Gli indegni di Francesco Abate (Einaudi, 2025) non ci consegna una semplice narrazione sugli anni Ottanta: è una mappa sentimentale di una generazione che ha cercato la vita ai margini, nei ritmi punk e nella promessa di libertà che il mondo adulto non poteva offrire.
Una fuga che è destino
La vicenda si apre con Livio, un ragazzo sardo di sedici anni che, stanco delle gabbie familiari e di una quotidianità soffocante, parte senza scarpe alla volta di Firenze per ascoltare Patti Smith. In quella fuga c’è tutto: la ricerca di qualcosa di altro, di un altrove possibile, di sensazioni che strappino Livio dall’ordinario. Questo impulso alla fuga è geografico ma anche un moto dell’anima, una tensione verso forme di vita che sfuggono alle regole.
Livio non è un eroe classico; non è un ribelle perfetto, non sa comandare e non ha certezze. È piuttosto un mediano: un corridore instancabile tra le linee di un’esistenza incerta. La sua energia è fatta di entusiasmo, di goffaggine, di domande più che di risposte.
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Anaïs: collisione ed epifania
Al concerto incontra Anaïs, presenza magnetica e spregiudicata che lo trascina in una spirale di esperienze radicali: droghe, musica, sesso libero, club gay, disco e house music. Le scelte compiute insieme ad Anaïs si tramutano ben presto in detonatori di coscienza e di ego: l’incontro con lei è una collisione tra satelliti, non una semplice storia d’amore. Insieme, Livio e Anaïs vivono un decennio in cui la vita diventa un’esperienza al massimo volume.
Questa relazione – intensa, caotica, dolorosa – è il cuore del romanzo: non certo una parabola d’amore romantico, ma un’orografia delle cicatrici che la giovinezza può infliggere quando non si teme di cadere.
Anaïs mi sta introducendo a mondi che non conoscevo, che emergono da pagine di libri che non immaginavo neppure potessero esistere. Raccontano di noi, di gente come noi che gli altri guardavano con diffidenza, sospetto, schifo […]
Una generazione indegna?
Il titolo Gli indegni assume il ruolo di una constatazione: una generazione di giovani che non vuole arrendersi ai modelli di vita imposti, che vive con rabbia e speranza, e che proprio per questo si perde e si ritrova in mille modi diversi. La casa di Cesare – uomo gentile che accoglie sotto il suo tetto artisti bohémien e giovani in rivolta – diventa simbolo di un’alternativa possibile, una comunità fluida che sfida le norme.
Ma l’idea di libertà qui non è consolatoria. La vita di Livio, tra droghe e feste, tra disperazione e attimi di bellezza, rivela un paradosso insanabile: chi corre verso la libertà finisce spesso per inseguirla in altri corpi e in altri luoghi, senza mai afferrarla davvero. La libertà si svela allora come un miraggio, e la giovinezza come un tempo di ansia struggente, che lacera attraverso gli insegnamenti che infligge.
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Un’epoca, una lingua
Abate racconta gli anni Ottanta e lo fa senza mai eccedere nella nostalgia, regalandoci piuttosto un’esperienza sensoriale: il punk, l’house, le radio indipendenti, il mare, le vespe e i club sono parte di un tessuto culturale che fonde suono e vita. La Sardegna di Livio, con i suoi venti che spingono e trattengono corpi e sentimenti, diventa un paesaggio emotivo: una terra che si ama e si sfugge allo stesso tempo.
La prosa di Abate è al contempo energica e riflessiva: lascia entrare il lettore nei ritmi incalzanti della vita dei personaggi, ma non rinuncia a interrogarsi sul significato di quegli anni – non per mitizzarli, ma per comprenderne il peso sulla psiche e sull’identità di chi li ha vissuti.
La vita come esperienza totale
Gli indegni (acquista) è un romanzo che procede come un viaggio – non sempre lineare e spesso doloroso – dentro la giovinezza e la sua promessa di assoluto. È una storia di amore, ma soprattutto di collisione con la vita stessa, nei suoi eccessi e nelle sue contraddizioni. La scrittura di Abate non è celebrativa o giudicante, semplicemente racconta. E lo fa con la lucidità di chi ha vissuto quanto narra, trasformando le pagine in uno specchio per ogni lettore che abbia mai sentito dentro di sé «la voglia di correre, sbagliare, vivere, e tornare.»
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