Ricordi

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«Ricordi» di Alice Garbaccio

Dagli avanzi dell’impasto decido di ricavare alcune stelle per decorare la crostata. Le taglio con il coltello della nonna, che ora ha la punta storta – mi è caduto una volta e non sono mai riuscita a raddrizzarlo ma la lama è ancora affilata.

Le stelline vengono fuori tutte diverse, un po’ sbilenche, con certe punte più larghe delle altre. Le sistemo con cura sulla marmellata fredda e inforno il dolce.

Dovrei iniziare a pulire subito la cucina, ma di colpo sono esausta; sento che devo fermarmi un attimo così mi siedo davanti al forno. “Solo per qualche minuto”, mi dico fissando la teglia dal pavimento freddo.

Preparare la crostata mi stanca perché era quello che facevo con la nonna. Ora che lei è mancata la preparo da sola per onorarla anche se questo mi ricorda che lei non c’è più. Mi ricorda che non mi curerà mai più le ferite con un soffio e un cerotto giallo limone, non mi darà più i libri di fisica o filosofia del nonno per aiutarmi con i compiti, non mi addormenterò più sola dopo averla sentita russare. Mi ricorda che il nonno è morto prima che potessi conoscerlo davvero, prima che potessi chiedergli perché preferiva Federer a Nadal, il biliardo alle freccette, i camion agli scavatori.

Mi ricorda che mi hanno lasciato tanto ma che avrei voluto di più, molto di più; più tempo, più segreti tra noi, più attimi che la loro vecchia Olympus ci restituiva solo in colori falsati perché i rullini erano scaduti, più giornate a ridere insieme delle avventure di Pippi Calzelunghe. Scavare in ciò che mi resta di loro fa male anche quando fa bene.

Mi alzo quando il pavimento si fa troppo scomodo e la crostata è ancora cruda e inizio a pulire tutto lentamente, un pezzo alla volta, le braccia pesanti e i pensieri grigi. L’odore di marmellata calda mi offusca la vista; piango con le mani insaponate e il timer che ticchetta accanto a me.

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Redazione MM

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