Heathcliff e Edgar, il selvaggio e il buon borghese

«Cime tempestose» di Emily Brontë

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«Cime tempestose» di Emily Brontë

Celebre e gotico romanzo, l’unico scritto da Emily Brontë, Cime tempestose colpisce il lettore di ogni epoca per il forte connubio di amore e morte che permea ogni singola pagina. La storia, narrata attraverso un sapiente uso di flashback, racconta la passionale e borderline passione tra la viziata Catherine Earnshaw e il selvaggio e tenebroso Heathcliff, un trovatello le cui origini sono ignote. I due crescono nella dimora della famiglia Earnshaw, Cime tempestose, ribelli e insofferenti alle leggi degli adulti, fino a quando l’idillio non viene spezzato dall’entrata in scena di Edgar Linton, che abita a Thrushcross Grange. Catherine, consapevole della bassa estrazione sociale di Heathcliff, decide di sposare per convenienza il giovane Linton. Da questa scelta si dipana una vicenda dalle tinte fosche, popolata da apparizioni spettrali, depravazione e progetti di vendetta.

Cime tempestose, a una prima lettura, non è che una storia d’amore che sorprende per l’intensa passionalità che agita i personaggi ma, se si penetra a fondo nel romanzo, si potrebbe arricchire la storia di un ulteriore, e più profondo, significato.

Un triangolo amoroso tra le pagine di «Cime tempestose»

La giovane autrice sottolinea in più di un’occasione l’esistenza di un triangolo amoroso che lega tre personaggi: Catherine, Heathcliff e Edgar. Si pensi, come primo esempio, la scena del seppellimento di Catherine, che muore dopo un violento attacco di nervi e dopo aver dato alla luce la figlia di Linton.

[…] se non fosse stato per il disordine dei drappeggi intorno al viso di Catherine e se non avessi notato sul pavimento una ciocca di capelli biondi, fermati da un filo d’argento; un più attento esame mi fece capire che erano stati tolti da un medaglione appeso al collo di Catherine. Heathcliff lo aveva aperto per toglierne il contenuto e sostituirlo con una ciocca dei propri capelli neri. Intrecciai le due ciocche e le chiusi insieme al medaglione.

Secondo una consuetudine dell’epoca, accanto alla salma veniva deposta una ciocca di capelli; nel caso di Catherine nella tomba vengono conservati i capelli biondi di Edgar intrecciati a quelli neri di Heathcliff.

Un altro esempio viene offerto nelle righe finali, quando il signor Lockwood, a cui viene raccontata la storia dalla governante Nelly Dean, si reca ad omaggiare le tombe dei tre amanti.

Cercai e ben presto trovai le tre lapidi sul pendio verso la brughiera… quella centrale grigia e quasi del tutto rivestita dall’erica, quella di Edgar Linton che l’erba e il musco si limitavano a circondare e quella di Heathcliff, ancora nuda.

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L’allegoria di un’anima divisa

Insomma, Emily Brontë insiste affinché nei lettori sia sempre viva l’immagine di questo triangolo amoroso che risulta, di conseguenza, essere il centro della storia e vero motore della narrazione. Se si leggesse tale ménage à trois come l’allegoria di un’anima, rappresentata da Catherine, divisa tra l’età selvaggia della giovinezza (Heathcliff) e l’età più posata degli adulti (Edgar)? E se la loro tormentata storia non fosse altro che la metafora di un dissidio incolmabile tra i due stadi della vita? È la stessa Catherine, ad esempio, ad ammettere: «Nelly, io sono Heathcliff […]».

Di Heathcliff non si conosce nulla; la governante pensa addirittura che sia o un demone o un vampiro. Della sua personalità colpisce la sua estrema passionalità; Heatchliff è, al pari di un eroe romantico, del tutto dominato dalle proprie emozioni: il suo odio, la sua sete di vendetta, la sua disperazione ed il suo amore lo tormentano fino a condurlo alla morte. Un carattere primitivo e incontrollato che si realizza anche nel suo aspetto fisico: «Non fu facile scovare Heathcliff. Se prima dell’assenza di Catherine era sempre stato sciatto e trasandato, adesso sembrava esserlo diventato dieci volte di più».

Il giovane trovatello non è altro che lo spirito selvaggio dell’età dell’adolescenza caratterizzato, come accennato anche dal nostrano Leopardi, dal vivere in modo totalizzante i propri sentimenti. Anche il suo carattere rabbioso e violento – in più di un’occasione manifesterà una straordinaria forza bruta – è tipico dell’età dei giovani. Con lui Catherine combina solo malefatte, disobbedisce agli ordini, scorrazza per la brughiera dello Yorkshire: tutto parla della vitalità primigenia dell’adolescenza, momento nel quale si vive tutto in maniera estrema.

Con il passare del tempo, però, Catherine cresce e incontra Edgar Linton. Quest’ultimo è un buon “borghese”: posato, equilibrato e calmo. In poche parole è l’opposto dell’irrequieto Heatchliff.

«Sì», rispose lei, «ma il signor Linton figurava assai meglio quando si abbandonava all’entusiasmo, quello è il suo aspetto di ogni giorno; in genere gli faceva difetto la vivacità.»

In più di un’occasione è lo stesso rivale in amore a sottolineare la sua debolezza e la sua esasperante abulia:

«Cathy, questo tuo agnello minaccia come un toro!», disse. «E si espone al pericolo di spaccarsi il cranio contro le mie nocche. Per Dio, signor Linton, sono enormemente dispiaciuto che lei non sia degno di essere messo fuori combattimento!»

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L’impossibile conciliazione di adolescenza ed età adulta

Edgar Linton è il marito di Catherine e padre di sua figlia. Nell’allegoria presentata lui simboleggia l’età adulta, l’età delle responsabilità e della crescita; ma è anche l’età degli affetti maturi che lui dimostra soprattutto nei confronti della figlioletta dopo la morte della madre. Ecco perché Catherine, verso la fine della prima metà del romanzo, viene colpita da una profonda crisi di nervi che la porterà alla tomba: cerca di conciliare le due età, mantenere l’incoscienza giovanile accanto alla posatezza adulta ma questo, purtroppo, è impossibile perché tra le due età esiste una frattura che è impossibile rimarginare.

«Credo che tu mi ritenga un demonio!», esclamò lui con una delle sue lugubri risate, «un essere troppo orribile per poter vivere in una casa onesta!»

In ultima analisi, nella società “borghese” e profondamente bigotta e fanatica dipinta in Cime tempestose (acquista) Heatchliff personifica, come un vampiro, tutte quelle pulsioni oscure che si agitano negli esseri umani e che sono reputate oscene e inaccettabili mentre sono più accolti quei valori onesti e borghesi che si ritrovano in Edgar Linton: due poli opposti, due ciocche, una bionda e l’altra nera, che tormentano il cuore di Catherine.

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Emmanuele Antonio Serio

È nato il 16 settembre del 1995 e vive a Nocera Superiore, in provincia di Salerno. Si iscrive alla facoltà di Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Salerno. Dopo essersi laureato, con una tesi sulla spiritualità presente nelle poesie di Eugenio Montale e di Carlo Betocchi, prosegue i suoi studi e si laurea in Filologia Moderna, questa volta con un progetto che ha per tema la produzione satirica di Niccolò Machiavelli. Da quattro anni insegna Italiano, Storia e Geografia in una scuola media in provincia di Napoli.
Impiega il tempo scrivendo poesie e racconti, custoditi gelosamente in una cartella del computer. Forse un giorno vincerà la sua proverbiale timidezza e ne pubblicherà qualcuno.

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