Con Earthbound riprende la saga dell’Impero Connettivo, storico punto di riferimento per gli appassionati italiani di fantascienza da più di vent’anni. Questo romanzo breve dà il via ad un ampio progetto editoriale, proposto nella collana Intermundia di D Editore. L’idea è quella di estendere l’universo narrativo di Sandro Battisti, promuovendolo su piattaforme e media differenti, come, ad esempio, giochi da tavolo.
Earthbound potrebbe essere classificato come un prequel; al contempo, però, potrebbe essere anche un sequel: nell’Impero infatti lo spazio e il tempo sono assenti e plasmati secondo la volontà del sovrano. Come afferma l’autore:
Si configura benissimo come un prequel. Ma non lo è, e forse è un sequel dei tanti finali possibili dell’Impero, ma più propriamente è una delle tante linee di espansione che l’imperatore ha pianificato, famelico e inesauribile, per il suo illusorio tessuto spaziotemporale, tanto da voler annichilire l’entropia stessa.
Dal movimento letterario del connettivismo al reboot dell’impero connettivo
Nel 2004 un gruppo di appassionati e scrittori, tra cui Battisti, ideò il Manifesto del Connettivismo: un movimento letterario dalla forte impronta sperimentale e cyberpunk che unisce fantascienza, scienza e critica sociale. Uno dei fondamenti è senz’altro il termine “connettivista”, basato su un’invenzione narrativa di A.E. Van Vogt, noto scrittore di fantascienza. Van Vogt determina il bisogno di una nuova branca del sapere che colleghi diverse discipline, ormai estremamente settoriali e poco inclini al dialogo. Una sorta di interdisciplinarità sistematica, utile per collegare idee e pratiche dei vari campi del sapere. Il punto nove del Manifesto cita appunto:
Ricerchiamo le connessioni segrete che custodiscono il significato e lo spirito di tutte le cose. Siamo decifratori e vogliamo scardinare il flusso di tutte le cose, risolvere il tempo nella sovrapposizione concorrente degli eventi.
Poco dopo Battisti iniziò a scrivere la celebre saga dell’Impero Connettivo, un’epopea ispirata all’Impero Romano con elementi fantascientifici, queerness, weird, scientifici e teologici.
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L’Impero è guidato da una divinità, di chiara connotazione sumera, il nephilim (nella tradizione biblica sono dei giganti, concepiti da dei e donne umane) Totka II. L’imperatore è fondamentalmente un demiurgo in grado di plasmare passato, presente e futuro. Seguendo una definizione dell’autore:
Una sorta d’immortale dal punto di vista umano, che aveva colonizzato la Terra ai primordi della vita antropomorfa, ispirando la Classicità – non facendosi quindi ispirare dal mondo antico ma favorendolo, influenzandolo, rendendolo possibile.
La valuta di questo Stato è l’informazione, ovviamente senza spaziotempo: possiamo considerarla input di determinati eventi, e allo stesso tempo output, inizio, fine o svolgimento in un continuum non cronologico.
Il corpus narrativo dell’Impero è composto da svariati racconti e altrettante opere. Una saga longeva e apprezzata dalla critica: nel 2015 il romanzo L’Impero restaurato vince il premio Urania, prestigioso premio letterario per la fantascienza italiana.
Una domanda è però sempre rimasta in sospeso: com’è nato il dominio trascendente dell’Impero? Earthbound, il reboot della serie, ne racconta la genesi. Certo, ammettendo che qualcosa che esiste oltre lo spazio ed il tempo possa avere un’origine.
Gnosticismo e realtà velate
La trama segue le vicende di quattro protagonisti: il capo di una tribù nell’Italia preistorica di nome Asps, la ricercatrice Ayla Yildirim, il professor Tekin, in una Istanbul futuristica e, infine, Totka II nel dominio post umano. Il sovrano risiede a Nèfolm, la capitale dell’Impero, improntata sul modello di Istanbul-Costantinopoli (con i suoi veri quartieri): quella che fu la capitale dell’Impero Romano d’Oriente.
«L’Impero non è mai cessato» andava a ripetere Philip Dick nell’Esegesi. In effetti, l’influenza di Roma, che ha ispirato la creazione dell’Impero Connettivo, è sempre attuale nel nostro mondo (sebbene non presente in modo evidente), seguendo un lungo retaggio ideologico, politico e culturale. Un esempio è la divisione Occidente-Oriente, ancora fondamentale negli studi sulle complessità geopolitiche.
I collegamenti tra le idee “dickiane” e la saga dell’Impero sono molti e profondi, dalla centralità dell’Impero Romano allo gnosticismo. Lo gnosticismo è una dottrina che presuppone l’esistenza di una realtà oltre quella sensibile, dominata da un demiurgo. La gnosi (ovvero la consapevolezza dell’esistenza di questi piani della realtà) permetterebbe di raggiungere la conoscenza, svelando quanto viene nascosto.
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Philip K. Dick nella Svastica sul sole immagina un’ucronia in cui l’Asse ha vinto la Seconda Guerra Mondiale. Nel finale, il signor Tagomi (personaggio di spicco nei domini giapponesi negli USA), tramite un semplice oggetto, si rende conto della mistificazione: esiste un’altra realtà dietro la sua, quella vera e a noi nota, in cui gli Alleati hanno trionfato. In questa sottigliezza c’è la differenza tra lo gnosticismo classico (“dickiano” e dottrinale) e quello di Battisti. In Earthbound non esiste una vera realtà dietro a quella apparente, sono tutte realtà vere e apparenti allo stesso tempo.
Ayla era incredula: ogni regola che sorreggeva il reale e l’ordine degli eventi era stata sovvertita con un taglio trasversale di tela, che rendeva il tessuto esperienziale un nuovo istante quantico dove il collasso dell’impensabile poteva restituire qualsiasi nuova altra realtà mentre, in sottofondo ai sensi, il reale usuale si svolgeva senza sorprese.
La fisica di «Earthbound»: un particolare concetto di multiverso
Nell’ultimo periodo sembra esserci un impegno dei fisici per una divulgazione più ampia possibile verso il grande pubblico (inserendosi in una tradizione aperta da Tullio Regge). Un’esigenza non scontata viste le complessità analizzate. In effetti, non è una “semplice” divulgazione ma una condivisione con il pubblico di questioni aperte, a cui vengono date risposte parziali e non ancora comprovate.
Il multiverso è diventato un tema popolare, grazie a questa nuova modalità divulgativa e alla diffusione su vari prodotti mainstream. I film del Dottor Strange e la serie tv WandaVision sono senz’altro tra gli esempi più noti. Semplificando (i fisici ci perdoneranno per questa schematizzazione), il multiverso è una teoria che implica l’esistenza contemporanea di più universi. Queste dimensioni parallele sono invisibili tra loro perché caratterizzate da un differente spaziotempo, pur rispettando tutte le leggi fisiche e naturali. Si tratta di un concetto sviluppato negli anni Cinquanta (almeno dal punto di vista scientifico) ancora molto discusso, persino severamente osteggiato da alcuni studiosi.
Le possibilità narrative offerte da questo scenario sono, come si può ben immaginare, enormi. Soprattutto se consideriamo l’opportunità di creare ed eliminare storie e personaggi, senza grandi spiegazioni logiche. Manna dal cielo per storie decennali, in crisi di vendite o di idee originali coerenti (il fumetto supereroistico americano ha sfruttato al massimo questa opportunità).
Earthbound fa di più: tramite la figura di Totka II mostra una mancanza di consistenza dello spaziotempo, che produce il tutto (e il niente). Il sovrano crea realtà passate, presenti e future, giungendo così agli infiniti possibili. A differenza del classico concetto di multiverso, in Earthbound (acquista) l’universo connettivo esiste senza precise leggi fisiche. Rispettando solo una singola e incontrastabile volontà.
Tutti si voltarono verso il luogo surreale in cui esisteva il principe connettivo. Tutti lo videro che sovrastava ogni idea di realtà.
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