Le infinite possibilità cosmiche: cosa vedranno (e proveranno) i viaggiatori del domani?

«Sotto cieli alieni» di Philip Plait

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«Sotto cieli alieni» di Philip Plait

Un immaginario viaggio spaziale, un gruppo di turisti curiosi, le meraviglie e i misteri dell’Universo. Sono questi gli elementi del saggio Sotto cieli alieni (Bollati Boringhieri, 2023) dell’astronomo e divulgatore Philip Plait. I tratti distintivi dell’opera sono l’originalità narrativa rispetto alla saggistica classica, affascinante e rigorosa quanto rigida nell’impostazione, e la sua semplicità. Di fatto, il libro esamina argomenti complessi senza utilizzare formule articolate, misurando i rimandi alla fisica teorica – fatto positivo per i non esperti ma critico per gli studiosi.

Il libro ha una suddivisione precisa: si parte in prossimità della Terra e poi ci si allontana progressivamente (dalla Luna, ai pianeti della Via Lattea, poi le stelle – in formazioni binarie, globulari e nebulose – fino ai buchi neri). Il viaggio spaziale, pretesto e complemento dell’avventura, diviene per Plait l’elemento che alleggerisce i difficili temi trattati. Ogni capitolo inizia con un’introduzione romanzesca, utile per presentare quanto visto dai viaggiatori. Si passa poi alle relative teorie, esposte da guide turistiche con preparazione scientifica. Scrutando i “cieli alieni”, i turisti avranno modo di cambiare prospettiva: la Terra è soltanto un minuscolo punto d’osservazione delle infinite possibilità dell’Universo. Questo se da una parte ci fa capire le specificità del nostro pianeta, dall’altra dice molto sulla vita e sull’essere umano. Nel secondo dialogo De l’infinito, universo e mondi Giordano Bruno scrisse:

e ponendo poi quelli in cotal spacio infiniti corpi, come è questa terra, questo sole, quello e quell’altro sole, tutti fanno gli lor circuiti dentro questo spacio infinito per spacii finiti e determinati o pur circa gli proprii centri. Cossì noi che siamo in terra, diciamo la terra essere al mezzo, e tutti gli filosofi moderni ed antichi […] diranno questa essere in mezzo senza pregiudicare a’ suoi principii. […] E similmente de tutti gli altri corpi; li quali medesimi, per diversi riguardi, tutti sono e centri e punti di circunferenza e poli e zenithi ed altre differenze. La terra, dunque, non è absolutamente in mezzo de l’universo.

«Sotto cieli alieni»: un nuovo approccio nel divulgare la scienza

Divulgazione e ricerca scientifica sono due facce della stessa medaglia. Si tratta di un rapporto complicato, imprescindibile e dibattuto. Chi si impegna a divulgare può ottenere indubbi vantaggi come denaro, notorietà e attenzione (per avvicinare alla ricerca o per sensibilizzare). Tuttavia, possono esserci critiche da parte dei colleghi (o del mondo scientifico in generale): l’eccessiva semplificazione nel comunicare è necessaria ma rischiosa, tanto da compromettere rapporti e carriere.

Certo, semplificare può svilire studi complessi, ma ignorare la popolazione crea effetti altrettanto nefasti, rafforzando così l’idea degli scienziati come casta separata detentrice del sapere, di cui la classica rappresentazione è quella di sacerdoti e stregoni nell’antichità. L’iconografia di Voyage dans la Lune di Georges Méliès, il primo film di fantascienza, è in questo senso esemplificativa: i membri del consiglio del Club degli Astronomi vengono rappresentati con il tipico cappello a punta. In Spazio e tempo nel cinema di fantascienza, Vivian Sobchack, grande studiosa di cinema, a proposito del linguaggio della scienza scrive che è «ideato per essere esclusivo piuttosto che inclusivo».

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A fronte delle criticità – qui a malapena accennate – si sta creando una connessione tra scienza, cultura pop e fantastico, così da convincere anche i più reticenti e mutare l’idea di un ermetismo del sapere. La fisica dei supereroi di James Kakalios, ad esempio, descrive le avventure dei supereroi e i principi scientifici ad esse legate. Plait fa lo stesso: analizzando spazio, meteorologia, biologia e altro ancora, da appassionato del genere, richiama alcuni capolavori fantascientifici. Nel descrivere un pianeta appartenente a un sistema di stelle binarie, ovvero un sistema a due stelle con un comune centro di massa, fa riferimento a Tatooine, immaginario pianeta di Star Wars.

Immaginazione nelle teorie scientifiche

Sotto cieli alieni unisce efficacemente conoscenze scientifiche, speculazione e immaginazione. Quest’ultima, a differenza di quanto si possa pensare, è fondamentale nella ricerca scientifica. L’immaginazione è qui intesa come un modo di pensare che si distacca dalla realtà sensibile, per fornire una generalità che va oltre il mondo fenomenico. Ed è ancor più importante quando è necessario un cambio di paradigma, secondo la terminologia di Khun, ovvero il momento in cui la vecchia teoria si dimostra inadeguata nello spiegare nuove scoperte. Gli studiosi devono allora sondare nuove possibilità, finché non verrà espressa un’idea adeguata per la problematica aperta. Certo, poi è controverso, ed è questione assai discussa in storia e filosofia della scienza, il perché una teoria venga ritenuta più efficace di altre: alcune idee scartate possono tornare utili ed essere riproposte, con opportune modifiche, a seguito di nuove rivelazioni.

Popper parla di controllabilità e falsificabilità come criteri utili per individuare idee soddisfacenti, in quello che viene definito un progresso per tentativi ed errori. Il filosofo in Scienza e filosofia – problemi e scopi della scienza, scrive:

Quale tipo di spiegazione può essere soddisfacente? […] è soddisfacente una spiegazione in termine di leggi universali controllabili e falsificabili, e di condizioni iniziali. E una spiegazione di questo tipo sarà tanto più soddisfacente, quanto più alto sarà il grado di controllabilità; di queste leggi e quanto meglio esse saranno state controllabili; cioè a dire, procedendo a teorie sempre meglio controllabili; e questo significa procedere a teorie che hanno un contenuto sempre più ricco, un grado di universalità più alto e un più alto grado di precisione. […] Se scopo della scienza è lo spiegare, allora sarà anche suo scopo spiegare ciò che finora è stato accettato come un explicans, ad esempio, una legge di natura. Così il compito della scienza si rinnova costantemente.

Limiti tecnologici negli esperimenti: esisteranno mai i turisti spaziali?

La teoria a questo punto può essere valida secondo un modello teorico-matematico, ma non osservabile sperimentalmente. Non si tratta di una novità: il Bosone di Higgs, teorizzato negli anni Sessanta, è stato empiricamente osservato nel 2012 al Cern; ovvero quando l’avanzamento tecnologico lo ha permesso.

Ci sono però, soprattutto quando parliamo di infinitamente piccolo e infinitamente grande, dei casi in cui le prove sensibili non potranno mai esistere, a causa dei limiti umani e tecnologici. Qui la teoria matematica sarà, per forza di cose, l’unica via percorribile.

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In aggiunta, quando ragioniamo su queste grandezze, entrano in gioco fattori differenti rispetto a quelli a cui siamo abituati. Una forza trascurabile per noi può non esserlo per un’entità piccolissima; viceversa per le entità molto grandi, alcune logiche, per noi rilevanti, potrebbero scomparire, tirandone in gioco altre. Questo rende complesso ma valorizza ancor di più quanto detto sull’immaginare gli eventuali scenari. Nei Viaggi di Gulliver, Jonathan Swift sfrutta la letteratura per proporre questo immaginifico cambio di prospettiva. Se, in questo caso, si tratta di una satira fantastica sull’assurdità delle convenzioni sociali, nel caso de Le avventure di Mr. Tompkins, del fisico russo George Gamow, abbiamo una storia sì fantastica ma, al contempo, coerente, capace cioè di mostrare le varie conseguenze scientifiche durante i cambiamenti vissuti dal protagonista.

Al mutare delle dimensioni o delle altre grandezze fisiche (come il tempo), Mr. Tompkins riuscirà a comprendere quanto il relativismo umano sia difficile da mettere da parte. Un problema fondamentale, per studiare in ottica non antropocentrica, forze indipendenti dall’uomo e forse mai direttamente osservabili. Dato che ancora non sappiamo se la tecnologia ci permetterà di viaggiare nell’universo profondo (considerati tutti i problemi tecnico/tecnologici, scientifici, medici ed economici), o solo nel piccolo giardinetto cosmico attorno a noi. La spaccatura è ormai nota: da un lato ci sono gli ottimisti, convinti che solo il tempo (e il relativo avanzamento tecnologico) sarà necessario per conquistare l’Universo; dall’altro lato ci sono gli scettici, che considerano insanabili i limiti e i problemi nell’esplorazione. Realisticamente ci vorranno molti anni – e chissà quante generazioni di studiosi – per svelare il vincitore della diatriba.

Cosa ci resta?

Quel che ci rimane, a differenza dei curiosi turisti spaziali di Sotto cieli alieni (acquista), è, come detto, l’immaginazione, basata su speculazioni e studi empirici, il solo modo per avvicinarci all’effettiva conoscenza. Torniamo così al comfort del nostro pianeta, unico e limitato punto d’osservazione per l’essere umano. Scrive Plait al termine della prefazione:

Forse verrà il giorno in cui potremo viaggiare nel Sistema solare a nostro piacimento. Forse, anche se è decisamente meno probabile, avremo astronavi in grado di viaggiare a velocità superiori a quella della luce, che ci permetteranno di sfrecciare nella vasta oscurità tra le stelle. Fino ad allora, però, l’immaginazione è tutto ciò che abbiamo. Ma non è male. Fortunatamente, oggi disponiamo di secoli di conoscenze scientifiche e matematiche e di osservazioni astronomiche che possiamo usare per dedurre cosa potremmo vedere e provare in prima persona se potessimo viaggiare nel cosmo.

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Alberto Palmieri

Classe 1996, laureato in Scienze della comunicazione e Scienze e tecniche della comunicazione. Ama la fantascienza, Dostoevskij e le lasagne. I suoi più grandi sogni? Girare il mondo e andare indietro nel tempo per conoscere Philip Dick. O, ancora meglio, girare il mondo con Philip Dick.

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