A volte le strade si sviluppano parallelamente per poi ritrovarsi creando un nuovo intreccio. Nulla sembra lasciato al caso, come se ogni incontro, ogni distanza e ogni ritorno avessero una propria ragione. In Andarsene di Roxana Robinson, edito Fazi Editore, questa idea prende forma attraverso la storia di Warren e Sarah, due anime che si rincontrano dopo quarant’anni e riscoprono un amore rimasto sopito nel tempo.
Tra passato e presente
Il romanzo si apre a teatro, durante una rappresentazione della Tosca di Giacomo Puccini. È qui che Sarah e Warren, ormai sessantenni, si ritrovano per caso dopo una vita intera trascorsa lontani. I loro sguardi si riconoscono prima ancora che le parole riescano a farsi strada. Tra esitazione e attrazione i due iniziano lentamente a riavvicinarsi. Ogni gesto è carico di ciò che è stato e di ciò che avrebbe potuto essere.
Ma il tempo non è rimasto fermo ai loro diciott’anni. Le loro vite si sono stratificate tra scelte e legami. Warren è sposato con Janet ed è padre di Kat; Sarah, vedova di Rob, ha due figli. Non sono più soltanto due giovani innamorati che possono permettersi di rischiare tutto: sono adulti che hanno costruito mondi interi intorno a sé.
Warren tenta di separarsi dalla moglie per restare fedele a quella felicità che crede di aver ritrovato. Tuttavia, la sua decisione lo pone davanti a un dilemma lacerante: inseguire l’amore significa mettere a repentaglio il rapporto con sua figlia e destabilizzare l’equilibrio familiare. Nemmeno Sarah è pronta a sacrificare la vita che ha faticosamente costruito. È combattuta tra il richiamo potente del passato e il presente. La possibilità di un nuovo inizio porta con sé un prezzo altissimo: nessuno dei due è davvero disposto a “ricominciare da zero” senza perdere una parte di sé.
Il loro incontro diventa così non solo una storia d’amore ritrovato, ma una riflessione sul tempo, sulle scelte e sul peso delle responsabilità. Perché a volte amare significa anche accettare ciò che non si può più cambiare.
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Una tragedia moderna
L’opera lirica funge da potente eco simbolica alla vicenda dei protagonisti. Come nella tragedia messa in scena sul palco, anche nella loro storia passione e dolore si intrecciano, generando un dramma intimo e profondamente contemporaneo. L’intensità dell’opera amplifica le tensioni interiori di Sarah e Warren, trasformando il teatro in uno specchio delle loro vite.
L’autrice compie un’analisi sottile e introspettiva dei personaggi, esplorandone le contraddizioni interiori, i desideri rimasti in sospeso e i sensi di colpa che riaffiorano quando il passato torna a chiedere spazio.
Il cuore del romanzo non è soltanto la relazione tra Sarah e Warren, ma il complesso tessuto delle relazioni familiari che li circonda. Ogni scelta sentimentale si riflette inevitabilmente sui legami costruiti nel tempo, mettendo in discussione equilibri fragili. Particolarmente significativa è l’indagine sul rapporto tra genitori e figli adulti: Warren con sua figlia Kat, Sarah con sua figlia Meg. Emergono difficoltà comunicative, aspettative reciproche, silenzi che pesano più delle parole. L’autrice mette in luce il delicato equilibrio tra il diritto a costruirsi una vita propria e il bisogno di restare connessi alle proprie radici.
Stile e linguaggio
Robinson adotta uno sguardo sensibile e acuto, penetrando con delicatezza nella psicologia dei personaggi. Le descrizioni sono precise ma mai ridondanti: ogni gesto, ogni ricordo e ogni dialogo contribuisce a delineare la loro dimensione interiore, rendendoli vivi e profondamente umani.
La presenza costante dell’opera lirica accompagna il racconto come una colonna sonora emotiva. Ogni elemento narrativo trova il suo posto in un disegno più ampio. Il titolo Andarsene assume così un significato polisemico: non riguarda solo l’atto fisico di lasciare qualcuno o qualcosa ma anche il distacco emotivo, il lasciar andare illusioni, aspettative e parti di sé.
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Lasciar andare
Il romanzo si conclude in modo commovente e sorprendente. In Andarsene (acquista) l’autrice non offre risposte definitive né soluzioni consolatorie. Al contrario, invita i lettori a riflettere sul peso delle scelte e sulla complessità delle relazioni. La felicità autentica richiede talvolta il coraggio di lasciar andare: rinunciare non solo a ciò che si ama, ma anche a un’immagine idealizzata di integrità e completezza personale.
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