Una donna, una stanza, uno specchio.
Lo specchio non mostra il riflesso, mostra attraverso; mostra alla donna il dentro, che si sa il fuori sono bravi tutti a mostrarlo, anche una pozzanghera sa farlo.
La donna inizialmente non capisce, vede le ferite ormai cicatrici, ma anche quello che ancora la ferisce.
Vede l’ansia dalle sfumature viola, vede il panico nero che le attanaglia la gola, vede la gioia, piccolo lampo di luce e di calore, gialla come un girasole.
Guarda a fondo mentre guarda attraverso, si perde in quello strano riflesso. Si aspettava altro, non sa cosa, ma non questo.
Si tocca, si guarda, si specchia, si vede diversa, si sente la stessa, forse si è davvero persa.
Non si ricorda cosa sperasse di trovare, non le viene in mente cosa era venuta a cercare.
Vede la sua vita riflessa, vede il blu della tristezza, le circonda i polsi in una catena che non si spezza, la rende immobile, la spinge a terra, vince la battaglia perché non può vincere la guerra.
La guerra ha scelto la donna, ma la donna non ha scelto la guerra, a saperlo avrebbe fatto a meno di presentarsi sulla Terra.
La stanza non parla, spettatrice consapevole, osservatrice eccellente. La stanza è onnisciente.
Ne ha viste tante di persone passare, alcune più veloci e vivaci, altre più lente e più spente, alcune indecise sul da farsi, poiché dopo che uno si guarda attraverso difficilmente si sente lo stesso.
No, molti cambiano, impazziscono, divengono altri per il gusto di contraddire, molti vogliono sparire.
Questa donna è diversa, la stanza lo sa, lo specchio lo sa.
La stanza guarda lo specchio e la vede: la donna si sorride.
La stanza ha guardato bene i suoi colori, l’ha capito che ha fatto arte dei suoi dolori, sfumature di nero, viola e blu cobalto si uniscono al giallo, l’arancio e il rosa, è un’alba, è l’ora in cui il mondo ancora riposa.
Un tocco, indice su indice, lo specchio muta, diventa acqua e lei passa attraverso, lasciando il mondo, la stanza e infine lo specchio.
Racconto di Chiara Scaramuzzo
Illustrazione di Marco Brescianini
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