Da stamattina il caldo non respira. L’aria vibra, densa, come se qualcuno avesse chiuso il mondo dentro una bottiglia. Lei è uscita da un pezzo. Ha lasciato la tazza sul tavolo, il rossetto rosso sul bordo. Sul fondo, una linea di zucchero mezza sciolta.
Prendo una bottiglia d’acqua dal frigorifero. Riempio un bicchiere e lo appoggio sul tavolo, solo per fare rumore. Il telefono vibra. Forse un messaggio. Non lo apro: voglio restare in quel secondo prima, quando tutto può ancora andare diversamente.
La casa, immacolata, stona con la sporcizia che mi sento addosso. Ogni cosa al suo posto, e niente è a posto. Solo la sedia, leggermente storta, mi consola. Mi brontola lo stomaco. Prendo coltello e tagliere, poi li poso: non è quel tipo di fame. Intanto, ho tirato le tende e chiuso le finestre che il caldo non dà tregua.
Mi parlo da solo, a bassa voce. Frasi normali, come se lei potesse sentirmi. “Dove sei?”, “Quando torni?”. La mia voce non è più la mia.
Sul balcone, la pianta finta che le ho regalato ha perso alcuni fiori. Ne è rimasto giusto uno, assurdamente piegato. Lo guardo e penso che basterà un soffio per farlo cadere. Ma l’aria ancora non si muove.
Mi accomodo sul divano rigirandomi le chiavi nella tasca dei pantaloni. La copia che avevo fatto di nascosto quando casa sua era ancora casa ‘nostra’.
Guardo il cielo fuori, bianco, vuoto. Sento passi sul pianerottolo. Tacchi leggeri, il suono che conosco. Mi alzo e sfilo silenzioso verso il tagliere.
Il bicchiere, pieno fino all’orlo, ancora fermo sul tavolo. Una goccia si gonfia sul bordo, trema, poi scende.
Sempre più giù.
Racconto di Luca Murano
Illustrazione di Marco Brescianini
Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Sostieni la cultura giovane, libera e indipendente: iscriviti al FR Club!

