Un incontro fortunato si può nascondere anche tra un mucchio di libri accatastati in una bancarella delle occasioni. Per lo scrittore francese Adrien Bosc è stato così. O meglio, lo è stato per il suo alter ego letterario Zachary Crane, giornalista americano alla prese con una crisi esistenziale, esule in Francia. In una libreria parigina nell’undicesimo arrondissement inciampa in una copia de Le Seigneur des porcheries, edito da Gallimard. In copertina c’è una fotografia effetto seppia di un uomo che si copre parte del viso con la mano e un nome mai sentito prima: Tristan Egolf. Un perfetto sconosciuto che, inaspettatamente, cambierà il corso della sua vita.
Un incontro fortunato, racchiuso tra le pagine di una storia ricomposta a partire da frammenti e suggestioni. Un assemblaggio che, inevitabilmente, non può che cedere all’immaginazione. L’invenzione di Tristan è arrivato da qualche mese tra gli scaffali delle librerie italiano, edito da Guanda e tradotto da Laura Bosio.
Una serie di incredibili sconfitte
«Il coraggio di osare, affrontare l’impossibile, lanciarsi contro i mulini a vento, ha permeato tutta la sua vita». Il terapeuta Michael Hoober sa bene che Tristan riesce a spingere i limiti ogni oltre confine. «La sua creatività era sempre lì, a portata di mano», racconta , «ma a un certo punto tutto ha cominciato a sgretolarsi». A raccontarlo è il suo romanzo d’esordio, Il signore della fattoria. È li che palpita il cuore di Tristan. Cinquecento pagine, nessun dialogo, la narrazione affidata a un noi per raccontare «l’incredibile serie di sconfitte» di quel «caso di iella nera» John Kaltenbrunner.
«Un romanzo inaudito, visionario e apocalittico», come lo descrive il New York Times, «un incontro al limite della pazzia» con un ragazzino nato e cresciuto in una sperduta cittadina rurale del Midwest, dove ancora sopravvive la cultura rude dei primi coloni. Suo padre è morto nel tentativo di organizzare uno sciopero dei braccianti. Rifiutato dalla comunità per il suo aspetto sgradevole e il suo caratteraccio, rinnegato persino da una madre votata ad una setta metodista che lo priva dell’eredità della casa paterna, viene arrestato per avere innescato una sparatoria. Ma, una volta uscito, John è pronto al riscatto. È pronto a diventare il Signore della fattoria.
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Follemente determinato
Il manoscritto accumula rifiuti su rifiuti: settantasei case editrici lo rispediscono al mittente. Ma Egolf è follemente determinato. La storia di John, che è soprattutto la sua, merita un futuro diverso. Entrambi non sono disposti ad accettare un’esistenza destinata a consumarsi in una bottiglia a fine giornata. Tristan abbandona la Pennsylvania, si trasferisce a Filadelfia, lascia l’università per fondare un gruppo punk. Riparte di nuovo, ad Amsterdam diventa ministro della propaganda in una compagnia teatrale. E, nel 1996, approda a Parigi.
Ha 23 anni e non ha un soldo in tasca. Per mantenersi suona alla chitarra pezzi di Bob Dylan in strada. Sul Pont des Arts incontra Marie. Lui ancora non lo sa, ma lei è la figlia del futuro Nobel Patrick Modiano. I due si frequentano e Tristan si trasferisce a vivere nella loro casa. Lì, tra quelle mura, il padre scrittore s’imbatte in «quell’ammasso di fogli pieni di zampe di gallina». Decifrata l’ultima pagina la decisione è presa: sarà lui a presentare il manoscritto a Gallimard.
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«Questa storia non finisce mai»
Il signore della fattoria è un successo. Il suo autore viene incoronato come la nuova promessa della narrativa. La critica lo paragona a William Faulkner e John Steinbeck. Gli editori lo corteggiano, i lettori ne sono stregati. Ma, come riflette Bosc, Tristan «appena supera un ostacolo già guarda al successivo. Già lo perseguita l’idea di non riuscire a scrivere altri romanzi, tanto lavoro, tanto dolore, ne sarà capace di nuovo?». Mentre il mondo lo osanna, lui inizia a naufragare. ll suo ultimo romanzo, Kornwolf, si rivela un fallimento. Come era stato anche per il suo secondo libro Jupons et violons.
Il 7 maggio del 2005, a dieci anni dall’uscita del suo esordio promettente, si spara un colpo in testa. Che sia stata la scrittura, la sua ragion d’essere, a consumarlo? Eccolo dunque l’interrogativo che nasconde Bosc tra le pagine. Ma come ogni storia che si rispetti L’invenzione di Tristan (acquista) sembra suggerirci che la potenza di ciò che è stato non può esaurirsi al punto conclusivo.
Ai piedi di uno degli alberi, piantato una ventina d’anni prima, un mucchietto di foglie morte nascondeva una lapide. Le scostai con la mano per leggere l’iscrizione: «Tristan Egolf – 1971-2005». In corsivo, le parole che chiudono Kornwolf: «This story never ends…», «Questa storia non finisce mai…».
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