Muovo le palpebre. Dalla persiana filtra la luce che mi illumina e da cui non posso fuggire.
Il profumo del caffè mi ricorda l’inizio di un altro giorno.
Forse sarà quello giusto. La vocina di Lea mi riporta alla realtà.
«Mettiamo la gonna losa, Balbi? No! – dice con voce acuta – voglio quella azzulla!»
Sorriderei, se potessi. Quel suo modo di parlare che ricorda Titti mi diverte.
Sdraiato come sono, immobile, non posso vederla o percepirla, ma io so che è sopra il letto, seduta a cavalcioni sopra la mia pancia che gioca con le Barbie.
Si accorge che sono sveglio: «Ciao Papo!»
Sporge su di me con la bambola in mano e mi bacia. Lo so perché mi copre il viso con il suo e i suoi capelli oscurano la luce per un istante.
No, neanche oggi è il giorno.
Ogni notte, il bip del monitor mi ricorda che il tempo passa scandito da un’alternanza di suoni: il soffio del respiratore, i continui allarmi e il ritmo costante del battito cardiaco. La colonna sonora delle diapositive che scorrono nella mia testa mi ricordano cosa ho perso.
Sono qui ma non esisto, aspetto il buio per prendere coraggio, ma al risveglio quel “Ciao papo” me lo strappa di mano e lo getta lontano, sapendo quanto sia difficile per me riprenderlo.
«Lea! È tardi! Scendi dal papà, dobbiamo andare!»
Silvia. Mia moglie. Le sue parole dipingono la nostra nuova routine: «scendi dal papà», come se fossi un divano.
Ecco che il coraggio torna.
«A stasera papo!»
Con un salto scende dal letto. Sento il tonfo dei piedini nudi sul pavimento: tap tap tap si allontanano appiccicosi sul pavimento.
Ad avvicinarsi, ora, è il ticchettare dei tacchi di Silvia, che mi appare davanti al viso e mi sfiora la guancia.
È bellissima.
«Buongiorno amore, porto Lea e vado al lavoro. Sta arrivando Teo per la fisio. Non fare quella faccia! Lo so che lui ti piace: parla sempre di moto!»
Ride. Ma è una risata che stride come i freni della mia Honda, prima del botto di due anni fa.
«Ti amo» mi dice, e si allontana, il suo passo ritmato sulle piastrelle.
Non posso rinunciare a quei passi.
Racconto di Lievitomadre
Illustrazione di Emanuele Alvod
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