La collana Fondanti di TerraRossa Edizioni nasce con un obiettivo ben preciso: riproporre opere ormai introvabili di autori che in qualche modo hanno rinnovato il panorama letterario italiano, talvolta senza disdegnare rivisitazioni anche profonde, come nel caso dell’Estate breve di Enrico Macioci, uscito inizialmente per Mondadori con il titolo Breve storia del talento e ripubblicato da TerraRossa dopo dieci anni e, soprattutto, dopo una riscrittura radicale.
Il più recente titolo della collana è Sull’orizzonte degli eventi dello scrittore pugliese Cristò, uscito per la prima volta nel 2011 per i tipi dell’editore Il Grillo e ripubblicato da TerraRossa lo scorso marzo. Un brevissimo romanzo che gioca molto con il Postmodernismo e, più in generale, con la scrittura, e che proprio per questo non poteva andare perduto.
Senza la sua opera, l’autore è ancora tale?
Protagonista di Sull’orizzonte degli eventi è Giovanni Bartolomeo, un anziano scrittore affetto da demenza, alle prese con la lettura di un libro che tutti ritengono un capolavoro, ma che a lui sembra non piacere affatto. Non è, però, un romanzo qualsiasi, ma proprio quello che lo ha consacrato nel panorama editoriale. A causa della malattia, l’autore non riconosce più la sua stessa opera – e addirittura arriva a disprezzarla.
A voler fare un parallelismo con un’altra forma d’arte, la musica, il pensiero corre a Volevo capire, tra le canzoni dell’ultimo album della rapper e cantautrice Madame, che si apre con la frase: «Ti chiedi mai chi sei senza quello che fai?». Una frase che si presta a particolari spunti di riflessione se la colleghiamo a un personaggio come Giovanni. Senza memoria di quello che ha vissuto e soprattutto di quello che ha scritto, è ancora la stessa persona? Fino a che punto ciò che facciamo arriva a definire le persone che siamo, ai nostri occhi ma anche a quelli altrui?
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Un romanzo di formazione atipico
Oltre a Giovanni, Cristò mette in scena altri due personaggi: sua figlia Caterina e il suo agente letterario Davide. Nei suoi tratti stilistici distintivi – pochi personaggi chiusi in un unico ambiente che a tratti si fa claustrofobico, i dialoghi brevi e serrati – si potrebbe affermare che il romanzo sembra in qualche modo una pièce teatrale. O forse, per citare proprio un’osservazione che fa a un certo punto Caterina, è tutto semplicemente «molto letterario»:
Davide rimane in silenzio.
Caterina fa un altro tiro alla sigaretta.
Questa malattia ti farà perdere un sacco di soldi – dice.
Lui alza le spalle.
Anche io ho la mia età, – dice – non m’importa dei soldi come m’importava prima. Ne ho a sufficienza per campare altri vent’anni e non ho nessuno a cui lasciarli.
Caterina brucia ancora qualche buccia nel posacenere.
Siamo tre persone sole in una casa. – dice – È molto letterario, non credi?
Non è, però, la sola peculiarità di Sull’orizzonte degli eventi. Si tratta infatti di uno strano romanzo di formazione: il protagonista del libro che Giovanni sta leggendo – che, intuiamo, ha una forte componente autobiografica – è un bambino, poi adolescente, alle prese con la progressiva scoperta di sé stesso come individuo ma anche, e soprattutto, come futuro scrittore. Come in un gioco di specchi, c’è un continuo scambio tra il protagonista di questo “romanzo nel romanzo” di formazione e il suo alter ego anziano e malato.
Tra Postmodernismo, metanarrazione e pensiero magico
Come anticipato, Sull’orizzonte degli eventi gioca molto con il Postmodernismo; soprattutto sul finale, in cui il romanzo sembra riavvitarsi perfettamente su sé stesso, il pensiero non può che correre a Julio Cortázar e al suo celebre racconto Continuità dei parchi. Non è, però, l’unico modo in cui Cristò strizza l’occhio a questa corrente letteraria sviluppatasi nel secondo dopoguerra. Il nome del protagonista – Giovanni Bartolomeo – è infatti un omaggio a John Barth (1930-2024), tra i padri del Postmodernismo statunitense.
Un altro elemento che contraddistingue il romanzo è il ricorso alla metanarrazione, poiché i lettori leggono un romanzo in cui, come in un meccanismo di scatole cinesi, ne è contenuto un altro. A un certo punto, però, la situazione sembra ribaltarsi. E se i rapporti tra “libro contenuto” e “libro contenitore” fossero invertiti, e anche noi ci ritrovassimo parte, in realtà, di questa finzione letteraria?
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C’è, infine, una componente di magia – o meglio, di pensiero magico – che si snoda tra le pagine. Davide è convinto che il libro di Giovanni possa compiere un incantesimo: se il suo autore riuscirà a leggerlo tutto, senza interruzioni che gli facciano perdere il segno e lo costringano a ricominciare daccapo, la memoria gli tornerà, e lui si renderà conto di essere di fronte a uno splendido romanzo, frutto della propria penna. Di fronte a questa teoria, Caterina è scettica, ma pian piano una parte di lei inizia a crederci: se la medicina le ha detto che la memoria di suo padre non tornerà più, perché non sperare nella magia? Con questo espediente letterario, inoltre, Cristò riesce a raccontare la sofferenza di chi convive con la malattia di una persona amata senza mai scivolare nel pietismo.
«Sull’orizzonte degli eventi»: la scrittura è un gioco
Con Sull’orizzonte degli eventi (acquista), Cristò sembra ricordarci che, al di là della retorica sull’urgenza o sulla necessarietà di un libro, la letteratura può e deve essere in primo luogo fonte di divertimento per chi la scrive. Malgrado la tragicità di fondo che pervade il romanzo, non si ha mai la sensazione di leggere una storia pesante. Resta invece la netta impressione che il suo autore si sia molto divertito a lavorare a questo romanzo, come dimostra anche la postfazione aggiunta a questa nuova edizione, che vede Cristò alle prese con un esilarante dialogo con l’intelligenza artificiale sui temi del romanzo.
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