È il 3223 e scorre un fiume che bagna ogni punto del mondo, e c’è una piccola zattera di legno che gira e gira e molti dicono che non si ferma mai e un’altra cosa che si dice è che chi sale sulla zattera riesce a ritrovare i ricordi perduti, a recuperare i pezzi che ognuno cerca nel proprio vento, ma nessuno è mai tornato.
È da tanto che aspetto che passi da qui, adesso, nel 3223, sulla riva del fiume, ricordo soltanto che quattrocentoquarantamila giorni fa uccidevo mia madre venendo alla luce,
quattrocentomila giorni fa raccoglievo un fiore nel deserto e la incontravo per la prima volta,
trecentomila giorni fa pensavo che l’amore assomigliasse a un’immersione,
duecentocinquantamila giorni fa eravamo nel punto più a sud del mondo e ridevamo avvolti nelle onde o qualunque cosa fosse a unirci attraverso una sabbia mista a neve e laghi ghiacciati e strade solitarie e treni che finivano nell’oceano,
duecentomila giorni fa l’ho sognata, e nel sogno mi ha sorriso e ci siamo incamminati lungo una strada che cambiava insieme a noi,
centocinquantamila giorni fa abitavamo in una piccola casa della periferia di Parigi e non riuscivamo a trovare il nostro posto lì dentro,
centotrentamila giorni fa mi ha detto di andarmene e io non sono più tornato,
centomila giorni fa davo fuoco a una foresta,
settantamila giorni fa scavavo un buco nella sabbia bagnata da un mare che non riconoscevo e ci sussurravo dentro un segreto per poi richiudere il buco e nasconderlo così per l’eternità.
E mi manca tutto il resto, e forse quello che ricordo non mi basta, non ricordo il segreto che ho sotterrato nel mare, non lo ricordo, e vorrei tanto ricordarlo. E nel vento non riesco a trovare nient’altro.
Racconto di Federico Metri
Illustrazione di Emanuele Alvod
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