Eredità emotive che attraversano il tempo

«Di madre in figlia» di Concita De Gregorio

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I ricordi più intensi sono spesso legati alle estati lontano da casa, in luoghi che custodiscono frammenti della nostra storia. È proprio da questa atmosfera che prende avvio Di madre in figlia, il romanzo di Concita De Gregorio edito Feltrinelli.

La narrazione segue lo sguardo di un’adolescente che vive immersa in una dimensione virtuale e iperprotetta dalla madre. Quando viene mandata a trascorrere l’estate dalla nonna qualcosa cambia: il suo mondo si apre e, insieme ad esso, prende forma una lenta scoperta delle proprie radici familiari.

Il romanzo diventa così uno specchio generazionale che mette in scena le dinamiche tra madri e figlie, mostrando come le storie di chi ci ha preceduto continuino a lasciare tracce nella costruzione della nostra identità.

Il segreto familiare

Le protagoniste della storia sono quattro donne appartenenti a generazioni diverse: Adè (Adelaide), Marilù, Angela e Agata. Il romanzo è quasi interamente al femminile: le figure maschili rimangono sullo sfondo come presenze marginali.

Adè viene mandata dalla madre a trascorrere l’estate sull’isola dove vive la nonna Marilù. È la prima volta che la rivede dopo dieci anni.

Mi hanno mandata da mia nonna perché l’aria di mare ti fa bene, hanno detto. Ma soprattutto perché avevano da fare e non sapevano dove mettermi. Erano dieci anni che non la vedevo. Non la conoscevo, in pratica: non sapevo chi fosse.

Angela, la madre di Adè, ha tenuto la figlia distante da Marilù per molti anni. Apparentemente lo ha fatto per proteggerla, ma dietro questa scelta si nasconde il tentativo di prendere le distanze dalla propria infanzia e da un passato doloroso.

Angela e Marilù rappresentano due poli opposti. Marilù è una donna libera, emotiva, una figura affascinante ma imprevedibile. Angela, al contrario, è rigida, controllante, razionale. Se Marilù incarna una madre assente e volubile, Angela pone invece un controllo quasi ossessivo verso la figlia.

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Tra queste due polarità si colloca Adè, una ragazza sensibile e vulnerabile, molto presente nel mondo virtuale ma fragile nel rapporto con la realtà. Il soggiorno dalla nonna diventa per lei un’occasione di scoperta e di trasformazione.

Nel racconto emerge anche la figura di Agata, la nonna di Marilù. Attraverso alcune lettere rimaste a lungo nascoste, il suo ricordo riaffiora e contribuisce a svelare una parte della storia familiare. Le voci di queste donne si intrecciano attorno a un segreto che attraversa le generazioni e che mantiene il lettore in sospeso fino alla fine del romanzo.

Il passato che abita il presente

Pur essendo un romanzo breve, la storia riesce a restituire una grande profondità emotiva. Al centro del racconto emerge l’idea di una eredità affettiva e psicologica che attraversa le generazioni. Le esperienze, le ferite e le scelte delle madri diventano, in modo più o meno esplicito, parte della vita delle figlie. Il passato continua a dialogare con il presente influenzando il modo in cui costruiamo la nostra identità.

Il romanzo procede attraverso ciò che viene raccontato apertamente, ma anche attraverso ciò che rimane non detto. Nei silenzi si nascondono tensioni e incomprensioni, segreti rimasti sopiti per anni. In questo intreccio di memorie e omissioni, il nucleo emotivo della storia è rappresentato da Adè. Come molte adolescenti, è alla ricerca di una bussola per orientarsi nel mondo. Ricostruire la trama della sua storia familiare diventa per lei un passaggio necessario per dare un senso alla propria esistenza.

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Frammenti di memoria

Uno degli elementi più interessanti del romanzo è lo stile corale scelto dall’autrice. La narrazione si sviluppa attraverso voci diverse che si alternano: pensieri, lettere, dialoghi, ricordi. Questo dispositivo narrativo permette al lettore di entrare nei punti di vista delle protagoniste, comprendendo le loro emozioni e le loro contraddizioni. Si percepisce la rabbia di Angela nei confronti della madre, il legame profondo di Marilù con il passato e la tensione emotiva che attraversa il rapporto tra Angela, Marilù e Adè.

La scrittura di Concita De Gregorio è essenziale e delicata. Attraverso frammenti di memoria e riflessioni intime riesce a trasformare una storia familiare in una riflessione universale sui legami tra madri e figlie.

Una storia in cui riconoscersi

Il romanzo riesce a toccare corde profonde e racconta dinamiche che appartengono a molte famiglie. Le storie narrate sembrano spesso riflettere parti della nostra esperienza. Di madre in figlia (acquista) è, in fondo, un racconto sull’eredità invisibile che le generazioni si trasmettono. Non solo storie e ricordi, ma anche fragilità, domande e possibilità di cambiamento.

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Valentina Nuscis

Ho 25 anni, sono nata in un piccolo paesino della provincia di Sondrio, Chiavenna, e sono psicologa specializzata in psicologia per il lavoro e le organizzazioni. Instancabile lettrice, entro così tanto in empatia con i personaggi da non sapere più dove finiscano loro e cominci io. Credo fermamente che solo leggendo si possano vivere mille vite diverse.

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