I biscotti di Hillary

«Contro il matrimonio» di Laura Gramuglia

13 minuti di lettura
copertina Contro il matrimonio

Interpellando i motori di ricerca, scoprirete che Contro il matrimonio è prima di tutto un saggio di Seneca, che reca il sottotitolo Perché all’uomo saggio non conviene prender moglie. Di battute e adagi su quanto il matrimonio sia sconveniente per gli uomini si potrebbero riempire intere enciclopedie. Secondo la vulgata, il matrimonio ruba all’uomo la libertà, il controllo sulle proprie finanze e, tutto sommato, il sorriso.

Se sono sempre stati gli uomini a mettersi vicendevolmente in guardia da questo pericolo, da anni anche le donne raccontano gli svantaggi di questa istituzione. Spesso lo hanno fatto dati alla mano, oppure scendendo in strada, o rifiutandosi di svolgere quelli che sono ritenuti i loro compiti naturali. Con il suo Contro il matrimonio, Laura Gramuglia si inserisce con una voce ironica e tagliente all’interno di un coro crescente ed eterogeneo di donne che sono convinte che il matrimonio non sia la risposta ad ogni domanda esistenziale.

Dopo numerose pubblicazioni dedicate alle storie d’amore delle rockstar, la conduttrice radiofonica si confronta con il matrimonio come istituzione a partire da una foltissima serie di letture e di aneddoti personali e non.

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Anche se il saggio si propone, a partire dal sottotitolo, come una guida sentimentale, è chiaro che il testo è, soprattutto, guidato a sua volta. Alle sue spalle brillano, infatti, le stelle della musica e della cultura pop che hanno contribuito a formare la visione di Gramuglia. I loro esempi – una costellazione di cantanti, scrittrici, personaggi – diventano una guida, in primis, per l’autrice di Contro il matrimonio.

Poi scoprii che in altre epoche e latitudini c’era chi aveva già passato quello che stavo passando io e non solo aveva avuto a che fare con battaglie che facevano impallidire le mie, ma mi aveva lasciato un’eredità, linee guida essenziali per orientarsi, i primi no e istruzioni per l’uso. Spettava a me prendere ciò che mi serviva, spettava soltanto a me liberarmi di dogmi e costrizioni, un peso sulla bocca dello stomaco mi faceva sentire diversa e fuori posto.

L’autrice scopre di non essere l’unica ad essere affascinata dalle storie delle coppie celebri che si sono amate per poi separarsi, più o meno rumorosamente, più o meno a favore di camera. Laura Gramuglia si confessa e lo fa senza imbarazzo: «Sono stata una fan di Old Loves per anni». Old Loves è un blog di Tumblr, che da decenni ormai pubblica foto di famose coppie scoppiate. L’ultimo post del blog, che ritrae Marilyn Manson e Dita Von Teese al Met Gala del 2005, risale alla fine del 2018. Tuttavia Hattie, l’autrice di Old Loves, ha continuato a postare su Instagram almeno fino a metà del 2020. L’ossessione per le storie d’amore degli altri, insomma, continua. Le donne, in particolare, sembrano non riuscire a fare a meno di questo specifico e innocuo passatempo.

Non serve fare un grande sforzo di immaginazione per capire perché. Sono le storie che vediamo sul piccolo e sul grande schermo, reali o meno, a insegnarci che cosa dovremmo desiderare a nostra volta. Laura Gramuglia pone, tra le sue righe, una domanda: ha davvero senso continuare così? Per quanto ancora continueremo a contorcerci in questa posizione scomoda che si chiama matrimonio, ripetendoci tra i denti che è giusto desiderarlo, che è normale e necessario desiderarlo come coronamento della nostra esistenza?

I biscotti di Hillary Clinton

La verità, racconta Gramuglia, sui passi che altre hanno percorso prima di lei, è che il matrimonio è spesso deleterio per uno dei due termini della coppia e, di solito, ad essere penalizzata è lei. Persino Hillary Clinton, scrive l’autrice, ha dovuto impegnarsi in quella che sarebbe poi diventata la First Lady Bake Off. Nel 1992 i biscotti di Hillary avevano vinto contro quelli di Barbara Bush, dando inizio alla tradizione culinaria che ha visto fino al 2018 le potenziali First Lady sfidarsi a suon di ricette. Tutto era iniziato perché Hillary aveva dichiarato di preferire il suo lavoro alla cucina, la sua carriera ai fornelli. La First Lady Bake Off serviva, in qualche misura, a rimetterla al suo posto. A salvare, come scrive Gramuglia, «toga e dolciumi».

Sono sempre più numerose le testimonianze delle scrittrici che raccontano la loro maternità. Sheila Heti, citata e amata da Gramuglia, si è inserita con il suo Maternità all’interno di quello che sta diventando un nuovo canone letterario. Sembra strano che quello che racconta la maternità dal punto di vista materno sia un genere relativamente nuovo, eppure è così. Sheila Heti, Rachel Cusk, Maggie Nelson, Jazmina Barrera: inizia a farsi sempre più presente il desiderio di voler parlare di genitorialità prescindendo dalle categorie e dai luoghi comuni che sono stati forniti da millenni di testimonianze maschili.

La moglie oscura

Laura Gramuglia riporta l’esperienza di Patti Scialfa, che racconta i pianti e le richieste dei figli che interrompono la sua arte – pianti e richieste che, chissà come mai, non interrompono il lavoro del padre degli stessi bambini, che si chiama Bruce Springsteen e che conta, tra i suoi diritti, quello di potersi dedicare anima e corpo al proprio lavoro. Gli artisti possono permettersi di essere nomadi anche se a casa c’è un figlio ad aspettare, senza che la loro reputazione venga per questo intaccata. Per le artiste – ma l’artista è solo l’esemplificazione brillante della donna più ordinaria – le cose vanno un po’ diversamente.

È difficile, leggendo queste testimonianze, non pensare a Leda, la protagonista del romanzo La figlia oscura di Elena Ferrante, e a Olivia Colman che, nell’omonimo film diretto da Maggie Gyllenhaal, si aggira sullo schermo in preda ai sensi di colpa. Leda è stata una cattiva moglie, una pessima madre. Nella sua vita, ha deciso che si sarebbe stato più spazio per le sue traduzioni, per il suo lavoro, per i suoi libri. La sua scelta, gli sguardi delusi delle sue figlie, il passato in cui ha tentato, senza successo, di conciliare due parti di sé (la donna e la madre) non la lasciano riposare.

Sono scene simili a quelle che racconta la poetessa e filosofa Adrienne Rich nella sua raccolta di saggi Nato di donna. Anche Rich ricorda la sensazione di scissione tra la sua arte e le esigenze dei figli, che sembravano lasciare relativamente indisturbato il marito.

Mamma, l’uomo ricco sono io

Sembra che le contraddizioni proprie dell’istituzione matrimoniale si acuiscano, che diventino più ovvie quando la coppia è una coppia di artisti. Ce ne sono a bizzeffe, e Gramuglia dimostra di conoscerli come se facessero parte della sua vita e, in un certo senso, è così. Patti e Fred Smith, Bjork e Matthew Barney, Kurt Cobain e Courtney Love, Sinéad O’Connor e Peter Gabriel, Kim Gordon e Thurston Moore.

Gramuglia non generalizza: non è che tutte queste coppie siano state la rovina dei rispettivi membri, che ogni moglie si sia sacrificata in toto per il marito, che questi non siano stati, almeno per un po’, matrimoni felici. Eppure, è vero che sono pochi i casi in cui lei riesce a costruirsi una narrativa personale e luminosa, una stanza (di registrazione) che sia effettivamente tutta per sé.

E allora, cosa resta? Possibile che anche la zitella, che nei cartoni animati e nelle favole ha la gobba e i vestiti cosparsi di peli di gatto, sia felice? Laura Gramuglia ha un compagno, ma non esiterebbe prima di rispondere se le ponessero questa domanda. Il responso, senz’altro, è affermativo. Quello che ci vuole, però, è riuscire a mostrare quanto ci sia nell’esistenza della donna oltre al matrimonio e, in generale, oltre alle relazioni romantiche, cosa che non sembra necessaria per l’uomo. Uno dei primi passi, e in questo l’autrice è felicemente supportata dal successo di romanzi e serie come L’amica geniale e Fleabag, sarà quello di restituire valore alle amicizie femminili.

Quello che è stato, quello che verrà

Quale senso possiamo continuare ad attribuire al matrimonio quando smettiamo di considerarlo una tappa obbligatoria e universalmente desiderabile nella vita di ogni donna? Cosa ci hanno insegnato quelle che sono venute prima di noi? E come distinguere un matrimonio che permette la crescita dei suoi protagonisti da uno che li soffoca, impedendo loro di brillare di luce propria?

Contro il matrimonio (acquista) è denso di nomi, di aneddoti, di fotografie. Anche se il punto di partenza è l’esperienza individuale di Laura Gramuglia, l’autrice non si illude di poter fare tutto da sola. Non sono solo le rockstar a lei così familiari a popolare il suo saggio: a fianco a Bjork, a Mia Farrow, a Greta Gerwig, non si dimentica di lasciar parlare anche Angela Balzano, Gloria Steinem, Mary Wollstonecraft. Così, il testo diventa una sorta di coro da cui si alzano, insieme alla voce di Gramuglia, anche quelle delle sue amiche, delle sue scrittrici, delle sue cantanti, di tutte quelle che hanno aperto un orizzonte che prima sembrava precluso.

Mi riferisco a quelle donne che non aspettano che la loro vita cominci dopo un fatidico sguardo che le fulminerà, ma stanno già vivendo la propria storia d’amore con se stesse in un numero incredibile di variazioni. E forse sarà proprio questa relazione la più intensa che mai avranno o soltanto quella che le rimetterà in piedi dopo una brutta caduta. Possiedi la tua storia, crea la tua narrativa, non è forse questo che continuano a ripeterci con piglio coriaceo?

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Maia Tomasella

Classe 1999, laureata in Scienze Filosofiche, provo a conciliare il mio amore per la filosofia con quello per la letteratura. Sottolineo i libri con la penna e parlo troppo, di solito con i gatti.

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