Manga Stories (Einaudi, 2025) è più di un fumetto: è una commistione funzionale e immaginifica tra illustrazioni e letteratura. I quattro racconti di Murakami a cui si ispira prendono vita grazie a immagini particolari e suggestive, che donano ai lettori un’opportunità unica di ammirare visivamente le parole dell’autore giapponese.
L’adattamento è di Jean-Christophe Deveney, mentre le illustrazioni sono di PMGL (Pierre-Marie Grille-Liou).
Tra Donnie Darko e il realismo magico
Già dal primo racconto illustrato, è quasi possibile vivere in maniera originale una sorta di avventura alla Donnie Darko. Le atmosfere fantasy e fantascientifiche si collegano, come spesso in Murakami, non tanto all’immaginazione quanto a un mix tra realismo e surrealismo. Il genere dell’autore giapponese è stato infatti spesso chiamato “realismo magico”, in quanto le sue opere sono caratterizzate da solitudini silenziose, realtà paradossali e improvvise epifanie surreali.
L’adattamento di Jean-Christophe Deveney non si limita a illustrare i racconti, ma ne intercetta quasi le immagini chiave. Il primo racconto, Ranocchio salva Tokyo, suggerisce subito un richiamo a Donnie Darko sia per le illustrazioni sia per il senso di catastrofe latente che attraversa anche altri lavori di Murakami, come After Dark o 1Q84. Il manga si presta benissimo a rendere visivamente quella sensazione quasi di assurdo che costella le narrazioni dell’autore, senza mai stancare l’occhio, ma facendolo rilassare.
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L’assenza come presenza costante
Sia le immagini sia i racconti suggeriscono, poi, una sorta di analisi intimistica dei personaggi, che già in romanzi come Norwegian Wood, forse il più famoso di Murakami, i lettori hanno imparato a conoscere. Altro topos dell’autore che vediamo (letteralmente) è il tema dell’assenza. Molte volte nelle narrazioni di Murakami la persona amata esiste solo come possibilità, sovente addirittura remota, oppure ancora come ricordo se non quasi come una “proiezione” della mente del protagonista.
Non è facile in un manga disegnare l’assenza: più semplice è illustrare la pienezza, la completezza. Questa sensazione di mancanza viene qui resa, invece, attraverso spazi vuoti oppure con il bianco e nero. Quantunque Birthday Girl sia invece forse un racconto troppo breve, è forse invece il più simbolico, che ricorda la dimensione onirica di Kafka sulla spiaggia. Ricorda poi la passione che ha Murakami per l’irrisolto, l’apertura, la mancanza.
Il settimo uomo tocca poi una delle corde più cupe di Murakami: il senso di colpa. Una delle emozioni negative, insieme alla paura, che forse più di tutte è stata approfondita nel suo corpus. Il punto non è mai scavare in maniera iperrealistica su quanto accade attorno ai personaggi, bensì concentrarsi sul dentro, sul mutamento interiore che quanto avviene opera in loro. Non cosa succede fuori, ma cosa succede nella mente, al punto che anche la realtà inizia a somigliarle: è smarrita e confusa come lei.
Ecco cos’è la paura: prende forme diverse, fino a sommergerci.
Ecco perché Manga Stories (acquista) funziona: è un compendio fatto di parole e immagini che riunisce i temi cari all’autore. Probabilmente è più una chicca per i già appassionati, ma per chi già amasse i manga può essere una mappa essenziale per dialogare con la produzione dell’autore in una veste nuova.
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