Il cane che c’era una volta, un giorno, ha visto il cancello tutto aperto e ci si è fiondato – fischia come ci si è fiondato, una cosa ma una cosa che non stava negli occhi… ha corso dritto dritto dritto, psichedelicamente dritto, ha passato la strada fra le macchine, swiss swoss swuss sweess – un’anguilla più che un cane, anche se era un cane – è entrato nei cortili di una scuola smisurata, in mezzo a milioni di ragazzi, e allora ha preso a correre ancora più forte, ancora più forte, ancora più forte… correva e zompava – un ghepardino più che un cane, anche se era un cane.
Cercavano tutti di prenderlo, a migliaia stavano lì, con gli zaini adesso a terra per essere più pronti: e lo erano, pronti, prontissimi erano, famelici, acquattati, tanti Buffon, Pagliuca, Peruzzi, Dino Zoff, Tacconi… ma lui, il cane che c’era una volta, era tutto un swiss swoss swuss sweess e non c’era verso, santo o smadonnata che potesse stargli dietro. E così, il cane che c’era una volta, quando ha capito la resa negli occhi di tutti, si è messo a volare… prima piano, anche un po’ basso, più o meno, che uno a vederlo avrebbe anche potuto pensare non stesse volando, ma volava, eccome se volava – un gabbianetto più che un cane, anche se era un cane – e poi… poi, oh, non si è più fatto vedere, PUFF, roba da matti…
Racconto di Michele Arezzo
Illustrazione di Giada Collauto
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