Il professore è mancato di Simone Ghelli, edito AUGH! Edizioni, si inserisce nel solco di tanti romanzi incentrati sul mondo della scuola con una sua originalità e freschezza. Il libro, infatti, usa la forma del diario per trasformare l’esperienza individuale di un insegnante alla scuola secondaria di primo grado in una riflessione collettiva sulla scuola. Ne emerge un protagonista dedito al suo lavoro, eppure stanco a causa dei molteplici ostacoli che si trova sul suo cammino nel tentativo di svolgerlo al meglio.
Spreco troppe energie, me la prendo troppo a cuore.
La scuola vista da dentro
Sono tantissimi i romanzi che parlano della scuola e altrettanto sono gli autori diventati celeberrimi per il modo in cui la raccontano. Un esempio famoso è Alessandro D’Avenia, che con il suo L’appello ha raccontato in modo originale – seppur a tratti troppo “idilliaco” – il mondo scolastico. Romanzi come quello di D’Avenia sono utili per donare speranza e metodo a chi insegna o a chi vorrebbe intraprendere questa carriera, indubbiamente complessa ma che può regalare diverse soddisfazioni. Ancora, Enrico Galiano offre sovente spunti di riflessione e suggerimenti preziosi ai colleghi, ma con un forte ottimismo a volte non sempre condivisibile. Sono letture senza dubbio di valore, in quanto occorre rimpolpare nei docenti e anche nei lettori in generale una speranza sul ruolo della scuola e su quanto si possa con amore per il proprio lavoro alimentarne la riuscita.
Fuori dall’idillio si muove invece Lucio, il protagonista del romanzo di Simone Ghelli. Lui è un docente di lettere alle scuole medie in una piccola località di mare. Non è un saggio professore con le idee chiare, ma un insegnante normale, e proprio per questo credibile. È affranto dalla burocrazia, messo in difficoltà dalla costante comprensione che gli è richiesta nei confronti degli studenti. Un po’ come nel film La sala professori di İlker Çatak, ci troviamo trasportati nella verità di un lavoro complesso. L’ostacolo principale non è dato, tuttavia, dagli studenti, bensì dalle istituzioni stesse che rischiano di soffocare il senso stesso del lavoro educativo.
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Il valore del libro sta nella sua capacità di mostrare la scuola senza retorica: riunioni, carte, circolari, famiglie ansiose, il tempo che non basta mai. Vengono demoliti tanti falsi miti sul lavoro dei docenti, che sono in servizio per “poche ore” rispetto ad altri dipendenti, ma sono sommersi da un lavoro che sembra inesistente eppure c’è.
In questo scenario emerge uno dei nodi centrali della scuola contemporanea: la difficoltà di gestire il dialogo con alunni, colleghi, genitori. Comprendere la mentalità adolescente e contemporaneamente svolgere il programma, essere un po’ tutto: amici, professori, maestri, ma anche umani. Ghelli non offre soluzioni, lasciandoci volentieri spaesati e confusi. Di questa confusione risente spesso anche lo stile: volutamente scarno, ma anche a volte freddo, altre immediato e consapevole.
Il valore della testimonianza degli insegnanti
Il professore è mancato (acquista) è strutturato come diario ma alla fine, nel raccontare come si insegna, insegna a sua volta: narra quel senso di smarrimento che accompagna chi si trova in un mestiere in cui i risultati sono lenti, fragili e spesso invisibili. Ascoltare la voce del docente in tal senso è un modo per comprendere realtà scontate per chi davvero in classe è entrato; troppe volte, invece, la parola è affidata a esperti esterni che permangono nella teoria e nell’utopia.
Per un docente risulta quasi una tortura riconoscere quanto di vero ci sia nella difficoltà di svolgere un lavoro che, seppur si ami, a volte si fa odiare.
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