparò a sintonizzarsi su frequenze che parlavano la sua lingua pur arrivando da un altro Stato.
Un crocevia naturale tra due sponde
Il contesto geografico fece il resto. Trieste, l’Istria e l’Alto Adriatico erano da secoli un crocevia di popoli, e una televisione capace di parlare a entrambe le sponde trovò lì il suo terreno naturale. Mentre in Italia l’offerta sportiva restava limitata, da Capodistria arrivavano immagini e racconti che alimentavano una curiosità sempre più diffusa.
Quel flusso costante di partite contribuì a creare una comunità di tifosi appassionati ben prima che il basket diventasse un fenomeno popolare nel nostro Paese e online. Solo di recente, infatti, anche la palla a spicchi è diventata oggetto di quei winnita codice promo che tutti ci aspettiamo di vedere cadere a fiotti.
Sergio Tavčar, il cronista che insegnò a leggere il gioco
Nato a Trieste nel 1950, Tavčar iniziò a fare il telecronista nel 1971. La sua formazione di confine, italiana e profondamente legata al mondo balcanico, gli diede una prospettiva rara: conosceva da vicino la scuola jugoslava e sapeva spiegarla a un pubblico che ne ignorava i protagonisti. Per lui il basket non era spettacolo muscolare ma esercizio di intelligenza, costruzione collettiva e geometria in movimento.
Da qui nascono le sue posizioni controcorrente, comprese le note critiche verso un certo modo di intendere l’NBA, troppo incentrato a suo giudizio sull’atletismo e sull’individualismo. Le sue convinzioni le ha raccolte anche nei libri, da “L’uomo che raccontava il basket” fino a “I pionieri”, dedicato proprio alla redazione di TV Capodistria.
La coppia con Dan Peterson
Tra la fine degli anni Ottanta, Tavčar formò con Dan Peterson un duo che molti tifosi considerano ancora oggi la migliore coppia di commentatori che la pallacanestro italiana abbia mai ascoltato. Da una parte la competenza tecnica e il gusto per il dettaglio tattico, dall’altra l’entusiasmo e la capacità divulgativa dell’allenatore americano. Insieme trasformarono la telecronaca in racconto, avvicinando migliaia di nuovi spettatori a uno sport ancora di nicchia.
L’influenza sul basket italiano
L’eredità di quel periodo non si misura solo in ascolti. Attraverso Capodistria, il pubblico italiano scoprì campioni jugoslavi destinati a diventare leggenda e assorbì un’idea di gioco fatta di passaggio, lettura degli spazi e altruismo. Quella cultura cestistica si intrecciò con la tradizione italiana, contribuendo a formare tifosi più esigenti e consapevoli, capaci di apprezzare anche le sfumature tattiche di una partita.
| Elemento | Perché ha fatto la differenza |
| Lingua italiana | Rendeva accessibile il racconto a un pubblico che non parlava sloveno o serbo-croato |
| Campionato jugoslavo | Mostrava in diretta una delle scuole più forti al mondo, altrove invisibile in Italia |
| Telecronache NBA | Anticipavano una passione che sarebbe esplosa solo anni dopo |
| Voce di Tavčar | Trasformava la partita in lezione di tattica e di cultura sportiva |
Questi ingredienti spiegano come un’emittente piccola e di confine sia riuscita a incidere su un movimento intero, anticipando tendenze che la televisione italiana avrebbe sposato solo in seguito.
Quando lo sport ignora i confini
La parabola di Tavčar e di Capodistria racconta qualcosa che vale oltre il basket. Lo sport viaggia, contamina, mette in dialogo comunità che la storia aveva separato, e una telecronaca in italiano trasmessa dall’Istria ne è la prova più limpida. Se vuoi riscoprire quella stagione, cerca i vecchi commenti di Tavčar e leggi i suoi libri: troverai non solo la cronaca di tante partite, ma anche il ritratto di un’epoca in cui il pallone a spicchi imparò a parlare più di una lingua.
