Tra memoria e trauma, un thriller che esplora l’identità

«Il dolore dell'oca» di Giuliana Salvi

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«Il dolore dell'oca» di Giuliana Salvi

Dopo il successo di Clementina, il romanzo d’esordio che nel 2025 ha conquistato pubblico e critica raccontando una storia di emancipazione femminile, Giuliana Salvi cambia completamente registro. Con Il dolore dell’oca, pubblicato da Einaudi il 12 maggio scorso, l’autrice romana si confronta con il thriller psicologico, senza però rinunciare a quella capacità di indagare l’interiorità dei suoi personaggi che aveva già caratterizzato il suo precedente lavoro. Il risultato è un romanzo che cattura il lettore fin dalle prime pagine grazie a un mistero destinato a diventare sempre più inquietante, conducendolo verso un finale sorprendente che ribalta prospettive e convinzioni.

Ma ridurre Il dolore dell’oca a un semplice thriller sarebbe limitante. Salvi costruisce infatti un’opera che è soprattutto un viaggio nella memoria, nell’identità e nella conoscenza di sé, un’esplorazione della psiche umana e delle sue contraddizioni, di quelle parti che scegliamo di mostrare al mondo e di quelle che invece restano sepolte sotto il peso del dolore e dei ricordi. La suspense diventa così lo strumento attraverso cui affrontare temi universali come il trauma, la perdita e la ricerca della verità.

«Il dolore dell’oca»: la trama

La protagonista del romanzo è Nikita, una giovane poliziotta che conduce una vita solitaria nella villa sul litorale romano lasciatale in eredità dalla nonna. Le sue giornate scorrono sempre uguali, divise tra un lavoro d’ufficio in commissariato e il ritorno in una casa in cui l’unica presenza costante è quella della gatta Susanna. I rapporti umani sono ridotti al minimo: un ex fidanzato con cui mantiene un legame ormai privo di significato, una madre, Ada, con cui il rapporto è complesso e spesso conflittuale, e il ricordo di un padre scomparso che continua a esercitare un’influenza silenziosa sulla sua esistenza.

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L’equilibrio precario di Nikita viene spezzato quando, durante il tragitto verso il lavoro, nota una ragazza seduta sul parapetto di un cavalcavia. Si chiama Fresia. Nikita cerca disperatamente di convincerla a non compiere un gesto irreparabile e, per qualche istante, sembra persino riuscirci. Poi la ragazza le confessa di sentire delle voci e, pochi secondi dopo, si lascia cadere nel vuoto. Prima di morire, però, sussurra qualcosa. Nikita è convinta di aver sentito quelle parole, ma non riesce più a ricordarle. Proprio questa lacuna diventa il punto di partenza della sua ossessione.

Da quel momento la poliziotta decide di ricostruire la vita di Fresia, per cercare di capire cosa sia successo. Inizia così un’indagine personale che la porta a conoscere la famiglia della ragazza, entrando in contatto con la nonna, con lo zio e soprattutto con la sorella Erica, un personaggio enigmatico che sembra custodire segreti destinati a cambiare completamente il significato della vicenda. Nel frattempo, entrano in scena anche Giulio Drago, ex collega e amico del padre di Nikita, e la stessa Ada, la cui presenza riapre vecchie ferite mai realmente rimarginate e che sembrano avere una relazione. Più Nikita cerca di comprendere le ragioni del suicidio di Fresia, più si rende conto che quell’indagine non riguarda soltanto la ragazza morta, ma anche il proprio passato. La ricerca della verità si trasforma progressivamente in un viaggio dentro sé stessa, dove ogni risposta genera nuove domande e ogni ricordo sembra incrinare le certezze costruite negli anni.

Il trauma come motore della narrazione 

Il vero protagonista del romanzo non è il mistero, ma il trauma. Giuliana Salvi costruisce una storia in cui il dolore non rappresenta soltanto una conseguenza degli eventi, bensì una forza capace di plasmare la personalità, influenzare i ricordi e determinare il modo in cui ciascun personaggio guarda il mondo. Il suicidio di Fresia è soltanto la scintilla iniziale: sotto la superficie si nascondono traumi familiari, lutti irrisolti, sensi di colpa e silenzi che hanno attraversato intere esistenze. 

Nikita è una donna profondamente segnata dal proprio passato. Il rapporto difficile con Ada, il vuoto lasciato dalla morte del padre e il peso di ricordi che sembrano continuamente sfuggirle fanno emergere una fragilità che l’autrice racconta senza mai cadere nella retorica. L’indagine diventa così un modo per dare un senso non solo alla morte di Fresia, ma anche alla propria storia personale. In questo senso, Il dolore dell’oca riflette su quanto il passato continui a vivere nel presente e su come il trauma possa modificare il modo stesso in cui ricordiamo gli eventi. Salvi suggerisce che la memoria non è mai neutrale: seleziona, rimuove, protegge e, a volte, inganna.

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La distorsione della realtà e il viaggio nella psiche umana

Uno degli aspetti principali del romanzo è il continuo gioco tra realtà e percezione. Il lettore segue gli eventi esclusivamente attraverso lo sguardo di Nikita e, proprio come lei, è costretto a dubitare continuamente di ciò che vede e ricorda. I ricordi si fanno frammentari, le intuizioni sembrano contraddirsi e la verità assume contorni sempre più sfuggenti. Il thriller psicologico costruito da Giuliana Salvi non punta soltanto a scoprire cosa sia realmente accaduto, ma mette continuamente in discussione il concetto stesso di verità.

L’autrice compie così un autentico viaggio nella psiche umana e nelle sue infinite sfaccettature, esplorando quelle parti di noi che scegliamo di mostrare agli altri e quelle che invece preferiamo nascondere, perfino a noi stessi. La memoria, il senso di colpa, la paura e il desiderio di proteggersi diventano elementi capaci di deformare la percezione della realtà. È proprio in questa dimensione che Il dolore dell’oca supera i confini del thriller tradizionale per trasformarsi in un romanzo di esplorazione del sé, della memoria e della conoscenza. Ogni personaggio appare infatti costruito su più livelli, mai completamente decifrabile, contribuendo a creare un’atmosfera di costante inquietudine che accompagna il lettore fino all’ultima pagina.

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La solitudine di Nikita

Se il mistero rappresenta il motore della narrazione, è la solitudine di Nikita a costituirne il cuore emotivo. La protagonista vive circondata da persone, ma incapace di instaurare rapporti autentici. La casa della nonna, affacciata sul mare, diventa quasi il riflesso del suo mondo interiore: uno spazio pieno di ricordi, ma vuoto di presenze. L’unica compagnia costante è Susanna, la gatta che sembra comprendere silenziosamente ogni suo stato d’animo.

Nikita affronta il dolore costruendo una corazza fatta di sarcasmo, distacco e ostinazione, ma proprio questa apparente durezza rende ancora più evidente la sua vulnerabilità. L’ossessione per Fresia nasce dal bisogno di dare una spiegazione a un gesto inspiegabile, ma anche dal desiderio di colmare il vuoto lasciato dalla propria storia familiare. Più l’indagine procede, più appare evidente che la protagonista sta cercando di salvare sé stessa prima ancora di comprendere la morte della giovane.

Giuliana Salvi consegna così ai lettori una protagonista imperfetta, fragile e profondamente umana, lontana dagli stereotipi dell’investigatore infallibile. Ed è proprio questa complessità a rendere Il dolore dell’oca (acquista) un romanzo capace di andare oltre le regole del genere: un thriller psicologico che parla soprattutto di identità, memoria e dolore, lasciando il lettore con la sensazione che le verità più difficili da affrontare non siano quelle nascoste negli altri, ma quelle che custodiamo dentro noi stessi.

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Elisa Capitani

Classe 1996, lettrice appassionata, amante della letteratura e della scrittura in tutte le sue forme. Ha studiato Lingue e Letterature Straniere a Milano e ha proseguito il suo percorso accademico con una magistrale in Letterature Comparate a Bologna. Ha vissuto a Parigi per quasi tre anni, esperienza che le ha permesso di ampliare i suoi orizzonti culturali e linguistici. Sempre alla ricerca di nuove storie da raccontare, sogna di viaggiare, imparare nuove lingue e arricchire il suo universo letterario.

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