Quando ti fidanzi con la più bella della classe il fatto che sia fuori di testa non ti interessa tanto. Anzi, sembra avere il potere di trasformare un ragazzo tranquillo come te in un pirata. Poi i mesi passano e litigate sempre di più, d’altronde tu non sei un pirata. Anche durante le vostre discussioni siete così diversi: la tua lingua somiglia ai muscoli di un bradipo, si muove lentamente e solo se non può farne a meno; la sua, invece, vibra come le ali di un colibrì, a una velocità invisibile all’occhio umano. Però lei non si lamenta mai di te, sei tu che continui a farlo, inutilmente. Non puoi tenere ciò che ti piace di me e buttare via il resto, ti grida in faccia l’ennesima volta, le persone sono come sono.
La sera dopo viene comunque sotto casa tua per fare pace e ti porta anche una fetta di torta del compleanno di suo padre. L’ho fatta io, dice tutta contenta. Ne assaggio solo un pezzo, dici, hai appena finito di mangiare e sei strapieno, le fragole poi non ti fanno impazzire, e lei lo sa; ma scopri che è veramente buona e la finisci tutta. Ti chiede se ti è piaciuta. Dici di sì. Quanto piaciuta, domanda ancora. Dici molto. Molto quanto, insiste. Ma hai preso un’altra volta un acido, le chiedi, già pronto a discutere per l’ennesima volta. Invece lei ti sorride. Visto che puoi goderti le cose senza che siano esattamente come vorresti, dice, poi ti dà un bacio sulla guancia, sale sul motorino e se ne va.
Aspetti che ritorni ma non ritorna. Dopo qualche minuto ti arriva un messaggio: “Ricetta della torta: 50 gr farina, 250 panna fresca liquida, 3 uova, 10 fragole, 150 g zucchero, 1 bustina lievito in polvere per dolci, zucchero a velo, burro e cacca del mio criceto”.
Racconto di Daniele Israelachvili
Illustrazione di Marialuce Giardini
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